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TESTO

1. Bene e male   1

Andrea Bocelli

Ogni azione ci apre davanti un bivio: la strada del male e quella del bene. La prima sembra una discesa, durante la quale non si pedala e non si fa fatica, ma con il rischio concreto di cadere. La seconda assomiglia tanto a una salita, durante la quale si suda e dietro ad ogni tornante si nasconde l'insidia di mollare. Arrivati in cima però si ha la sensazione di aver fatto un'impresa, di aver portato a termine qualcosa di grande.

benemalesceltacoscienzafaticaimpegnosoddisfazione

Valutazione: 4.0/5 (1 voto)

inviato da Luca Peyron, inserito il 20/09/2012

TESTO

2. Prendere posizione   1

Martin Luther King

La vigliaccheria chiede: è sicuro?
L'opportunità chiede: è conveniente?
La vanagloria chiede: è popolare?
Ma la coscienza chiede: è giusto?

Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta.

opportunismovanagloriaconvenienzacoscienzacoerenza

Valutazione: 0 voti

inviato da Qumran2, inserito il 31/07/2012

TESTO

3. Ammirazione

Immanuel Kant, Critica della Ragion pratica

Due cose riempono l'animo di ammirazione e di riverenza sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo il pensiero vi si ferma su: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.

senso della vitamoralelegge moralecoscienza

Valutazione: 0 voti

inviato da Mariarosa Bosani, inserito il 09/05/2012

TESTO

4. La coscienza

Mark Twain

La coscienza è quella vocina interiore che ci avverte, quando meno ce lo aspettiamo, che qualcuno ci sta guardando.

coscienzainteriorità

Valutazione: 0 voti

inviato da Maria Coppola, inserito il 09/04/2012

TESTO

5. Morale e immorale

Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio

E' morale ciò che ti fa sentir bene dopo che l'hai fatto e immorale ciò che invece ti fa sentir male.

moralemoralitàcoscienzainterioritàbenesserepace interiore

Valutazione: 0 voti

inviato da Mariarosa Bosani, inserito il 08/04/2012

TESTO

6. Chi vuoi essere   1

Epitteto, Dissertazione III, 23,1

Innanzitutto dì a te stesso chi vuoi essere; poi fa' ogni cosa di conseguenza.

conoscenza di sédeterminazionechiarezzacoscienzaidentitàprogettoazione

Valutazione: 0 voti

inviato da Mariarosa Bosani, inserito il 08/04/2012

TESTO

7. Il cancello del nostro cuore   2

Marilyn Ferguson

Nessuno può convincere un altro a cambiare.

Ciascuno di noi è il custode di un cancello che può essere aperto soltanto dall'interno.

Noi non possiamo aprire il cancello di un altro, né con la ragione, né con il sentimento.

libertàconversionedecisionesceltacoscienzatolleranza

Valutazione: 0 voti

inserito il 07/04/2012

TESTO

8. Scusami..   4

Cristina Carmagnola

Per le parole che non ho detto e per quelle che purtroppo ho detto.
Per la mano che non ho teso.
Per quel grido che ho ignorato.

Per tutte le volte che ho chiuso gli occhi, quando era più facile.
Per quel dito che ho puntato.
Per tutti i sorrisi falsi che ho esibito.
Per quando ho bevuto tutta la poca acqua che c'era.
Per tutte le volte in cui ho voluto vedere solo le nubi,
senza cercare il sole che splendeva dietro.
Per tutti i doni che avrei potuto condividere
e che invece ho tenuto gelosamente nascosti.

Per tutte le volte in cui ho dato ascolto all'urlo della vendetta,
e ho ignorato il sussurro della speranza.
Perché non avevo capito che dare fa coppia con ricevere.
Perché la mia ipocrisia non ha limiti.

Perché al canto del gallo anch'io dovrò rispondere dei miei "non lo conosco".

E, infine, perché do sempre per scontato il tuo perdono.

perdonoperdono di Dioesame di coscienzaipocrisiapeccatoconfessionericonciliazione

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Cristina Carmagnola, inserito il 14/08/2010

RACCONTO

9. La ranocchia che non sapeva di essere cotta   2

Olivier Clerc

Immaginate una pentola piena d'acqua fredda in cui nuota tranquillamente una piccola ranocchia. Un piccolo fuoco è acceso sotto la pentola e l'acqua si riscalda molto lentamente.

L'acqua piano piano diventa tiepida e la ranocchia, trovando ciò piuttosto gradevole, continua a nuotare.

La temperatura dell'acqua continua a salire. Ora l'acqua è calda, più di quanto la ranocchia possa apprezzare, si sente un po' affaticata, ma ciò nonostante non si spaventa.

Ora l'acqua è veramente calda e la ranocchia comincia a trovare ciò sgradevole, ma è molto indebolita, allora sopporta e non fa nulla.

La temperatura continua a salire, fino a quando la ranocchia finisce semplicemente per cuocere e morire.

Se la stessa ranocchia fosse stata buttata direttamente nell'acqua a 50 gradi, con un colpo di zampe sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola.

Ciò dimostra che, quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta.

Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da qualche decennio possiamo vedere che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci stiamo abituando. Una quantità di cose che avrebbero fatto inorridire 20, 30 o 40 anni fa, sono state poco a poco banalizzate e oggi disturbano appena o lasciano addirittura completamente indifferente la maggior parte delle persone.

Nel nome del progresso, della scienza e del profitto si effettuano continui attacchi alle libertà individuali, alla dignità, all'integrità della natura, alla bellezza e alla gioia di vivere, lentamente ma inesorabilmente, con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli o ormai incapaci di difendersi. Le nere previsioni per il nostro futuro, invece di suscitare reazioni e misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente la gente ad accettare delle condizioni di vita decadenti, anzi drammatiche. Il martellamento continuo di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non sono più in grado di distinguere le cose...

Quando ho parlato di queste cose per la prima volta, era per un domani.
Ora è per oggi!!!
Coscienza o cottura, bisogna scegliere!

Allora se non siete, come la ranocchia, già mezzi cotti, date un salutare colpo di zampe, prima che sia troppo tardi

coscienzaconsapevolezzacambiamentoconversionevigilanza

Valutazione: 2.5/5 (2 voti)

inviato da Peppo, inserito il 02/11/2009

RACCONTO

10. Il barilotto (versione 1)   2

Bruno Ferrero, Solo il vento lo sa, Elledici

C'era una volta un cavaliere che aveva valorosamente combattuto in tutti gli angoli del Regno. Finché un giorno, durante una scaramuccia, un colpo di balestra gli aveva trapassato una gamba e quasi messo fine ai suoi giorni.

Mentre giaceva ferito, il cavaliere aveva intravisto il paradiso, ma molto lontano e fuori della sua portata. Mentre l'inferno con la gola spalancata e infuocata era vicino vicino. Aveva da tempo, infatti, calpestato tutte le promesse e le regole della cavalleria e si era trasformato in un soldataccio impenitente, che ammazzava senza rimorsi il suo prossimo, razziava e commetteva ogni sorta di violenze.

Pieno di spavento salutare, gettò elmo, spada e armatura e si diresse a piedi verso la caverna di un santo eremita.

"Padre mio, vorrei ricevere il perdono delle mie colpe, perché nutro una gran paura per la salvezza dell'anima mia. Farò qualunque penitenza. Non ho paura di niente, io!".

"Bene, figliolo", rispose l'eremita. "Fa' soltanto una cosa: vammi a riempire d'acqua questo barilotto e poi riportamelo".

"Uff! E' una penitenza da bambini o da donnette!", sbraitò il cavaliere agitando un pugno minaccioso. Ma la visione del diavolo sghignazzante lo ammorbidì subito.

Prese il barilotto sotto braccio e, brontolando, si diresse al fiume.

Immerse il barilotto nell'acqua, ma quello rifiutò di riempirsi.

"E' un sortilegio magico", ruggì il penitente. "Ma ora vedremo".

Si diresse verso una sorgente: il barilotto rimase ostinatamente vuoto. Furibondo, si precipitò al pozzo del villaggio. Fatica sprecata!

Un anno dopo, il vecchio eremita vide arrivare un povero straccione dai piedi sanguinanti e con un barilotto vuoto sotto il braccio.

"Padre mio", disse il cavaliere (era proprio lui) con voce bassa e addolorata, "ho girato tutti i fiumi e le fonti del Regno. Non ho potuto riempire il barilotto... Ora so che i miei peccati non saranno perdonati. Sarò dannato per l'eternità! Ah, i miei peccati, i miei peccati così pesanti... Troppo tardi mi sono pentito".

Le lacrime scorrevano sul suo volto scavato. Una lacrima piccola piccola scivolando sulla folta barba finì nel barilotto. Di colpo il barilotto si riempì fino all'orlo dell'acqua più pura, fresca e buona che mai si fosse vista.

Una sola piccola lacrima di pentimento.

Clicca qui per un'altra versione della stessa storia.

confessionepentimentoesame di coscienzaconversioneperdono di Dio

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Qumran2, inserito il 17/07/2009

TESTO

11. La buona battaglia spirituale

S. Josemaría Escrivà de Balaguer, Forgia, 126

Mi hai chiesto un suggerimento per vincere nelle tue battaglie quotidiane, e ti ho risposto: nell'aprire la tua anima, racconta in primo luogo ciò che non vorresti che si sapesse. Così il diavolo finisce sempre sconfitto.

Apri la tua anima con chiarezza e semplicità, spalancala, perché entri, fin nell'ultimo cantuccio, il sole dell'Amore di Dio!

confessionepenitenzadirezione spiritualepeccatoesame di coscienzaanimasfogoguarigioneconversione

Valutazione: 0 voti

inviato da Luca Peyron, inserito il 22/06/2009

PREGHIERA

12. A sera colloquio con il Signore   1

Ignazio Patané

La giornata è finita. Nel pensiero
scorrono le ore trascorse e come ho saputo impiegare,
o Signore, questo tuo dono d'amore.
Sento di aver fatto poco o niente e
ti chiedo perdono.

Signore, ti ho visitato in chiesa
per pochi secondi soltanto!

"Figlio mio, quei pochi secondi
hanno alleviato il peso della solitudine a cui

mi condannano tanti tuoi fratelli".

Signore, ho recitato in un giorno soltanto tre o quattro
giaculatorie!

"Figlio mio, quando pronunzi il mio nome,
il mio cuore sussulta di gioia. Averlo fatto

per tre o quattro volte, mi rende uguamente felice".

Signore, so che ho fatto qualcosa
che ti ha lacerato il cuore e ho paura che ti

voglia allontanare da me!

"Figlio mio, capita che mi fai anche piangere,
ma non dubitare mai della mia presenza
accanto a te. Io sono al tuo fianco,

soprattutto nei momenti del tuo maggior bisogno".

Signore, ti ringrazio con tutto il cuore!

"Figlio mio, i piccoli gesti d'amore che oggi
hai compiuto, anche per te i più insignificanti,
sono sorrisi che hai fatto fiorire sul mio volto.
Sorrisi che hanno asciugato tante mie lacrime.
Promettimi che per ogni giorno che ti darò da vivere,

mi procurerai sempre un sorriso in più".

Signore, te lo prometto!

"Adesso, figlio mio, deponi nelle mie mani
l'offerta del tuo sonno. Io veglierò accanto a te

mentre tu dormi".

Grazie Signore. Buona notte Gesù!

preghieraesame di coscienzaquotidiano

Valutazione: 0 voti

inviato da Anna Buscemi, inserito il 02/06/2009

TESTO

13. Ricomincio a cambiare

Se mio padre ha sempre il muso,
è perché io non so sorridere.
Se mia madre urla sempre,
è perché io non so sussurrare.
Se i miei amici sono sempre annoiati,
è perché io non so divertirmi.
Se la parrocchia è sempre così spenta,
è perché io non riesco più a donarmi.
Se la gente è cattiva,
è perché io non sono buono.
Se quest'anno tornerai Signore,
è perché ricominci a cambiare.

cambiarecoscienzariflessione

Valutazione: 0 voti

inviato da Irina Mandro, inserito il 29/05/2009

TESTO

14. Dove sei?

Abraham Eschel, teologo ebreo

Quando Adamo ed Eva si nascosero dalla sua presenza, il Signore chiamò: "Dove sei?".

Questo richiamo risuona senza tregua. E' l'eco impalpabile di una flebile voce, non compresa nella categoria dei sensi, mai tradotta in parole, ineffabile e misteriosa... Soffocata, attutita, si ammanta di silenzio, ma è come se tutto ciò che esiste fosse l'eco di questa domanda: dove sei?

coscienzarapporto con Dio

Valutazione: 0 voti

inviato da Elena Calvini, inserito il 07/09/2008

TESTO

15. Gli errori del cuore

Paulo Coelho

Noi siamo abituati alla vecchia scusa: anche se conosciamo che il nostro cuore sa qual è la decisione migliore da prendere, non seguiamo mai ciò che dice - e, per giustificare la nostra vigliaccheria, ci convinciamo che era in errore. Una bella storia di Gibran illustra fino a dove ci possono portare le limitazioni.

Disse l'Occhio: "Guardate che bella montagna abbiamo sul nostro orizzonte!". L'Orecchio tentò di udirla, ma non ci riuscì. Allora la Mano disse: "Sto cercando di sentirla, ma non la trovo". Fu la volta del Naso: "Non c'è nessuna montagna, perché non ne sento l'odore".

E tutti giunsero alla conclusione che l'Occhio era in errore.

decideredecisioneconversioneveritàerrorecoscienzacuore

Valutazione: 0 voti

inviato da Qumran2, inserito il 10/09/2006

TESTO

16. La formazione

Paola Bignardi

La formazione è l'esperienza in cui ciascuno prende in mano la propria vita per capire chi è, per decidere chi vuole essere.

La formazione è l'impegno a trovare e ritrovare di continuo dentro di sé la via del cuore, che non significa seguire l'emozionalità, ma seguire la via dell'essenziale della nostra esistenza, ciò che sta al centro della nostra vita.

Riuscire a trovare le poche cose che contano veramente non perché povere ma, perché ricche di essenzialità...

La via del cuore non è mai scontata, non la possediamo una volta per tutte, ma si percorre ogni giorno, ci porta al centro della nostra esistenza, alla nostra coscienza, ad esser in contatto con le poche cose importanti.

La via del cuore è il luogo anche del dubbio, delle domande mai sopite; è il luogo di solitudine con Dio.

La via del cuore è il luogo in cui il Signore ci consente di crescere, di cercarlo, di essergli di fronte.
La via del cuore è la via della libertà.

formazionecrescitainterioritàcoscienza

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inviato da Don Raffaele Gobbi, inserito il 26/02/2006

PREGHIERA

17. Abbiamo fatto tutto?

Signore, abbiamo vissuto questa giornata come l'avresti vissuta tu?
Siamo stati pazienti, umili, premurosi?
Siamo stati attenti a chi ci veniva incontro?
Abbiamo risposto a quelli che domandavano?
Abbiamo abbracciato quelli che piangevano?
Abbiamo sorriso con tenerezza a quelli che ci sorridevano?
Abbiamo donato dei fiori prima del pane?
Abbiamo irradiato la tua gioia?
Siamo stati fratelli per i nostri fratelli?
Se non abbiamo fatto questo, perdonaci, Signore.
E anche se l'abbiamo fatto, non è ancora abbastanza.

Così ti preghiamo: infiammaci d'amore ogni giorno un po' di più.

esame di coscienzagiornatabuonanotte

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inviato da Don Floriano Donatini, inserito il 07/01/2005

RACCONTO

18. I due lupi

Una sera un uomo anziano confidò al suo giovane nipote la storia di una battaglia che si combatteva all'interno del suo cuore:

«Figlio mio, ciò che si combatte dentro di me è una battaglia fra due lupi:

Il primo malvagio è pieno di invidia, collera, angoscia, rimorsi, avidità, arroganza, sensi di colpa, orgoglio, sentimenti d'inferiorità, menzogna, superiorità e egocentrismo.

Il secondo buono è pieno di pace, amore, disponibilità, serenità bontà gentilezza benevolenza, simpatia generosità compassione verità e fede».
Il bambino un po' disorientato pensò per un minuto e chiese:
«Chi è colui che vince?».
Il vecchio rispose semplicemente:
«E' colui che nutro».

benemalecoscienzainterioritàlotta spirituale

Valutazione: 0 voti

inviato da Don Floriano Donatini, inserito il 07/01/2005

RACCONTO

19. Se i peccati... fossero pietre   1

Due donne si recarono da un saggio, che aveva fama di santo, per chiedere qualche consiglio sulla vita spirituale. Una pensava di essere una grande peccatrice. Nei primi anni del suo matrimonio aveva tradito la fiducia del marito. Non riusciva a dimenticare quella colpa, anche se poi si era sempre comportata in modo irreprensibile, e continuava a torturarsi per il rimorso. La seconda invece, che era sempre vissuta nel rispetto delle leggi, si sentiva perfettamente innocente e in pace con se stessa. Il saggio si fece raccontare la vita di tutte e due.

La prima raccontò tra le lacrime la sua grossa colpa. Diceva, singhiozzando, che per lei non poteva esserci perdono, perché troppo grande era il suo peccato. La seconda disse che non aveva particolari peccati da confessare.

Il sant'uomo si rivolse alla prima: «Figliola, vai a cercare una pietra, la più pesante e grossa che riesci a sollevare e portamela qui». Poi, rivolto alla seconda: «E tu, portami tante pietre quante riesci a tenerne in grembo, ma che siano piccole».

Le due donne sì affrettarono a eseguire l'ordine del saggio. La prima tornò con una grossa pietra, la seconda con un'enorme borsa piena di piccoli sassi. Il saggio guardò le pietre e poi disse: «Ora dovete fare un'altra cosa: riportate le pietre dove le avete prese, ma badate bene di rimettere ognuna di esse nel posto esatto dove l'avete presa. Poi tornate da me».

Pazientemente, le due donne cercarono di eseguire l'ordine del saggio. La prima trovò facilmente il punto dove aveva preso la pietrona e la rimise a posto. La seconda invece girava invano, cercando di ricordarsi dove aveva raccattato le piccole pietre della sua borsa. Era chiaramente un compito impossibile e tornò mortificata dal saggio con tutte le sue pietre.

Il sant'uomo sorrise e disse: «Succede la stessa cosa con i peccati. Tu, - disse rivolto alla prima donna - hai facilmente rimesso a posto la tua pietra perché sapevi dove l'avevi presa: hai riconosciuto il tuo peccato, hai ascoltato umilmente i rimproveri della gente e della tua coscienza, e hai riparato grazie al tuo pentimento. Tu, invece, - disse alla seconda - non sai dove hai preso tutte le tue pietre, come non hai saputo accorgerti dei tuoi piccoli peccati. Magari hai condannato le grosse colpe degli altri e sei rimasta invischiata nelle tue, perché non hai saputo vederle».

peccatopentimentoconfessioneperdono di Diomisericordiacoscienzaumiltà

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inviato da Samiland80, inserito il 08/12/2004

TESTO

20. Coscienza

F.F. Carvajal, Parlare con Dio, II, p. 121-122.

Molti autori spirituali hanno paragonato l'anima ad una stanza chiusa. Quanto più si spalanca la finestra ed entra la luce, tanto più si potranno notare i difetti, la sporcizia, gli oggetti senza valore e quelli guasti che vi sono accumulati. Nell'esame, con l'aiuto della luce della grazia, ci conosciamo come in realtà siamo (cioè come siamo innanzi a Dio)... Quando non vediamo di che cosa pentirci, non è, di solito, perché manchino colpe e peccati, ma perché siamo chiusi alla luce di Dio, che ci indica in ogni momento la situazione della nostra anima. Se si chiude la finestra la stanza rimane buia; allora non si vedono la polvere, la sedia fuori posto, il quadro storto e altri disordini e imperfezioni, forse gravi.

coscienza bene e male pentimento esame di coscienza

Valutazione: 0 voti

inviato da Luigi, inserito il 07/12/2004

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