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Commento su Prima Lettera a Timoteo 1, 1-2
Eremo San Biagio 
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"Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio, nostro Salvatore, e di Gesù Cristo, nostra speranza, a Timoteo, figliuolo verace nella fede: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Gesù Cristo, nostro Signore" (1 Tim 1, 1-2).
E' l'apertura della lettera che Paolo indirizza al suo discepolo Timoteo. Gli è caro dirgli anzitutto la sua identità di apostolo che è tale addirittura per divino comando di Dio Padre e del suo Figlio Gesù. Del Padre qui è sottolineato l'aspetto di Salvatore. Di Gesù quello d'essere "nostra speranza". E sappiamo bene per quale ragione Egli spalanca il nostro cuore a piena fiducia. Non è morto e risorto proprio per ottenerci di entrare in cielo?
Bellissimo, sempre in questa apertura di lettera, la tenerezza di Paolo che lo fa rivolgersi a Timoteo come a suo "figlio verace nella fede". L'augurio poi di "grazia misericordia e pace" rivela quanto l'affetto di un padre spirituale maturato nell'alveo della fede, diventa desiderio e invocazione di quanto c'è di più prezioso. Sì, "grazia misericordia e pace" sono quanto di più bello e necessario si possa desiderare per un'esistenza davvero riuscita.
Nella mia pausa contemplativa oggi mi soffermo su queste tre parole, ripetute lentamente, dentro un calmo esercizio di respirazione consapevole.
Ti ringrazio, o Padre. Ti ringrazio, o Figlio Divino Gesù! Ottenetemi la grazia che è il vostro continuo vigore di vita divina, la misericordia che è concretezza d'amore fuori da illusioni intimistiche, la pace per la quale anche la fatica di voler bene è oro fino.
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