Parole Nuove
Commenti al Vangelo e alla Liturgia
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Se tu conoscessi il dono di Dio
don Romeo Maggioni  

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II domenica di Quaresima (Anno A) (20/03/2011)
Vangelo: Gv 4,5-42   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Gv 4,5-42)

L'itinerario quaresimale ambrosiano è tipicamente una catechesi battesimale, un cammino per la scelta di Cristo. Al centro dei vangeli di queste domeniche sta sempre la parola forte di Gesù che esprime la sua identità: "IO SONO", a partire da situazioni e domande esistenziali: la sete, la libertà, la luce, la vita...
Oggi Gesù si presenta come l'acqua viva che disseta pienamente l'uomo, oltre ogni suo sogno: "fino alla vita eterna".
Emblematica è la figura di una donna che va in cerca di soddisfazioni (tipo di ogni amore ..!) e ne rimane delusa. Ben più grande è la sete dell'uomo: "noi abbiamo cisterne piene di crepe", dice Geremia (cf. 2,13). Gesù è il solo e unico Salvatore: "Noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo". Questa è la scelta del battesimo.

1) L'itinerario

Interessante è il cammino che Gesù fa compiere alla donna perché giunga alla fede. Si presenta stanco (..di ricercare noi!) ed è già là ad attenderci! "Dammi da bere". Sua è sempre l'iniziativa. Sua è la delicatezza di coinvolgerci, anzi di sembrare d'aver bisogno di noi. Anche la Madonna a Lourdes disse a Bernadette: "Volete farmi il piacere di venire qui..!", quasi sia Dio a chiedere all'uomo il piacere di essere amato e salvato! Trova l'uomo supponente: "Non hai un secchio". Io ho la scienza, la tecnologia e il progresso.., io so quel che mi disseta! E' l'orgoglio (o l'illusione) dell'autosufficienza del mondo pagano, il vero e profondo peccato dell'uomo di sempre.
"Se tu conoscessi.., e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!". La nostra tragedia è che non conosciamo il Dono di Dio, non abbiamo mai preso lui sul serio, quasi sia un optional per anime pie, o .. per bambini della prima Comunione! Invece è qualcosa di decisivo per la vita. "Chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno". Tutte le esperienze umane anche le più fortunate non riempiono il cuore. Anzi il Dono di Dio supera ogni aspettativa: "L'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna", perché - senza averne spesso chiara coscienza - siamo fatti per l'infinità, per la totalità, per l'eternità. Se conoscessimo quest'acqua, saremmo noi a cercarla. Si lamentava Agostino: "Tardi ti ho conosciuto...", dopo aver girato molte botteghe in cerca di ciò che lo poteva saziare. Quest'acqua viva è un tesoro e una perla così preziosa che merita ogni sacrificio pur di possederla (cf. Mt 13,44ss). Noi invece andiamo a mendicare altre acque, magari i maghi.., o le sette!
"Signore, dammi quest'acqua..!". Dove si trova questa salvezza? Certamente nella storia, perché "la salvezza viene dai Giudei" e nell'evento di Gesù di Nazaret, con i fatti da lui compiuti nella terra di Israele. Ormai però è superato ogni dove, perché IO SONO (cioè Jahvè) è qui: "Sono io, che parlo a te"! Il Messia sono io. Gesù è il pozzo che dà acqua per la vita eterna. La Chiesa, con i suoi sacramenti, è la contemporaneità di Cristo per ogni generazione di uomini che lo cercano con cuore sincero.

2) Il dono

Il Dono di Dio per gli ebrei era la Torah. Lo richiama la prima lettura con i dieci comandamenti. Gesù è "venuto non ad abolire ma a dare pieno compimento" (Mt5,17). La vera novità però della religione portata da Cristo è lo Spirito, "perché Dio è spirito". Lo Spirito Santo ricevuto nel battesimo ci fa e ci fa vivere da figli di Dio. L'acqua è segno dello Spirito. Dichiarò solennemente un giorno Gesù: "Se qualcuno ha sete venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grambo sgorgheranno fiumi d'acqua viva. Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui" (Gv 7,37-39).
Paolo dice: "Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!" (Rm 8,15). E' tutta qui la specifica novità della nostra fede: ci pone davanti a Dio come figli in un atteggiamento di serena fiducia e confidenza. "Lo Spirito stesso, assieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio" (Rm 8,16). Si tratta non di nostre ipotesi mitizzate, ma vero coinvolgimento nelle relazioni divine per l'opera dello stesso Spirito. Ormai questa è la nuova legge e la nuova forza dell'agire: "perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato.." (Rm 8,2). E' la vera e autentica religione: "Viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità".
"In spirito e... verità", significa con cuore di figli e con la forza dello Spirito. Questo stesso stile deve avere la preghiera del cristiano. "Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili: perché egli intercede per i santi secondo i desideri di Dio" (Rm 8,26-27). Con tutto il rispetto per ogni forma personale di preghiera sincera - e di ogni forma sincera di culto a Dio - qui ci troviamo però oggettivamente avvantaggiati, perché è Dio stesso a pregare nel nostro cuore per noi e con noi! E' lo Spirito a farci capire e gustare il dono di Dio. Oggi Paolo invoca per noi questa illuminazione divina: "Illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore" (Epist.).

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I campi già biondeggiano, pronti per la mietitura. E' uno sguardo d'ottimismo quello suggerito da Gesù. Sembra non sia poca e non proprio così indisposta la gente che aspetta di conoscere il vangelo. Ripeteva Gesù che "la messe è molta": il bisogno profondo di Dio c'è ancora e abbondante! Sono gli operai che sono pochi. Gesù ha seminato e semina sempre; tocca agli apostoli, a noi, continuarne la sua opera e fare il raccolto. La samaritana finisce per divenire apostola, con successo, perché ha saputo portare a Gesù tutto il suo intero paese!

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