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Parole Nuove Commenti al Vangelo e alla Liturgia a cura di www.qumran2.net |
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Perduta… ritrovata: Rallegratevi con me!
don Roberto Rossi 
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Si è persa una pecora, si perde una moneta, si perde un figlio. Si direbbero quasi delle sconfitte di Dio. E invece l'amore vince proprio perdendosi dietro a chi si era perduto. Il Dio di queste parabole è un Dio che và dietro anche a uno solo. Uno, uno solo di noi, e per di più sbandato, è sufficiente a mettere Dio in cammino. Dopo la parabola della pecora e della moneta c'è quella del figliol prodigo. Ma cosa vuol dire "prodigo"? Sembra paradossale, ma la familiarità del termine è spesso accompagnata dall'incapacità di definire che cosa voglia dire esattamente. Un dizionario d'italiano ci aiuta: "prodigo" è chi dona o spende con eccessiva facilità. Ecco allora perché quel figlio ha meritato questo titolo. Per la facilità con cui ha speso gli averi che prematuramente ha chiesto in eredità dal padre.
Ma è davvero la cosa che merita più attenzione nella parabola? Proviamo ad accostare questa parabola alle altre due che Luca ci dona in questo capitolo 15 del suo Vangelo: quella della pecora smarrita ("chi di voi se ha cento pecore e ne perde una..." e della moneta perduta ("quale donna se ha dieci monete e ne perde una..."). Quel figlio che etichettiamo come "prodigo", per stigmatizzare le azioni con le quali ha inferto un dispiacere senza pari al padre, agli occhi di Gesù più che "cattivo" - come forse lo consideriamo noi - risulta essere "perduto". Del resto sono le stesse parole del padre, rivolte prima ai servi e poi al fratello maggiore, a rivelarcelo: «era perduto ed è stato ritrovato». Le sue scelte mostrano che egli si è "perduto": ha smarrito la consapevolezza della bellezza della propria identità. Ha smarrito la gioiosa memoria del volto del Padre e della sua misericordia.
Questa pagina del Vangelo quindi vuole essere per noi un annuncio apportatore di gioia: quando sperimentiamo di esserci "persi", affidiamoci a colui che è venuto a cercarci e confidiamo nel suo grande amore. E' questa la volontà del Padre suo. Noi siamo preziosi ai suoi occhi.
In questo contesto comprendiamo il senso del testo dell'Esoso (prima lettura), dove il popolo d'Israele, liberato dalla schiavitù, si dimentica spesso di Dio, tanto che costruisce l'idolo del vitello d'oro. Meriterebbe per questo il castigo, ma il Signore lo perdona per la sentita e profonda preghiera di intercessione di Mosè.
Così pure l'apostolo Paolo afferma che Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, e lui si sente tanto peccatore... ma ha ottenuto misericordia.
Ma soprattutto sono toccanti le parole del vangelo: "Ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione".