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Commento su Giovanni 3,22-30
mons. Vincenzo Paglia  

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12 Gennaio (12/01/2007)
Vangelo: Gv 3,22-30   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Gv 3,22-30)

Il Vangelo di Giovanni ci presenta il Battista e Gesù che agiscono simultaneamente per qualche tempo per sottolineare la diversità tra i due. Non si tratta ovviamente solo della diversità geografica (Gesù battezzava in Giudea, nel basso Giordano, mentre il Battista a Salim, verso il Nord) quanto della maggiore attrattiva che aveva la predicazione del giovane profeta di Nazareth. Ma Giovanni Battista chiarisce, ancora una volta, che tutto ciò viene dal cielo. Gesù infatti è l'inviato di Dio, ribadisce Giovanni ai suoi discepoli e alla folla che era accorsa da lui. Ed è Lui pertanto che dobbiamo accogliere e seguire. Per far comprendere la sua missione il Battista richiama il paragone delle nozze: lui è venuto per preparare le nozze, per richiamare l'attenzione della sposa, ossia del popolo d'Israele, ad accogliere lo sposo che sta per venire e vivere quindi la festa nuziale. Non è perciò verso di lui (il Battista) che essi debbono andare ma verso lo sposo, Gesù di Nazareth. Questa testimonianza del Battista richiama il compito di ogni predicatore: preparare il cuore di chi ascolta ad accogliere il Signore. Ma è anche il compito di ogni credente: aiutare gli altri ad accogliere nel proprio cuore Gesù. È il senso della splendida affermazione di Giovanni: "Egli deve crescere e io invece diminuire". Quante volte siamo preda del nostro protagonismo, del nostro voler apparire, del nostro stare sulla scena. Ciascuno di noi deve diluire nel proprio orgoglio perché cresca in noi e negli altri l'amore per Gesù. Ancora una volta il Battisti ci sta davanti e ci insegna come essere discepoli.

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