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Parole Nuove Commenti al Vangelo e alla Liturgia a cura di www.qumran2.net |
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Salvami, Signore!
don Marco Pratesi 
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Gran bel Vangelo, questo. La vicenda tra Pietro e Gesù è veramente una buona notizia per tutti.
Dopo che Gesù, venendo incontro ai discepoli sul mare, li ha rassicurati, Pietro esce allo scoperto, si butta, rischia, subito lo chiama: "Signore!", ed è già una forte professione di fede. Egli crede in Gesù, e la sua frase ("se sei tu...") non esprime dubbio, ma sollievo, gioia, confidenza: non si tratta di un fantasma ignoto ma della presenza amica e conosciuta del Signore, verso la quale andare. Egli però non prende autonomamente l'iniziativa di uscire dalla barca. Prega: "ordina che io venga". Sa bene che sarebbe follia sfidare le acque, potrebbe farlo solo se chiamato dal Signore. Deve infatti affrontare le acque, simbolo di ciò che è incontrollato e ostile, le potenze del caos, tutto quanto c'è di malvagio e più forte di noi.
Pietro, chiamato, cammina.
Ma a un certo punto comincia a "vedere" il vento forte, e si tratta di un "vedere" che è un "rimanere impressionato". Il vento cattura la sua attenzione, e la sua disposizione interiore cambia: non guarda più a Gesù ma al vento, alla minaccia. A questo punto l'abisso che stava sotto entra dentro di lui, comincia a imbarcare acqua, ad affondare, a perdersi. Di fronte al pericolo comincia a dubitare: davvero la mia vita è al sicuro? davvero posso fidarmi della parola del Signore?
Sarebbe inghiottito definitivamente se non ritrovasse l'invocazione. Perché Pietro è di poca fede, ma la fede ce l'ha e sa dove cercare, sa a chi chiedere: "Signore, salvami!". E il Signore "stende la mano", interviene ancora e salva.
È una rappresentazione molto efficace e reale della vita cristiana, del credente che si trova preso in mezzo tra il dubbio totale (affondare) e il credere senza esitazione (camminare). Egli non è totalmente incredulo né del tutto credente ma, appunto, "di poca fede". Credo che in molti possiamo riconoscerci in questo quadro. Siamo minacciati dall'abisso, ma non siamo nemmeno sottratti alla mano del Signore.
È il cammino del discepolo, che si dipana tra questi due poli: la grandezza della promessa da un lato, la povertà umana dall'altro. In questo senso, dubbio e fede non possono essere separati: l'esperienza fatta porta Pietro ad una fede ancora più profonda. La fede non è acquisizione scontata, ma lotta e confronto con l'abisso del dubbio, sempre nuovamente superato e calcato.
Certo, solo perché Gesù ci chiama, e perché rimane sempre vicino, pronto ancora a stendere la sua mano forte e amica.
All'offertorio:
Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio aumenti la nostra fede, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.
Al Padre Nostro:
Animati dallo Spirito di Gesù e dalla sua fiducia profonda nella bontà del Padre, preghiamo come il Signore ci ha insegnato: