Parole Nuove
Commenti al Vangelo e alla Liturgia
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Ogni volta che avete soccorso uno solo dei più piccoli, l'avete fatto a me
Ileana Mortari - rito romano  

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XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) - Cristo Re (20/11/2011)
Vangelo: Mt 25,31-46   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mt 25,31-46)

Tutti e tre i vangeli sinottici presentano, al termine del ministero pubblico di Gesù, il cosiddetto "discorso escatologico", cioè relativo alla fine dei tempi; in Matteo tuttavia esso è molto più lungo, con varie parti proprie del primo evangelista, incentrate soprattutto sull'esortazione alla vigilanza e sul modo corretto di viverla; questo perché nella comunità di Matteo degli anni '80, venuta meno l'attesa impaziente di un immediato ritorno del Cristo, la tensione ai era allentata, la vita cristiana si era affievolita, aveva perso mordente, "si adagiava" nel tran-tran quotidiano e il nostro redattore si preoccupa appunto di risvegliarla alla fede operosa ed attiva. Anche la pericope odierna è propria di Matteo. In origine era forse una parabola, come si capisce dal paragone del pastore e delle pecore; poi si è gradualmente evoluta fino a diventare una sorta di "visione profetica" del giudizio finale.

La scena è descritta in stile "apocalittico"e richiama la famosa visione del "Figlio dell'uomo", cui "l'Anziano dei giorni" conferisce "potere" su "tutti i popoli, nazioni e lingue" (Daniele 7,9-14).
L'apparato è quello di un'austera seduta giudiziaria, cui saranno sottoposte "tutte le genti" (v.32): è davvero un'immagine grandiosa, che ha fatto definire questo testo come il più universalistico di tutto il Nuovo Testamento.

Inizia quindi l'azione giudiziaria; per prima cosa il Figlio dell'uomo "separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra" (vv.32-33). Nell'antichità destra e sinistra indicavano la buona e la cattiva sorte e i capri sono presi qui come simbolo dei "cattivi" forse perché normalmente violenti e aggressivi fra di loro e con le pecore.

Ed ecco che hanno luogo i due lunghi dialoghi del "re" con quelli alla sua destra e con quelli alla sua sinistra. Il Figlio dell'uomo è riconosciuto "re", dal momento che - come dice lo stesso Gesù al termine del vangelo - "Mi è stato dato [da Dio]ogni potere in cielo e in terra" (Mt.28,18); Egli agisce in totale obbedienza al Padre, "cui consegnerà il regno, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza" (1° Cor.15,24 - 2° lettura di oggi).

Il re-giudice si rivolge a quelli alla sua destra e li invita a ricevere in eredità il regno, perché "ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete, etc." e all'obiezione di quelli: "Quando, o Signore?", egli risponde: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (v.40). Ora, l'elenco delle azioni di carità da compiere verso i bisognosi ripete gli schemi tradizionali delle opere di misericordia previsti dall'Antico Testamento; vedi ad esempio Isaia 58,7: "Non è piuttosto questo il digiuno che io voglio....dividere il pane con l'affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che è nudo....?" oppure Tobia 4, 16: "Da' il tuo pane a chi ha fame e fa' parte dei tuoi vestiti agli ignudi. Da' in elemosina quanto ti sopravanza...".

Ma qui compare un elemento assolutamente nuovo, originale, impensabile da parte dei soggetti sottoposti al giudizio; senza saperlo, essi hanno compiuto le opere di attenzione e carità verso Cristo stesso, che si identifica con i "fratelli più piccoli".
Dunque questo re che ora appare nella gloria si manifesta come colui che in realtà ha solidarizzato fino in fondo con i "piccoli", cioè i deboli, gli indifesi, i disarmati, i bisognosi in ogni senso; come colui che è vissuto per amore e che è morto per amore di tutti gli uomini. Allora solo chi ha soccorso "i piccoli" (e indirettamente il Cristo, in essi presente) riceve in eredità il regno; non è richiesto altro, neppure la professione di fede.

Il testo che stiamo esaminando ha un efficace parallelo in un passo del Discorso della Montagna: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno: Signore, non abbiamo noi profetato, cacciato demoni e compiuto miracoli nel tuo nome? Io dirò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, operatori di iniquità." (Mt.7,21-23).
Dunque perfino fare qualcosa nel nome di Gesù è per Lui "iniquità", se non è accompagnato dall'amore! La fede è grande, ma la carità è ancora più grande, dice S.Paolo in 1° Corinti 13,13 e questo brano lo dimostra chiaramente, perché chi si è comportato all'opposto, cioè non ha dato da mangiare all'affamato, etc. si sentirà dire:"Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (v.41).

Se in tanti passi del vangelo si parla dell'amore e della carità misericordiosa, forse in nessuno come in questo essa è stata così ampiamente esemplificata, e con l'intento di rappresentare nelle opere indicate una realtà vasta quanto è vasto il campo da cui sale il grido di indigenti, indifesi, sofferenti, emarginati, oppressi, sfruttati e perseguitati! Anche ai non cristiani non verrà richiesta una professione di fede, ma l'attestato della carità; è solo quest'ultima, che, come il sale dà sapore ai cibi, conferisce sapore e senso a tutti gli altri atti di fede e di culto.

Nel Catechismo di S.Pio X, al capitolo sulle Beatitudini segue quello "Delle opere di misericordia", codificate in 7 "corporali" e 7 "spirituali". Val la pena ricordarle, quale sintesi ed esemplificazione dei molteplici modi in cui siamo chiamati a vivere la compassione verso i nostri fratelli, se desideriamo anche noi "ricevere in eredità il regno preparato per noi fin dalla fondazione del mondo" (v.34)

Dal Catechismo di S.Pio X parte V cap.4°


Le opere di misericordia corporali:
1° - Dar da mangiare agli affamati
2° - Dar da bere agli assetati
3° - Vestire gli ignudi
4° - Alloggiare i pellegrini
5° - Visitare gli infermi
6° - Visitare i carcerati
7° - Seppellire i morti

Le opere di misericordia spirituali:
1° - Consigliare i dubbiosi
2° - Istruire gli ignoranti
3° - Ammonire i peccatori
4° - Consolare gli afflitti
5° - Perdonare le offese
6° - Sopportare pazientemente le persone moleste
7° - Pregare Dio per i vivi e per i morti

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