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TESTO

1. L'altro   1

Kahlil Gibran, Gesù figlio dell'uomo

Il tuo prossimo
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l'orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.

prossimofratellanzacomunitàinterioritàrapporto con gli altriunione

Valutazione: 0 voti

inviato da Cinzia Novello, inserito il 20/09/2012

TESTO

2. La gioia e il dolore   1

Kahlil Gibran, Il profeta

Allora una donna chiese: Parlaci della Gioia e del dolore.

Ed egli rispose: La vostra gioia è il dolore stesso senza maschera. E la fonte stessa dalla quale scaturisce il vostro riso, è stata spesso piena di lacrime. E come potrebbe essere diversamente? Quanto più a fondo scava il dolore nel vostro essere, tanta più gioia potrete contenere. Quando siete felici, guardate in fondo al vostro cuore e scoprirete che è solo quello che vi ha procurato dolore a darvi gioia. Quando siete tristi, guardate ancora dentro di voi e scoprirete di piangere per quella che è stata la vostra gioia. Alcuni dicono: "La gioia è più grande del dolore", altri dicono: "No, è più grande il dolore". Ma io vi dico che sono inseparabili. In verità siete bilance che oscillano tra il dolore e la gioia. Soltanto quando siete vuoti, state fermi in equilibrio.

gioiadoloresofferenzafelicitàequilibrio

Valutazione: 4.5/5 (2 voti)

inviato da Roberto Verrani, inserito il 20/09/2012

TESTO

3. Il miracolo   2

Kahlil Gibran

In un campo ho veduto una ghianda: sembrava così morta, inutile.

E in primavera ho visto quella ghianda mettere radici e innalzarsi, giovane quercia verso il sole.

Un miracolo, potresti dire: eppure questo miracolo si produce mille migliaia di volte nel sonno di ogni autunno e nella passione di ogni primavera.
Perché non dovrebbe prodursi nel cuore dell'uomo?

attesasperanzarinascitacambiamentoconversionefiducia

Valutazione: 5.0/5 (2 voti)

inviato da Cinzia Novello, inserito il 02/05/2012

TESTO

4. Coraggio e forza

Kahlil Gibran

Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.
I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.

coraggioforzaamoresacrificiodoloresofferenzasperanzacarattereforza interiore

Valutazione: 4.0/5 (1 voto)

inviato da Cinzia Novello, inserito il 12/04/2012

RACCONTO

5. Il re saggio

Kahlil Gibran, Le parole non dette, Paoline, 1991

Regnava un tempo nella lontana città di Wirani un re potente e, al tempo stesso, saggio. C'era in quella città un pozzo la cui acqua fresca e cristallina attingevano tutti gli abitanti, compreso il re e i suoi cortigiani, poiché non vi erano altri pozzi. Una notte, mentre tutti dormivano, nella città penetrò una strega e versò nel pozzo sette gocce di un liquido strano, dicendo: «Da questo istante, chi beve di quest'acqua diverrà folle».

Il mattino seguente tutti gli abitanti della città, escluso il re e il gran ciambellano, attinsero dal pozzo e divennero folli, come la strega aveva predetto.

E per tutto il giorno la folla, nei vicoli angusti e nelle piazze della città, non fece altro che bisbigliarsi: «Il re è pazzo. Il nostro re e il gran ciambellano hanno smarrito la ragione. Non possiamo certo servire un re folle».

Quella sera il re ordinò che si colmasse un calice d'oro con acqua del pozzo. E quando glielo portarono, ne bevve sorsi profondi, e ne offrì al gran ciambellano. E ci fu gran gioia in quella lontana città di Wirani, perché il re e il gran ciambellano avevano riacquistato la ragione.

ragionefolliasaggezza

Valutazione: 3.5/5 (2 voti)

inviato da Busato Don Paolo, inserito il 06/07/2011

TESTO

6. II dono   2

G. Kahlil Gibran

Ci sono quelli che danno poco
del molto che hanno
e lo danno per ottenerne riconoscenza;

e il loro segreto desiderio guasta i loro doni.

E ci sono quelli
che hanno poco e danno tutto:
sono proprio loro
quelli che credono nella vita,
e nella generosità della vita,

e il loro scrigno non è mai vuoto.

Ci sono quelli che danno con gioia,
e quella gioia è la loro ricompensa.
E ci sono quelli che danno con dolore

e questo dolore è il loro battesimo.

E ci sono quelli che danno
e nel dare non provano dolore
né cercano gioia

né danno pensando alla virtù.

Essi danno come in quella valle laggiù
Il mirto esala nello spazio la sua fragranza.
Per mezzo delle mani di gente come loro
Dio parla e dietro ai loro occhi
egli sorride alla terra.

E' bene dare quanto si è richiesti,
ma è meglio dare quando,
pur non essendo richiesti,
si comprendono i bisogni degli altri.

E per chi è generoso
Il cercare uno che riceva
È gioia più grande che il non dare.

E c'è forse qualcosa che vorresti trattenere?

Tutto ciò che hai
un giorno o l'altro sarà dato via:
perciò dà adesso,
così che la stagione del dare sia la tua,
non quella dei tuoi eredi.

donare

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Qumran2, inserito il 30/09/2010

TESTO

7. Le persone più felici   1

Kahlil Gibran

Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto,
ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.

La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta,
ma di come danzare nella pioggia!

felicitàottimismosperanzafiducia

Valutazione: 4.3/5 (3 voti)

inviato da Qumran2, inserito il 02/12/2009

TESTO

8. Il dolore e la gioia

Kahlil Gibran

Il tuo dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la tua capacità di comprendere. E se potessi mantenere il cuore sospeso in costante stupore ai quotidiani miracoli della vita, il dolore non ti sembrerebbe meno meraviglioso della gioia; e accetteresti le stagioni del tuo cuore, come hai sempre accettato le stagioni che passano sui tuoi campi.

gioiadolore

Valutazione: 0 voti

inviato da Fiorella Corticelli, inserito il 05/06/2009

TESTO

9. L'altro   2

Kahlil Gibran

Il tuo prossimo
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l'orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.

affettivitàunionealtruismoamicizia

Valutazione: 0 voti

inviato da Gloria Salvi, inserito il 29/05/2009

PREGHIERA

10. La preghiera del creato

Kahlil Gibran

Se ascoltate i boschi e le montagne nella quiete della notte,
li sentirete dire in silenzio:
"Dio nostro, è nostra volontà ciò che tu vuoi.
E' nostro desiderio ciò che tu desideri.
E il tuo comando trasforma le nostre notti,
che sono le tue notti,
in giorni che sono i tuoi giorni.
Non possiamo chiederti nulla, perché conosci i nostri bisogni,
prima ancora che essi nascano:
il nostro bisogno sei tu; e nel darci te stesso, ci dai tutto".

creatocreazionenaturavolontà di Dio

Valutazione: 5.0/5 (1 voto)

inviato da Fiorella Corticelli Sarti, inserito il 26/02/2006

TESTO

11. Il Dare   2

Kahlil Gibran

Allora un uomo ricco disse: Parlaci del Dare.
E lui rispose:
Date poca cosa se date le vostre ricchezze.
E' quando date voi stessi che date veramente.

Che cosa sono le vostre ricchezze se non ciò che custodite e nascondete nel timore del domani?

E domani, che cosa porterà il domani al cane troppo previdente che sotterra l'osso nella sabbia senza traccia, mentre segue i pellegrini alla città santa?
E che cos'è la paura del bisogno se non bisogno esso stesso?

Non è forse sete insaziabile il terrore della sete quando il pozzo è colmo?

Vi sono quelli che danno poco del molto che possiedono, e per avere riconoscimento, e questo segreto desiderio contamina il loro dono.
E vi sono quelli che danno tutto il poco che hanno.

Essi hanno fede nella vita e nella sua munificenza, e la loro borsa non è mai vuota.

Vi sono quelli che danno con gioia e questa è la loro ricompensa.

Vi sono quelli che danno con rimpianto e questo rimpianto è il loro sacramento.

E vi sono quelli che danno senza rimpianto né gioia e senza curarsi del merito.

Essi sono come il mirto che laggiù nella valle effonde nell'aria la sua fragranza.

Attraverso le loro mani Dio parla, e attraverso i loro occhi sorride alla terra.

E' bene dare quando ci chiedono, ma meglio è comprendere e dare quando niente ci viene chiesto.

Per chi è generoso, cercare il povero è gioia più grande che dare.
E quale ricchezza vorreste serbare?
Tutto quanto possedete un giorno sarà dato.

Perciò date adesso, affinché la stagione dei doni possa essere vostra e non dei vostri eredi.
Spesso dite: "Vorrei dare ma solo ai meritevoli".

Le piante del vostro frutteto non si esprimono così né le greggi del vostro pascolo.
Esse danno per vivere, perché serbare è perire.

Chi è degno di ricevere i giorni e le notti, è certo degno di ricevere ogni cosa da voi.

Chi merita di bere all'oceano della vita, può riempire la sua coppa al vostro piccolo ruscello.

E quale merito sarà grande quanto la fiducia, il coraggio, anzi la carità che sta nel ricevere?

E chi siete voi perché gli uomini vi mostrino il cuore, e tolgano il velo al proprio orgoglio così che possiate vedere il loro nudo valore e la loro imperturbata fierezza?

Siate prima voi stessi degni di essere colui che dà e allo stesso tempo uno strumento del dare.

Poiché in verità è la vita che dà alla vita, mentre voi, che vi stimate donatori, non siete che testimoni.

E voi che ricevete - e tutti ricevete - non permettete che il peso della gratitudine imponga un giogo a voi e a chi vi ha dato.
Piuttosto i suoi doni siano le ali su cui volerete insieme.

Poiché preoccuparsi troppo del debito è dubitare della sua generosità che ha come madre la terra feconda, e Dio come padre.

daregenerositàgratuitàriconoscenza

Valutazione: 0 voti

inviato da Daniela Antonini, inserito il 25/02/2006

TESTO

12. Pensare a se stessi

Kahlil Gibran

Pensare a se stessi è terrificante,
ma è la sola cosa onesta:
pensare a me come io sono,
alle mie brutte caratteristiche,
alle mie belle qualità,
e stupirmene.
Quale altro concreto inizio,
da quale punto di partenza progredire,
se non da me stesso?

esame di coscienzainterioritàaccettazione di sé

Valutazione: 0 voti

inviato da Anna Barbi, inserito il 27/08/2003

TESTO

13. Maturare insieme

Kahlil Gibran

Non troverai mai persone assolutamente
congeniali con cui vivere:
neanche una su un milione a cui
tu possa sempre dire ogni cosa.
Ma questo che importanza ha?
Il rapporto può essere dolce comunque.
Ciò che ordinariamente si definisce
"comprensione" può essere "asservimento".
La cosa veramente grandiosa è
il maturare della consapevolezza.

conviverematrimoniofamigliacoppiasposiaccettazione

Valutazione: 0 voti

inviato da Anna Lianza, inserito il 01/04/2003

TESTO

14. Occasioni

Kahlil Gibran, La voce del maestro

Non rinunciare alla speranza,
non abbandonarti
alla disperazione
per ciò che è stato:
piangere l'irrecuperabile
è la peggiore delle debolezze umane.

Non essere come colui
che siede a lato del fuoco,
guarda la fiamma estinguersi,

poi soffia sulle ceneri.

Chi cerca di afferrare un'opportunità
quand'è passata
è come chi la vede avvicinarsi
ma non le va incontro.

speranzaottimismopassatopresentevalore del tempoopportunismoaudaciapositivitàcoraggio

Valutazione: 3.5/5 (2 voti)

inviato da Ilaria Zocatella, inserito il 26/03/2003

TESTO

15. Solidali nel dolore   1

Kahlil Gibran, Le parole non dette

Chi partecipa al tuo piacere
ma non al tuo dolore
perde la chiave
di una delle sette porte
del paradiso.

Puoi dimenticare
la persona con cui hai riso,
mai quella
con cui hai pianto.

doloresofferenzacondivisionesolidarietàamore

Valutazione: 0 voti

inviato da Ilaria Zocatella, inserito il 26/03/2003

TESTO

16. Risparmiarsi   1

Kahlil Gibran, Le parole non dette

Viveva un tempo
un ricco che andava fiero,
e con ragione, della sua cantina
e del vino che vi conservava.
E aveva un'anfora di vecchissima annata
tenuta in serbo per un'occasione speciale,
nota a lui solo.

Gli fece visita il governatore
e lui rifletté e si disse:
"Non aprirò l'anfora

per un semplice governatore".

E gli fece visita il vescovo della Diocesi,
ma lui si disse:
" No, non aprirò l'anfora.
Il vescovo non saprebbe stimarne il valore,
né le sue narici ne apprezzerebbero
l'aroma".

Venne il principe, e cenò da lui.
Ma l'uomo pensò:
"E' un vino troppo regale
per un principotto qualsiasi".
E persino il giorno
in cui si sposò suo nipote,
l'uomo disse tra sé:
"No, non a questi ospiti
sarà offerto quel vino".

E passarono gli anni, e l'uomo,

ormai vecchio, tornò alla terra.

E nel giorno della sepoltura
il vino d'annata fu preso e portato in tavola
insieme ad altri vini, e fu distribuito
tra i contadini dei dintorni.

E quanto fosse vecchio nessuno lo sapeva.

Per quella gente, tutto ciò che veniva
versato in un bicchiere era,
semplicemente, vino.

risparmiarsirisparmiareaviditàchiusura

Valutazione: 0 voti

inviato da Ilaria Zocatella, inserito il 26/03/2003

TESTO

17. Irripetibili

Kahlil Gibran, Le parole non dette

Alcuni di noi sono come l'inchiostro,
altri come la carta.
E se non fosse
per il nero di quelli,
qualcuno tra noi sarebbe muto;
e se non fosse per il bianco di questi,
qualcuno tra noi sarebbe cieco.
Se ci fossero due uomini uguali,
il mondo
non sarebbe grande abbastanza
da contenerli.

unicitàdiversitàrispettotolleranzareciprocitàirripetibilità

Valutazione: 0 voti

inviato da Ilaria Zocatella, inserito il 26/03/2003

TESTO

18. Il tempo   1

Kahlil Gibran, Il profeta

E un astronomo disse:
Maestro, parlaci del Tempo

Il tempo è senza inizio nell'ordito di un tessuto dove il silenzio, nell'affaticare dell'universo tace e voi vorreste misurare il ritmo dell'universo, l'incommensurabile e l'immenso.

Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.

Del tempo vorreste fare un fiume per sostare presso la sua riva e guardarlo fluire.
Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo.

E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.

E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
Chi di voi non sente che la sua forza d'amore è sconfinata?

E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, né da atto d'amore ad atto d'amore?

E non è forse il tempo, così come l'amore, indiviso e immoto.

Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre, e che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l'attesa.

tempoeternitàeterno

Valutazione: 4.0/5 (1 voto)

inviato da Anna Lianza, inserito il 16/03/2003

TESTO

19. Il lavoro

Kahlil Gibran, Il profeta

Allora un contadino disse: Parlaci del Lavoro.
E lui rispose dicendo:

Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l'anima della terra.

Poiché oziare è estraniarsi dalle stagioni e uscire dal corso della vita, che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l'infinito.

Quando lavorate siete un flauto attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma in musica.

Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta quando tutte le altre cantano all'unisono?

Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.

Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del sogno più remoto della terra, che vi fu dato in sorte quando il sogno stesso ebbe origine.
Vivendo delle vostre fatiche, voi amate in verità la vita.

E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più profondo.

Ma se nella vostra pena voi dite che nascere è dolore e il peso della carne una maledizione scritta sulla fronte, allora vi rispondo: tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.

Vi è stato detto che la vita è tenebre e nella vostra stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti.

E io vi dico che in verità la vita è tenebre fuorché quando è slancio,
E ogni slancio è cieco fuorché quando è sapere,
E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro,
E ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore;

E quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi, con gli altri e con Dio.

E cos'è lavorare con amore?

E' tessere un abito con i fili del cuore, come se dovesse indossarlo il vostro amato.

E' costruire una casa con dedizione come se dovesse abitarla il vostro amato.

E' spargere teneramente i semi e mietere il raccolto con gioia, come se dovesse goderne il frutto il vostro amato.

E' diffondere in tutto ciò che fate il soffio del vostro spirito,

E sapere che tutti i venerati morti stanno vigili intorno a voi.

Spesso vi ho udito dire, come se parlaste nel sonno:

"Chi lavora il marmo e scopre la propria anima configurata nella pietra, è più nobile di chi ara la terra.

E chi afferra l'arcobaleno e lo stende sulla tela in immagine umana, è più di chi fabbrica sandali per i nostri piedi".

Ma io vi dico, non nel sonno ma nel vigile e pieno mezzogiorno, il vento parla dolcemente alla quercia gigante come al più piccolo filo d'erba;

E che è grande soltanto chi trasforma la voce del vento in un canto reso più dolce dal proprio amore.

Il lavoro è amore rivelato.

E se non riuscite a lavorare con amore, ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e, seduti alla porta del tempio, accettare l'elemosina di chi lavora con gioia.

Poiché se cuocete il pane con indifferenza, voi cuocete un pane amaro, che non potrà sfamare l'uomo del tutto.

E se spremete l'uva controvoglia, la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.

E anche se cantate come angeli, ma non amate il canto, renderete l'uomo sordo alle voci del giorno e della notte.

lavoro

Valutazione: 0 voti

inviato da Don Giovanni Benvenuto, inserito il 11/12/2002

TESTO

20. Dolore e gioia   1

Kahlil Gibran

Più profondamente scava il dolore nel vostro essere, e più è la gioia che potete contenere.

doloregioiasofferenzainteriorità

Valutazione: 4.0/5 (2 voti)

inviato da Ilaria Zocatella, inserito il 11/12/2002

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