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La parabola dei due figli
Giovani Missioitalia 
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Ascoltando questo brano verrebbe la voglia di identificarsi nel primo o nel secondo figlio... sono colui che dice "si" e poi non và nella vigna o l'altro che non ne ha voglia, ma poi ci và? In realtà i due sono molto più simili di quello che sembra e, a guardarli bene, entrambi sono figure distorte.
C'è un errore di fondo nel loro pensiero, nella loro relazione col Padre: lo considerano entrambi come un padrone.
Il primo accetta subito, vuol far credere a suo padre di essere quello che non è, ma poi, appena può, disattende l'impegno preso. Il secondo risponde chiaro "Non ho voglia!", avverte il lavoro nella vigna come pesante, preferirebbe fare altro, avrebbe altri progetti, altre intenzioni, però il senso del dovere alla fine vince su di lui e (per paura di un castigo? per un senso di colpa?) si incammina verso la vigna.
Il problema dei due fratelli è essenzialmente lo stesso: vedono il Padre come un padrone. E questa relazione distorta li porta a vivere come schiavi di una volontà superiore che non capiscono, ma di cui sentono soggezione e timore.
Siamo ben lontani da quell'annuncio liberante portato da Gesù!
Il senso del brano non è di seguire la volontà del Padre quasi "per farlo contento", per soddisfare i suoi "bizzarri" voleri come lavoratori instancabili.
La logica è capovolta: Dio è un padre, non un padrone.
Dio ama e invita ad accogliere il suo amore, non comanda.
Quello che ci chiede è di collaborare alla costruzione del suo Regno (la vigna!) perché l'uomo sia felice, non per renderlo schiavo... ma questo lo si capisce solo se ci si sente figli. E beati i peccatori e le prostitute che ci precederanno nel suo Regno, non perché siano stati più meritevoli, ma perché semplicemente si sono riconosciuti come figli amati.
Venga il suo Regno e sia fatta la sua volontà!
DOMANDE O PROVOCAZIONI?