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PREGHIERA

1. La dignità perduta   1

Antonio Merico, Vangelo e Vita, Elledici, Leumann 2004

Molto spesso, Signore Gesù, ti vorremmo
intransigente con gli altri

e con noi comprensivo e misericordioso.

Il giudizio duro e la condanna inappellabile

trovano spazio nel nostro cuore.

Non riusciamo a guardare gli altri

con i tuoi occhi e il tuo cuore.

Ricordaci il tuo amore per noi, Signore,
per donarlo agli altri.

Fa' entrare la salvezza
nella casa del nostro cuore,

come è entrata in quello di Zaccheo.

La conversione non è il pentimento dei peccati,
è un cambiamento di vita,
un volgersi al bene, come Zaccheo.

Tu che leggi nel profondo
posa il tuo sguardo su di noi

e donaci la salvezza.

Ridonaci, Signore, la dignità perduta.

conversionecambiamentointransigenzamisericordiagiudizionon giudicarecondannare Zaccheo

Valutazione: 4.7/5 (3 voti)

inviato da Qumran2, inserito il 20/09/2012

TESTO

2. Non accusare

Isacco di Ninive

Non è adatto alla vita cristiana chi cerca giustizia contro qualcuno;

Cristo non ha insegnato questo.

Porta con amore le pene degli infermi;
piangi sui peccati dell'uomo;
tripudia del pentimento del peccatore.

Non accusare nessuno.

Stendi il tuo mantello sull'uomo che cade e coprilo perché nessuno lo veda.

misericordiaamore fraternocompassionenon giudicaregiudizio

Valutazione: 0 voti

inviato da Qumran2, inserito il 05/08/2012

TESTO

3. Giudizio

San Giovanni Climaco

Fra le vie che conducono al perdono dei peccati la più breve è il non giudicare: "Se non giudicate non sarete giudicati".

Anche se tu vedessi uno commettere peccati in punto di morte, non devi condannarlo, il giudizio di Dio è ignoto agli uomini.

non giudicaregiudizio di Diogiudizio

Valutazione: 0 voti

inviato da Anna Barbi, inserito il 05/08/2012

PREGHIERA

4. La Croce gloriosa   1

Anne Sophie (traduzione dal francese di Maria Colombo Lge), Gv. 3, 17

C'è lo sguardo di chi giudica,
la parola che critica,
c'è l'ambizione di arrivare,
il bisogno di sicurezze...
Ma tu, mio Dio, sei solo Amore!
E questo cambia tutto!
Tu vieni ad ogni istante
a cambiare il mondo:
insegnaci "i gesti che salvano",
donaci di saperci scambiare
la dolcezza del tuo sguardo,
la pazienza del tuo cuore...
Insegnaci ad entrare
nella pace del silenzio,
nella tenerezza dell'accoglienza.
Amen.

accoglienzaamoredononon giudiziosalvezza

Valutazione: 0 voti

inviato da Maria Colombo, inserito il 08/11/2011

RACCONTO

5. I quattro figli e il giudizio frettoloso

Un uomo aveva quattro figli. Egli desiderava che i suoi figli imparassero a non giudicare le cose in fretta, per questo, invitò ognuno di loro a fare un viaggio, per osservare un albero, che era piantato in un luogo lontano. Il primo figlio andò là in Inverno, il secondo in Primavera, il terzo in Estate, e il quarto, in Autunno. Quando l'ultimo rientrò, li riunì, e chiese loro di descrivere quello che avevano visto.

Il primo figlio disse che l'albero era brutto, torto e piegato.

Il secondo figlio disse invece che l'albero era ricoperto di gemme verdi e promesse di vita.

Il terzo figlio era in disaccordo; disse che era coperto di fiori, che avevano un profumo tanto dolce, ed erano tanto belli da fargli dire che fossero la cosa più bella che avesse mai visto.

L'ultimo figlio era in disaccordo con tutti gli altri; disse che l'albero era carico di frutta, vita e promesse.

L'uomo allora spiegò ai suoi figli che tutte le risposte erano esatte poiché ognuno aveva visto solo una stagione della vita dell'albero. Egli disse che non si può giudicare un albero, o una persona, per una sola stagione, e che la loro essenza, il piacere, l'allegria e l'amore che vengono da quella vita può essere misurato solo alla fine, quando tutte le stagioni sono complete.

Se rinunci all'inverno perderai la promessa della primavera, la ricchezza dell'estate, la bellezza dell'Autunno. Non lasciare che il dolore di una stagione distrugga la gioia di ciò che verrà dopo. Non giudicare la tua vita in una stagione difficile. Persevera attraverso le difficoltà, e sicuramente tempi migliori verranno quando meno te lo aspetti!
Vivi ogni tua stagione con gioia.

frettagiudizionon giudicareperseveranzadifficoltàsperanzafiducia

Valutazione: 4.5/5 (2 voti)

inviato da Qumran2, inserito il 16/10/2011

TESTO

6. Difetti

Iginio Giordani

Gran parte dei difetti dei fratelli sono nella retina del nostro occhio.

giudizionon giudicaresuperbia

Valutazione: 0 voti

inviato da Qumran2, inserito il 03/06/2011

TESTO

7. Quando l'ego domina la nostra vita

Fulton J. Sheen

Quando l'ego domina la nostra vita, noi condanniamo i peccati veniali degli altri e scusiamo i nostri peccati gravi: vediamo il fuscello negli occhi del prossimo e non la trave nei nostri.

peccatoegoismogiudizionon giudicaresuperficialità

Valutazione: 0 voti

inviato da Enrico Avveduto, inserito il 17/06/2009

TESTO

8. Il bene   2

Giovanni XXXIII

Prometto che delle persone che conosco dirò solo il bene.

E se non vi sarà nulla di bene da dire starò zitto.

veritàrispettopettegolezzigiudizionon giudicarebenepositività

Valutazione: 0 voti

inviato da Clerice Capuzzo, inserito il 07/09/2008

TESTO

9. Il cammello e il dromedario

Pino Pellegrino, I valori: pilastri dell'educazione

Una volta un cammello incontrò un dromedario e cominciò a prenderlo in giro: "E' la prima volta che vedo un cammello sbagliato! Invece di avere due gobbe ne ha una sola!".

Il dromedario capì e rispose al cammello sghignazzando ancor più: "Che meraviglia mi tocca vedere: un dromediario con due gobbe!".

L'uomo del deserto loro padrone, presente a queste battute cattive, li interruppe e sentenziò: "Siete sbagliati tutti e due: non nella gobba, ma nel cuore!".

Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati. Perdonate e vi sarà perdonato. (Lc 6,37)

non giudicaredifferenzegiudizio

Valutazione: 0 voti

inviato da Rita Cuofano, inserito il 05/02/2006

RACCONTO

10. I monaci e il secchio   1

Paulo Coelho, I racconti del maktub

Uno dei monaci del monastero di Sceta commise una grave mancanza, e così fu chiamato l'eremita più saggio perché potesse giudicarla. L'eremita si rifiutò, ma i monaci insistettero tanto che lui finì per andare. Prima, però, prese un secchio e lo forò in vari punti. Poi, lo riempì di sabbia e s'incamminò verso il convento. Il superiore, vedendolo entrare, gli domandò che cosa fosse.

"Sono venuto a giudicare il mio prossimo - disse l'eremita -. I miei peccati stanno scorrendo dietro di me, come scorre la sabbia di questo secchio. Ma, siccome non mi guardo alle spalle e non mi rendo conto dei miei stessi peccati, sono stato chiamato a giudicare il mio prossimo!".

I monaci allora rinunciarono alla punizione all'istante.

peccatoperdonomisericordianon giudicaregiudizio

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Luca Peyron, inserito il 01/07/2005

RACCONTO

11. La raccoglitrice di vetri sulla spiaggia

Anthony De Mello

Una famiglia di cinque persone si stava godendo una giornata sulla spiaggia. I bambini facevano il bagno nell'oceano e costruivano castelli di sabbia, quando comparve in lontananza una vecchina. I capelli grigi le volavano con il vento e gli abiti erano sporchi e stracciati. Mormorava qualcosa fra sé e sé e intanto raccoglieva oggetti nella sabbia e li metteva in un sacco.

I genitori chiamarono i bambini vicino a sé e raccomandarono loro di stare lontani dalla vecchietta. Quando passò accanto a loro, curvandosi di tanto in tanto per raccogliere roba, ella sorrise alla famiglia. Ma essi non ricambiarono il suo saluto.

Molte settimane dopo vennero a sapere che la vecchina da sempre si era assunta il compito di raccogliere pezzetti di vetro sulla spiaggia per evitare ai bambini di ferirsi i piedi.

ingratitudinenon giudicaregiudizio

Valutazione: 4.0/5 (1 voto)

inviato da Maria Teresa Zanfini, inserito il 12/08/2003

TESTO

12. Immagine di Dio   1

S. Luigi Orione

Nel più misero degli uomini brilla l'immagine di Dio.

non giudicareperdonoamare i nemicigiudizio

Valutazione: 0 voti

inviato da Mariella Romanazzi, inserito il 03/12/2002

TESTO

13. Occhi di Dio

Kahlil Gibran

Chi ci guarda con gli occhi di Dio riuscirà a vedere la nostra realtà più pura ed essenziale.

interioritànon giudicareocchi di Dio su di noigiudizio

Valutazione: 0 voti

inviato da Barbara, inserito il 03/12/2002

TESTO

14. Due orecchie e una lingua

San Bernardino da Siena

Dio ti ha dato due orecchie e una lingua, perché tu oda più che tu non parli.

ascoltarenon giudicaregiudizio

Valutazione: 0 voti

inviato da Ilaria Zocatella, inserito il 27/11/2002

RACCONTO

15. La meravigliosa storia dell'elefante

Un tempo antico in un paese dell'Arabia regnava il califfo Omar, ricco e benvoluto perché era saggio. Era di larghe vedute e non si arrestava all'apparenza delle cose. Prima di esprimere dei giudizi si sforzava sempre di comprendere le relazioni e i legami che ci sono tra i fatti anche se a prima vista potevano apparire isolati e diversi. Egli era perciò rattristato per la grettezza di spirito dei suoi ministri che non vedevano più in là del loro naso.

"Va in giro per il mio regno" disse un giorno il califfo ad un servo fidato "e trova, se ti riesce, tutti gli uomini sfortunati dalla nascita che non hanno mai potuto vedere e che non hanno mai sentito parlare degli elefanti".

Il servo fedele eseguì l'ordine e dopo qualche tempo ritornò con alcuni ciechi fin dalla nascita. Essi erano cresciuti sperduti in piccoli villaggi tra le montagne perciò degli elefanti non avevano mai sentito parlare e non ne supponevano nemmeno l'esistenza. Il califfo fece un gran ricevimento con tutti i suoi ministri e alla fine del banchetto fece entrare un grosso elefante da una porta di bronzo e i ciechi da un'altra porta più piccola.

"Mi sapreste dire che cosa è un elefante?" chiese il califfo ai ciechi.
"No, mai sentita questa parola", risposero i ciechi.

"Ebbene, davanti a voi c'è un elefante: toccatelo, cercate di comprendere di che cosa si tratta. Colui che darà la risposta esatta riceverà in premio 100 monete d'oro".

I ciechi si affollarono intorno all'animale e cominciarono a toccarlo con attenzione soffermandosi sulle sensazioni che ricevevano. Un cieco stava lisciando da cima a fondo una zampa, la pelle dura e rugosa gli sembrava pietra e la forma era di un lungo e grosso cilindro. "L'elefante è una colonna!" esclamò soddisfatto.

"No, è una tromba!" disse il cieco che aveva toccato solo la proboscide.

"Niente affatto, è una corda!" esclamò il cieco che aveva toccato la coda.

"Ma no, è un grosso ventaglio" ribattè chi aveva toccato l'orecchio.

"Vi sbagliate tutti: è un grosso pallone gonfiato!" urlò il cieco che aveva toccato la pancia.

Tra loro c'era il più grande scompiglio e disaccordo perché ciascuno, pur toccando soltanto una parte credeva di conoscere l'intero elefante.

Il califfo, soddisfatto, si rivolse ai suoi ministri: "Chi non si sforza di avere della realtà una visione più ampia possibile, ma si accontenta degli aspetti separati e parziali senza metterli in relazione tra loro, si comporta come questi ciechi. Egli potrà conoscere a fondo tutte le righe della zampa dell'elefante, ma non vedrà mai l'animale intero, anzi, non saprà mai che esiste un siffatto animale".

apparenzalarghezza di vedutenon giudicaregiudizio

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inviato da Furetto, inserito il 23/11/2002

RACCONTO

16. La vecchia signora scorbutica

Bruno Ferrero, C'è qualcuno lassù

Sul tavolino da notte di una vecchia signora rico­verata in un ospizio per anziani, il giorno dopo la sua morte, fu ritrovata questa lettera. Era indirizzata al­la giovane infermiera del reparto.

«Cosa vedi, tu che mi curi? Chi vedi, quando mi guardi? Cosa pensi, quando mi lasci? E cosa dici quando parli di me?

Il più delle volte vedi una vecchia scorbutica, un po' pazza, lo sguardo smarrito, che non è più com­pletamente lucida, che sbava quando mangia e non risponde mai quando dovrebbe.

E non smette di perdere le scarpe e calze, che do­cile o no, ti lascia fare come vuoi, il bagno e i pasti per occupare la lunga giornata grigia.
È questo che vedi!
Allora apri gli occhi. Non sono io.
Ti dirò chi sono.

Sono l'ultima di dieci figli con un padre e una ma­dre. Fratelli e sorelle che si amavano.

Una giovane di 16 anni, con le ali ai piedi, so­gnante che presto avrebbe incontrato un fidanzato. Sposata già a vent'anni.

Il mio cuore salta di gioia al ricordo dei propositi fatti in quel giorno.

Ho 25 anni ora e un figlio mio, che ha bisogno di me per costruirsi una casa.

Una donna di 30 anni, mio figlio cresce in fretta, siamo legati l'uno all'altra da vincoli che dureranno. Quarant'anni, presto lui se ne andrà. Ma il mio uo­mo veglia al mio fianco.
Cinquant'anni, intorno a me giocano daccapo dei bimbi.
Rieccomi con dei bambini, io e il mio diletto.

Poi ecco i giorni bui, mio marito muore. Guardo al futuro fremendo di paura, giacché i miei figli sono completamente occupati ad allevare i loro.

E penso agli anni e all'amore che ho conosciuto. Ora sono vecchia. La natura è crudele, si diverte a far passare la vecchiaia per pazzia. Il mio corpo mi lascia, il fascino e la forza mi abbandonano. E con l'età avanzata laddove un tempo ebbi un cuore vi è ora una pietra.

Ma in questa vecchia carcassa rimane la ragazza il cui vecchio cuore si gonfia senza posa. Mi ricordo le gioie, mi ricordo i dolori, e sento daccapo la mia vita e amo.

Ripenso agli anni troppo brevi e troppo presto pas­sati. E accetto l'implacabile realtà "che niente può durare".

Allora apri gli occhi, tu che mi curi, e guarda non la vecchia scorbutica... Guarda meglio e mi vedrai».

Quanti volti, quanti occhi, quante mani incrocia­mo, ogni giorno. Che cosa guardiamo? Le rughe, le ostilità, i dubbi, le durezze. Se imparassimo invece a guardare i sogni, i palpiti, gli amori spesso così accuratamente nascosti?

anzianitàvecchiaianon giudicarevedere oltre le apparenzegiudizio

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inviato da Luca Mazzocco, inserito il 29/08/2002

RACCONTO

17. Rapporto all'aquila

Bruno Ferrero, Il canto del grillo

L'aquila, regina degli uccelli, sentiva da tempo magnificare le grandi qualità dell'usignolo. Da bra­va sovrana, volle rendersi conto se quanto si diceva era vero e, per sincerarsene, mandò a controllare due dei suoi funzionari: il pavone e l'allodola. Avrebbe­ro dovuto valutare la bellezza e il canto dell'usignolo.
I due adempirono la loro missione e tornarono dal­l'aquila.

Il pavone riferì per primo: «L'usignolo ha una li­vrea così modesta da rasentare il ridicolo: questo fatto mi ha talmente infastidito, che non ho prestato la minima attenzione al suo canto».

L'allodola disse: «La voce dell'usignolo mi ha let­teralmente incantato, tanto che mi sono completamen­te scordato di badare al suo vestito».

Nello scompartimento c'era solo un anziano sa­cerdote, che bisbigliava il suo breviario. Ad una sta­zione entrò un giovane dall'aspetto trasandato: ca­pelli lunghi, jeans bisunti, scarpe sformate. Ma so­prattutto un giornale notoriamente laicista e antiec­clesiale che gli spuntava dalla tasca.

Il sacerdote seguì il giovane con un lungo ed elo­quente sguardo di disapprovazione.

Il giovane si sedette e cominciò a leggere il suo giornale. Dopo un po' alzò la testa e chiese: «Scusi, reverendo, che cos'è la dispepsia?».

«Ecco una buona occasione per fargli un po' di predica», pensò il sacerdote e ad alta voce proseguì: «La dispepsia è una malattia terribile che prende quel­li che vivono male, senza orari e senza ideali, con­cedendosi tutti i vizi e gli stravizi, che non si ricor­dano che Qualcuno ci vede e ci giudicherà!».

Il giovane seguiva il discorso con curiosità e an­che un po' di apprensione.

«Ah», disse alla fine, «perché qui c'è scritto che il Papa ha la dispepsia».

Ciascuno nota negli altri, ciò che vuol vedere o sentire. Si è così presi talora dai propri pensieri che non si ascolta veramente il prossimo.

«Non si seziona un uccello per trovare l'origine del suo canto. Quel che si deve sezionare è il proprio orecchio» (Joseph Brodsky).

apparenzepregiudizinon giudicaregiudizio

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inviato da Luca Mazzocco, inserito il 24/05/2002

RACCONTO

18. La pettegola e la gallina

A una donna che si accusava di frequenti maldicenze, San Filippo Neri domandò: "Vi capita proprio spesso di sparlare così del prossimo?".
Molto spesso, Padre", rispose la donna.

"Figliola, il vostro errore è grande. E' necessario che ne facciate penitenza. Ecco cosa farete: uccidete una gallina e portatemela subito, spennandola lungo la strada da casa vostra fin qui".

La donna ubbidì, e si presentò al santo con la gallina spiumata.

"Ora", le disse Filippo, "ritornate per le strade attraversate e raccogliete ad una ad una le penne della gallina...".

"Ma è impossibile, Padre", ribattè la donna; "col vento che tira oggi non si troveranno più".

"Lo so anch'io", concluse il santo, "ma ho voluto farvi comprendere che se non potete raccogliere le penne di una gallina sparpagliate dal vento, come potrete riparare a tutte le maldicenze gettate in mezzo alla gente, a danno del vostro prossimo?".

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inviato da Emilio Centomo, inserito il 08/05/2002

RACCONTO

19. Il narratore

Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole

C'era una volta un narratore. Viveva povero, ma senza preoccupazioni, felice di niente, con la testa sempre piena di sogni. Ma il mondo intorno gli pareva grigio, brutale, arido di cuore, malato d'anima. E ne soffriva.

Un mattino, mentre attraversava una piazza assolata, gli venne un'idea. "E se raccontassi loro delle storie? Potrei raccontare il sapore della bontà e dell'amore, li porterei sicuramente alla felicità". Salì su una panchina e cominciò a raccontare ad alta voce. Anziani, donne, bambini, si fermarono un attimo ad ascoltarlo, poi si voltarono e proseguirono per la loro strada.

Il narratore, ben sapendo che non si può cambiare il mondo in un giorno, non si scoraggiò. Il giorno dopo tornò nel medesimo luogo e di nuovo lanciò al vento le più commoventi parole del suo cuore. Nuovamente della gente si fermò, ma meno del giorno prima. Qualcuno rise di lui. Qualche altro lo trattò da pazzo. Ma lui continuò imperterrito a narrare.

Ostinato, tornò ogni giorno sulla piazza per parlare alla gente, offrire i suoi racconti d'amore e di meraviglie. Ma i curiosi si fecero rari, e ben presto si ritrovò a parlare solo alle nubi e alle ombre frettolose dei passanti che lo sfioravano appena. Ma non rinunciò.

Scoprì che non sapeva e non desiderava far altro che raccontare le sue storie, anche se non interessavano a nessuno. Cominciò a narrarle ad occhi chiusi, per il solo piacere di sentirle, senza preoccuparsi di essere ascoltato. La gente lo lasciò solo dietro le palpebre chiuse.

Passarono cosi degli anni. Una sera d'inverno, mentre raccontava una storia prodigiosa nel crepuscolo indifferente, sentì che qualcuno lo tirava per la manica. Apri gli occhi e vide un ragazzo. Il ragazzo gli fece una smorfia beffarda:

"Non vedi che nessuno ti ascolta, non ti ha mai ascoltato e non ti ascolterà mai? Perché diavolo vuoi perdere così il tuo tempo?".

"Amo i miei simili" rispose il narratore. "Per questo mi è venuto voglia di renderli felici". Il ragazzo ghignò: "Povero pazzo, lo sono diventati?".
"No" rispose il narratore, scuotendo la testa.

"Perché ti ostini allora?" domandò il ragazzo preso da una improvvisa compassione.

"Continuo a raccontare. E racconterò fino alla morte. Un tempo era per cambiare il mondo". Tacque, poi il suo sguardo si illuminò.

E disse ancora: "Oggi racconto perché il mondo non cambi me".

"Dio è dentro il nostro cuore per dirti che devi essere bravo" scrive una bambina nel quaderno di catechismo.

La catechista le domanda: "E se una bambina non lo ascolta?".

La bambina sgrana gli occhi e risponde tranquilla: "Oh, lui ripete".

Per questo ostinatamente, nonostante tutto, anche Dio continua a raccontare la sua storia.

testimonianzaannunciomissionenon giudicaregiudizio

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inviato da Emilio Centomo, inserito il 08/05/2002

PREGHIERA

20. Come una filigrana   2

Tonino Lasconi

Mi hanno spiegato a scuola
cosa è la filigrana.
E' una carta che,
se tu la guardi distrattamente
e in un posto poco illuminato,
sembra bianca, vuota, inutile.
Ma se tu la guardi controluce
ti rivela stupende figure.
il professore ce lo ha dimostrato.
Ha messo la carta bianca
contro i vetri della finestra:
è apparso un bellissimo volto di Cristo.
Io, Signore, ho pensato
che l'uomo è come una filigrana.
Se lo guardi, distratto,
vedi poco, quasi niente.
Ma se tu lo guardi per bene,
nella luce,
in ognuno scopri lo stupendo tuo volto.
L'uomo, ogni uomo
è una filigrana preziosa.
Signore, aiutami
a vedere gli uomini controluce.

non giudicareaccoglienzaDio in noigiudizio

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inviato da Suor Cristina Giustozzi, inserito il 07/05/2002

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