TestiPresentazioniVideoAudioImmaginiRitagliCommentiVangeliIdeeGiochi Mailing listBlogGuida Aiutaci   Entra

Ritagli

Ritagli per la prossima festa:
26 ottobre 2014
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Vangelo: Mt 22,34-40

PASSA AL RITO AMBROSIANO

I tuoi ritagli preferiti

PERFEZIONA LA RICERCA

Ultimi ritagli inseriti

Indice alfabetico dei temi

Invia il tuo ritaglio

Un ritaglio al giorno!
Inserisci qui il tuo indirizzo email e clicca su iscrivimi per ricevere ogni mattina un ritaglio:

2+5=

Hai cercato i temi ira

Hai trovato 6 ritagli

Ricerca avanzata ritagli
tipo
parole
tema
fonte/autore

TESTO

1. Collera

Marco Aurelio

Le conseguenze della collera sono molto più gravi delle sue cause.

iracollerarabbia

Valutazione: 0 voti

inviato da Qumran2, inserito il 31/05/2012

TESTO

2. Preghiera e rancore

Evagrio Pontico

Nessuno che aspiri veramente alla preghiera e s'abbandoni all'ira o a rancore e risentimenti, è esente da pazzia. Assomiglia infatti a uno che, volendo aguzzare la vista, anzitutto si offusca gli occhi.

preghierarancoreira

Valutazione: 0 voti

inserito il 04/03/2011

TESTO

3. L'ira

Annibale di Francia

L'ira è una passione che mette in turbamento tutta l'anima e fa perdere la ragione. Dove entra l'ira toglie la pace: sia nelle famiglie che nelle comunità. L'ira è una figlia della superbia: l'uomo si adira contro il prossimo perché la sua superbia gli dice che tutti debbono stare a lui soggetti.

iraorgogliosuperbia

Valutazione: 0 voti

inviato da Silvana Foggi, inserito il 29/07/2004

PREGHIERA

4. La collera

Nachman di Brazlav

Dio,
non voglio arrabbiarmi mai.
Proteggimi
dagli scatti d'ira.
Fa' che non sia invaso
da grettezza
o risentimento verso gli altri.
Non permettermi di dirigere la collera
contro qualcosa o qualcuno,
e soprattutto neanche
contro me stesso.

collerairaaccettazione di sé

Valutazione: 0 voti

inviato da Anna Lianza, inserito il 11/12/2002

RACCONTO

5. L'anello magico

Bruno Ferrero, C'è qualcuno lassù?

Un re convocò a corte tutti i maghi del regno e disse loro: «Vorrei sempre essere d'esempio ai miei sudditi. Apparire forte e saldo, quieto e impassibile nelle vicende della vita. A volte mi succede d'essere triste o depresso, per una vicenda infausta o una sfortuna palese. Altre volte una gioia improvvisa o un grande successo mi mettono in uno stato di anormale eccitazione. Tutto questo non mi piace. Mi fa sentire come un fuscello sballottato dalle onde della sorte. Fatemi un amuleto che mi metta al riparo da questi stati d'animo e sbalzi d'umore, sia quelli tristi che quelli lieti».

Uno dopo l'altro, i maghi rifiutarono. Sapevano fare amuleti di tutti i tipi per gli sprovveduti che si rivolgevano loro, ma non era facile abbindolare un re. Che voleva per di più un amuleto dall'effetto così difficile.

L'ira del re stava per esplodere, quando si fece avanti un vecchio saggio che disse: «Maestà, domani io ti porterò un anello, e ogni volta che lo guarderai, se sarai triste potrai essere lieto, se sarai eccitato potrai calmarti. Basterà infatti che tu legga la frase magica che vi sarà incisa sopra».

L'indomani il vecchio saggio tornò, e nel silenzio generale, poiché tutti erano curiosi di sapere la magica frase, porse un anello al re. Il re lo guardò e lesse la frase incisa sul cerchio d'argento: «Anche questo passerà».

Nella vita dell'uomo,
per ogni cosa c'è il suo momento,
per tutto c'è un'occasione opportuna.
Tempo di nascere, tempo di morire,
tempo di piantare, tempo di sradicare,
tempo di uccidere, tempo di curare,
tempo di demolire, tempo di costruire,
tempo di piangere, tempo di ridere,
tempo di lutto, tempo di baldoria,
tempo di gettar via le pietre,
tempo di raccogliere le pietre,
tempo di abbracciare, tempo di staccarsi,
tempo di cercare, tempo di perdere,
tempo di conservare, tempo di buttar via,
tempo di strappare, tempo di cucire,
tempo di tacere, tempo di parlare,
tempo di amare, tempo di odiare,
tempo di guerra, tempo di pace.
Dio ha dato un senso a tutto,
ha messo ogni cosa al suo posto.
Negli uomini Dio ha messo il desiderio
di conoscere il mistero del mondo.
Anche questo ho capito: tutto ciò che Dio fa
durerà per sempre;
ogni cosa rimane al suo posto.
Dio vuole che noi lo rispettiamo.
Quello che è successo in passato, capita anche oggi;
quello che averrà in futuro è già capitato in passato.
Tutto passa,
ma a Dio non sfugge niente.
(Qoelet 3,1-15)

pazienzatempoira

Valutazione: 0 voti

inviato da Don Angelo, inserito il 04/06/2002

RACCONTO

6. Il monaco e la brocca

dagli Apoftegmi dei Padri del deserto

C'era un monaco che viveva da parecchi anni in un monastero: giovane esuberante e facoltoso, aveva lasciato ogni cosa per diventare santo.

Prima aveva le mani come l'avorio, ora incallite come le squame dei coccodrilli; prima il suo volto era liscio e rasato, la sua capigliatura lucida di unguenti, la sua toga adorna di fermagli d'argento: ora, tosato come una pecora, portava sotto la tonaca un duro cilicio. Aveva sì domato la carne, ma una passione ancora resisteva tenace: la tendenza ad adirarsi.

Se un fratello nel mietere lasciava indietro una spiga, subito gli strappava di mano la falce con gesto iracondo. Se al vicino di stallo sfuggiva una nota falsa nel coro, arrotava i denti e gli allungava una gomitata.

Un giorno si presentò all'Abate: "Padre - gli disse - ben vedo che non sono fatto per vivere con i fratelli: trovo in loro continue occasioni di peccato. Io mi figuravo che i monaci fossero tutti perfetti, invece mi sono d'inciampo. Mi ritirerò nel deserto, al di là del fiume. Laggiù, solo con Dio, non avrò più occasione di adirarmi". E trascurando gli ammonimenti dell'Abate, prese con sé una brocca per attingere acqua dal fiume e se ne partì.

Sdraiato sulla tiepida arena, dormì il più bel sonno di vita sua. Poi cantò i suoi dodici salmi senza una nota stonata, e pregò con fervore. Com'era quieto e felice in quella solitudine, in quel silenzio!

Ora occorreva andare al fiume per attingere acqua. Andò e tornò, salmeggiando quasi come in estasi. Ma - che è che non è - la brocca si rovesciò, e giù tutta l'acqua a correre per l'arena. "Pazienza!" disse il monaco, e rifece la via andata e ritorno, quieto come l'olio, meditando sulla morte.

Posò a terra la brocca, e di nuovo quella gli sfuggì di mano. Vi rimase un po' di umidore, ma dentro neppure una goccia. "Maledizione! Cos'è mai questo? Il diavolo mi vuole tentare. Orsù, pazienza!". Trafelato, riprende la via, attinge e fa ritorno. E la brocca rotola a terra una terza volta. "Maledetta sii tu! Vattene al diavolo!". Una pedata furiosa e la brocca va in cento pezzi.

Sferra calci ai frantumi, e solleva un polverone di sabbia. Il povero giovane ha capito, e torna piangendo al monastero. "Padre mio, mea culpa!" dice all'Abate. "Ho rotto la brocca a furia di calci: ecco qua i cocci. La causa delle mie collere non è la compagnia dei fratelli: il nemico (e si picchiava il petto) è qui dentro".

male nel cuorepeccatoira

Valutazione: 0 voti

inserito il 08/05/2002