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Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti
Movimento Apostolico - rito ambrosiano 
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Impareremmo tanto anche per la nostra vita, se studiassimo con somma attenzione le risposte che Gesù dona quando viene interrogato o anche contraddetto per pensieri cattivi, mormorazione, falsa testimonianza, pregiudizi e cose del genere.
La trasmissione della fede avviene anche per dialogo e questo è fatto di domande e di risposte. Come Gesù si relaziona con i suoi interlocutori? Quali modalità sceglie di volta in volta? Quando si serve di argomenti di ragione? Quando di esperienza quotidiana? Quando di parabole? Quando della Scrittura? Quando infine addirittura non risponde? Avere una visione globale di tutte queste modalità, di certo ci aiuta nella trasmissione della verità che è sempre a fondamento della fede.
Queste modalità sono possibili in Cristo Gesù per due motivi che è giusto che noi conosciamo. Il primo è questo: Gesù è pervaso di sapienza dall'Alto. Nella sapienza cresce ogni giorno. Di sapienza si nutre e si alimenta. Lo Spirito Santo che è in Lui e che è Spirito di Sapienza lo conduce nell'uso della giusta modalità. Sbagliare la modalità è compromettere il dono della verità. L'evangelizzatore mai dovrà compromettere questo dono. Lui lavora per la verità e deve essere un vero esperto. Lo potrà essere, se rimane, abita, dimora sempre nello Spirito Santo.
Il secondo motivo è questo: l'uomo che è dinanzi a sé non sempre è il piccolo, il semplice, colui che cerca la verità, che vuole aprire il cuore ad una speranza nuova. Dinanzi a Lui vi è il dotto, il superbo, l'arrogante, il malvagio, il maligno, l'empio, colui che spia i suoi passi per farlo cadere. Vi sono anche quanti hanno già deciso di ucciderlo, a motivo della verità che lui porta, annunzia, proclama di conoscere. Sapienza e prudenza in questo caso devono divenire in Lui una cosa sola. Lui deve instaurare il Regno si Dio sulla terra e non può essere ucciso o tolto di mezzo prima che tutto sia compiuto. Da qui la necessità della somma sapienza e dell'infinita prudenza, frutto in noi della grazia dello Spirito Santo.
La domanda del dottore della Legge oggi non pone particolari problemi a Cristo Gesù. È sufficiente citare la Legge Antica. Cosa che Gesù fa unendo i due comandamenti dell'amore. Il primo verso Dio e il secondo verso l'uomo. Dio si ama con tutto il cuore, tutta l'anima, tutta la mente. Il prossimo si ama come noi stessi. Tutta la Legge e i Profeti sono racchiusi in questi due Comandamenti. Ogni altro comandamento è solo esplicitazione di questi due.
Quello che Gesù qui non dice ed è ben giusto che lo si dica è che l'amore è purissima obbedienza al Comando di Dio, secondo le modalità e il tenore dello stesso Comando. Nell'amore nulla è lasciato alla libera volontà, mente, cuore, interpretazione del singolo. Tutto invece è voluto, stabilito, legiferato dal Signore, il solo ed unico, eterno Legislatore dell'uomo. Oggi è proprio questo che fa difetto nella nostra mentalità. Pensiamo di stabilire noi le leggi dell'amore, noi le modalità, noi le forme, noi l'intensità, noi la sostanza, noi la natura. All'uomo è dato solo di obbedire, non di decidere. La decisione non gli appartiene. Questa è solo proprietà divina ed è dell'unico Dio e Signore. Neanche Cristo Gesù ha mai stabilito come amare, dove amare, chi amare. È stato sempre il Padre suo che gli ha comandato forme, tempi, modalità di amare.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, aiutaci a comprendere che l'amore evangelico è purissima obbedienza. Angeli, Santi, fateci amare secondo la volontà di Dio sempre.