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Un dono trasformato in miracolo
padre Ermes Ronchi
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Vorrei tanto essere uno dei cinquemila, quella sera, sul lago. Li invidio, non per il miracolo dei pani, ma per la seduzione che hanno provato, piforte di ogni paura: sono andati da Ges, ascoltano e vivono, ascoltano e brucia il cuore, ascoltano e risplende la vita. Stare con lui: e quando scende la sera, la notte e il deserto profumano di pane. Stare con lui: e sentire che pivivo di cosnon sarmai.
I discepoli, uomini pratici, dicono a Ges:Congeda la folla, perchvadano a comprarsi da mangiare. Se non li congeda lui, non se ne andranno spontaneamente. Ma Gesnon li manda via, non ha mai mandato via nessuno. bello questo preoccuparsi dei discepoli, ma pibello Gescheprova compassione. Anzi, letteralmente,preso alle viscere per lorodice:date loro voi stessi da mangiare . I discepoli parlano di comprare, Gesparla di dare. Apre un altro modo di essere: dare senza calcolare, dare senza chiedere, generosamente, gratuitamente, per primi. A noi, che quotidianamente preghiamo: Dacci oggi il nostro pane, il Signore risponde:Voi date il vostro pane.Dacci, noi invochiamo.Donate, ribatte lui.
Ci sono molti miracoli in questo racconto: il primoquello della folla che, scesa ormai la notte nel deserto, non se ne va e rimane con Ges. Il secondo sono i cinque pani e i due pesci che qualcuno mette nelle sue mani, fidandosi, senza calcolare, senza trattenere qualcosa per s.poco, matutta la sua cena. Terzo miracolo:poco, eppure quel poco basta, secondo una misteriosa regola divina: quando ilmio pane diventa ilnostropane, il dono seme di miracolo. Infine il quarto: la sovrabbondanza, tipica di Dio: raccolsero gli avanzi in dodici ceste. Una per ogni trib, una per ogni mese. Tutti mangiano e ne rimane per tutti, e per sempre. E hanno valore anche gli avanzi, le briciole, il poco che sei, il poco che sai fare, il bicchiere d'acqua dato. Nulla troppo piccolo di ciche donato con tutto il cuore.
L'unico merito che i cinquemila possono vantare, l'unico loro diritto al panela fame. Davanti a Dio mio vanto esclusivoil bisogno.Di nulla mi vanterse non della mia debolezza( 2 Cor
12, 5). Davanti a Dio non c'nulla di meglio che essere nulla, come l'aria davanti al sole, come il polline nel vento ( Simone Weil), nutrendo cosla nostra fame di sole e di pane, di cielo e di mani che conoscano il dono.