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Commenti al Vangelo e alla Liturgia
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Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme
Movimento Apostolico - rito romano  

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S. Vincenzo de' Paoli (27/09/2011)
Vangelo: Mt 25,31-46   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mt 25,31-46)

Gesù si lascia sempre servire dalla volontà del Padre. Al timone della sua vita vi è Dio. È Lui che ha preso nelle sue mani la barca del Suo Verbo Incarnato e con divina sapienza la conduce, guidandola verso Gerusalemme, il luogo del suo innalzamento e della sua glorificazione, passando però attraverso la morte di croce.
Il Padre serve Gesù, guidando la sua vita. Gesù si lascia guidare dal Padre con ferma decisione, fermo convincimento, ferma volontà, con cuore e spirito fermi, cioè ancorati in modo irreversibile al comandamento del Padre. Il Padre comunica la sua volontà al Figlio. Il Figlio la sfa sua. Realizza la volontà del Padre come sua personale volontà. È questa la perfetta obbedienza di Gesù Signore: fare propria la divina volontà e assolvere anche al più piccolo suo precetto.
Noi, anche se obbediamo, non seguiamo lo stile e la modalità di Gesù Signore. La volontà di Dio è di Dio, non nostra. Se la viviamo, lo facciamo con poco zelo, poca passione, poca determinazione, poca fermezza. Tutto questo avviene perché per noi è qualcosa fuori di noi, che non ci appartiene, è di un altro. Manca a noi quello zelo che si fa fuoco che arde e che consuma il nostro cuore per tutto il tempo che va dal comando ricevuto al comando eseguito.
Questa verità così Gesù l'annunzia: "Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire" e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più. Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!" (Lc 12,41-50). La volontà di Dio può essere ignorata, disprezzata, fatta parzialmente, vissuta con intensità di amore, compiuta con infinito zelo, ma anche fatta divenire nostra propria volontà, desiderio, vita e portata a compimento come un fuoco che ci divora dentro. Gesù era divorato dal fuoco dell'obbedienza.
Gesù è vero profeta, non però sul modello di Elia, che face piovere fuoco dal cielo per attestare la verità della sua missione. Gesù è profeta che dovrà attestare la sua verità facendo scendere un altro fuoco. Il suo è un fuoco che non conduce alla morte fisica, cioè all'eliminazione degli avversari, dona invece risurrezione, nuova vita, incendia il cuore d'amore per il Signore, illumina e rischiara la mente di eterna verità.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, dateci questo fuoco divino.

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