Parole Nuove
Commenti al Vangelo e alla Liturgia
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Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!
Movimento Apostolico - rito romano  

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Martedì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (18/01/2011)
Vangelo: Mc 2,23-28   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mc 2,23-28)

Gesù viene per fare chiarezza nella nostra mente contorta, capace di trasformare ogni cosa, anche la più pura bellezza e semplicità della Parola del Signore. Leggiamo con somma attenzione il Terzo Comandamento: "Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato". Questa è la "lettera" della Legge. Quale dovrà essere il suo spirito?
Lo spirito di questa "lettera" è il seguente: il giorno di sabato non è dell'uomo, è di Dio. In esso si deve fare tutto ciò che appartiene a Dio. Questo giorno deve essere dedicato allo spirito e non alla carne, all'anima e non al corpo, alle cose del cielo e non a quelle della terra. È un giorno che deve manifestare la Signoria di Dio sull'uomo, della trascendenza sull'immanenza, del Cielo sulla terra, dello spirito sulla materia. Chi però deve fare tutto questo è l'uomo, il quale vive una legge che va ben oltre il Comandamento del Sabato: questa legge è quella della sua conservazione in vita. Conservarsi in vita è legge che è al di sopra di ogni altra legge.
Si può in giorno di sabato fare qualcosa per conservarsi in vita e per conservare la vita dei nostri fratelli, di ogni uomo? Non solo si può. Si deve. I discepoli possono cogliere delle spighe, le possono sfregare con le mani e nutrirsi di qualche chicco di grano per alleviare un po' la loro fame. Loro non vanno né a mietere e né a spigolare per il domani. Neanche raccolgono le spighe per il dopo, bensì per quell'istante.
Gesù difende l'azione dei suoi discepoli al fine di difendere il Padre suo che è nei Cieli e che è l'Autore della Legge. La Legge di Dio è Legge di amore, carità, giustizia, verità, pace, concordia, comunione. È Legge di amore del Signore e dell'uomo. L'amore verso Dio mai può escludere dall'amore verso l'uomo e mai l'amore verso l'uomo potrà escludere dall'amore verso Dio. Amando Dio si deve amare sempre l'uomo. Amando l'uomo si deve amare sempre il Signore.
Dinanzi alle necessità dell'uomo è Dio stesso che si prende premura dei suoi figli. Se Dio si prende premura, tutte le sue cose possono essere messe a disposizione dell'uomo. È quanto fa Abiatàr, che mette a disposizione di Davide e dei suoi compagni, i pani sacri dell'offerta. La carità va ben oltre ogni ritualità. Gesù però annunzia un'altra grandissima verità. È Lui l'Interprete autorevole, infallibile della Legge del Padre suo. Lui per questo è venuto: per insegnarci la Legge secondo la più pura, più santa, più autentica sua verità. Lui è il Signore del sabato, perché è Lui oggi che decide ciò che è bene fare e ciò che non conviene che venga fatto. La carità verso l'uomo deve avere la preminenza su tutto. Questo è il suo nuovo statuto.
Vergine Maria, Madre della redenzione, aiutaci a credere in Cristo Gesù, unico e perfetto interprete della Legge di Dio. Angeli e Santi, conduceteci in questa fede.

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