Parole Nuove
Commenti al Vangelo e alla Liturgia
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Il tuo servo ti ascolta
don Marco Pratesi  

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II Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (18/01/2009)
Brano biblico: 1Sam 3,3-10.19   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Gv 1,35-42)

La lettura racconta la chiamata di Samuele, complessa figura carismatica che segna il passaggio dall'epoca dei Giudici al periodo monarchico. La sua vocazione si colloca in un contesto di decadenza religiosa, è chiamato a "riparare la casa" di Dio. Il primo messaggio che Dio affiderà a Samuele riguarda infatti il sacerdote Eli e i suoi figli, il comportamento dei quali è sgradito al Signore (vv. 11-14, non letti). La chiamata avviene in piena notte (la lampada è ancora accesa, v. 3), e richiede sia al vecchio sacerdote che al giovane aiutante la fatica di una scoperta graduale, che culmina nella totale apertura all'ascolto: "Parla, perché il tuo servo ti ascolta" (vv. 9 e 10). L'ascolto attento caratterizza la vita di Samuele: da questo momento in poi non lascerà mai che il Signore gli parli invano (v. 19, alla lettera: "non lasciò cadere a terra nessuna parola del Signore").
La pagina induce a varie riflessioni sulla specifica chiamata personale che ogni cristiano deve scoprire e vivere. In primo luogo, la chiamata non è chiusa nell'orizzonte individuale, ma apre e orienta a un popolo, e a un popolo che si trova in una precisa situazione. In altre parole: se autentica, induce sempre a uscire da sé per assumere il proprio posto all'interno del popolo, e a dare il proprio contributo perché i problemi specifici che in quel momento si pongono trovino risposta alla luce di Dio e secondo il suo progetto.
Il fatto che Samuele stia dormendo esprime con chiarezza che la chiamata è iniziativa di Dio e non opera dell'uomo, risposta e non proposta. Perciò al credente non è essenzialmente chiesto di dire parole sue, ma di tacere e ascoltare. Se questo vale sempre, tanto più per la scoperta della propria vocazione. In ciò devo avere chiaro qual è il mio compito e quale non è: non inventare ma accogliere; non mettere al centro l'io, ma Dio. Sono appunto il suo "servo", colui che è rivolto non a se stesso ma al suo Signore. Senza questo decentramento, questa libertà dal proprio ego e dalle sue pretese, non posso prendere coscienza di ciò a cui Dio mi chiama.
Anche in presenza di questa disposizione la scoperta della propria vocazione comporta comunque una gradualità, un cammino; esige la fatica di una ricerca, espressa nel triplice ricorso a Eli. Tre volte Samuele deve svegliarsi e correre, prima di arrivare a cogliere la parola dalla bocca di Dio. Ed è proprio la guida di Eli a metterlo sulla strada giusta. La vocazione invia al popolo, ma anche nasce nel popolo, e nella docilità a chi in esso è portatore della sua sapienza tradizionale, anche se magari non ha personalmente una forte esperienza di Dio e non è "perfetto". Chi, per un motivo o per un altro, magari scandalizzato da questa imperfezione, pretendesse di seguire strade solitarie, comprometterebbe seriamente l'esito della ricerca. Certo, si tratta anche - per Samuele come per ogni chiamato - di uscire poi dalle strade battute e trovare la propria personalissima strada. Proprio per questo è indispensabile un ascolto permanente. L'ambiente nel quale essa nasce - l'ascolto - è anche l'ambiente nel quale essa può vivere. La vocazione si cerca tutta la vita: sempre in ascolto, intenti a sintonizzarsi sulla volontà di Dio, perché nemmeno una briciola di quel pane sostanzioso che è la parola della sua bocca vada perduta (cf. Dt 8,3; Gv 4,32-34; 6,12).

I commenti di don Marco sono pubblicati dal Centro Editoriale Dehoniano - EDB nel libro Stabile come il cielo.

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