Parole Nuove
Commenti al Vangelo e alla Liturgia
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Vegliate perchè non sapete nè il giorno nè l'ora
don Romeo Maggioni  

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XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (06/11/2005)
Vangelo: Mt 25,1-13   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mt 25,1-13)

La vita finisce con la morte. La storia termina con la fine del mondo.
E poi?
Se c'è un dopo, e un dopo condizionato dal prima, cambia completamente la vita; quella almeno che sembra vivere il nostro mondo pagano di oggi, indifferente ad ogni valore, tesa al godimento immediato, senza riferimenti etici, senza.. speranza!
Queste ultime domeniche dell'anno liturgico ci parlano proprio del come dover vivere per poter giungere ad avere un aldilà di vita e poter "essere sempre con il Signore" (II lett.).
Si tratta allora di vivere la vita come attesa e con vigilanza.

1) QUALE ATTESA?

La nostra precarietà non è roba morta. Essa genera desideri, attese, insoddisfazioni che spingono a volere mete e traguardi più alti. Nell'uomo c'è una ricerca, una speranza, che sospinge – nonostante l'esperienza contraria – fino all'infinito, all'assoluto, oltre ogni sua finitezza. Dare spazio a questa 'scalatà, purificandone le mire, significa crescere in sapienza (cfr. I lett.) e rispondere alle domande di senso e di speranza, per saziare con verità e felicità ogni fame possibile del cuore dell'uomo. Rinunciarvi – fino all'alienazione dell'edonismo o fino alla rassegnazione del 'pensiero debole' – per vivere solo del "come" e non del "perché", è tradire l'uomo nella sua più intima struttura di essere pensante e libero.
Questa tensione profonda – stando alla Bibbia – non è che l'emergere di una strutturazione originaria della creatura umana, quale è uscita dalle mani di Dio: Dio ha creato l'uomo a sua immagine, o meglio "lo ha predestinato ad essere conforme all'immagine del Figlio suo perché egli sia il primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,29). L'uomo è un impasto di umano e di divino, di terreno e di eterno, di finito e di infinito. In sostanza: è stato voluto figlio di Dio perché ne divenga erede, simile a Lui. Questo spiega ogni insoddisfazione umana finché non raggiunga quell'unico destino iscritto in ciascuno: quello di divenire come Dio. "Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te", diceva sant'Agostino.
Se è nella natura dell'uomo il bisogno di un "dopo", Dio non ha mancato di proporglielo e di offrirglielo, con tutti i colori della gratuità, della magnificenza, della tenerezza e della intimità quale si esprime in un rapporto d'amore sponsale. Tutta la Bibbia presenta questa immagine di Dio che invita l'uomo alla alleanza sponsale con Lui. Nelle ultime pagine dell'Apocalisse è presentata la Chiesa (l'umanità che si è aperta a Dio) come "una sposa adorna per il suo sposo" (Ap 21,2), pronta a entrare nella intimità nuziale della Gerusalemme celeste. La parabola di oggi parla appunto di un corteo di nozze al quale bisogna partecipare preparati se si vuol entrare con lo sposo e non trovare la porta chiusa rimanendo esclusi definitivamente dal Regno.

2) QUALE VIGILANZA?

Il Preconio pasquale della Liturgia Ambrosiana così canta nella santa veglia: "Teniamo le fiaccole accese come fecero le vergini prudenti; l'indugio potrebbe attardare l'incontro col Signore che viene. Verrà certamente e in un batter di ciglio, come il lampo improvviso che guizza da un estremo all'altro del cielo". C'è il pericolo di assopirsi nella lunga attesa, nella lunga notte della vita e di lasciar affievolire la lampada della nostra fede e della nostra speranza. La notte è segnata da prove che a volte fan perdere fiducia in un Dio che si presenta come Padre e Sposo. Il primo senso di "Vegliate!" è rifornirsi dell'olio della conoscenza sempre più rassicurante del vero volto di Dio perché sia stampato in noi come un assoluto affidabile anche nei momenti di prova. Gesù al Getsemani disse: "Abbà, papà, non capisco, ma mi fido!" (cfr. Mc 14,36).
L'idea della porta chiusa in faccia e l'espressione "Non vi conosco" richiama un altro senso della vigilanza. Un giorno Gesù disse: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità" (Mt 7,21-23). Qui vigilanza significa - dopo aver compreso le parole di Cristo e averle accolte - costruire sulla roccia sicura non del dire ma del fare: "Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica" (cfr. Mt 7,24-27).

Le vergini che sono corse all'ultimo momento a prendere l'olio e sono state chiuse fuori ricordano che non bisogna aspettare l'ultimo momento, non bisogna fare i furbi e dire... domani! Adesso godiamoci la vita e poi... vedremo all'ultimo momento. Si dice: muore bene chi ha vissuto bene. L'appuntamento con Dio è sempre imprevedibile. Il giudizio di Dio non farà che sancire quello che abbiamo scelto noi. Non si potrà andare in cerca dell'olio di altri: ciascuno è chiamato – in queste cose serie – a rispondere della propria libertà e responsabilità. E' lo specifico della libertà: quello di decidere il proprio destino. Su questo anche Dio non può intervenire.

Non va dimenticato che si parla pure di essere chiusi fuori, ovvero dell'inferno. Se la libertà ha un senso, anche davanti a Dio, non può essere tutto indifferente. E' difficile capire il mistero dell'inferno, eppure ne parlano le Scritture e Gesù. E' meglio stare a ciò che è scritto invece che a tante chiacchiere gratuite e un po' troppo interessate!

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