Parole Nuove
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Cinque pani per l’umanità
mons. Roberto Brunelli

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XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (03/08/2008)
Vangelo: Mt 14,13-21   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mt 14,13-21)

Mosso da compassione per la folla che lo segue con insistenza, Gesù guarisce i malati che gli presentano. Intanto si fa sera, il luogo è deserto, gli apostoli gli suggeriscono di congedare i presenti perché vadano nei villaggi vicini a procurarsi la cena: e invece provvede lui a sfamare tutti, moltiplicando cinque pani e due pesci con tanta abbondanza da riempire dodici ceste con i pezzi avanzati.
E' uno dei miracoli più vistosi narrati dai vangeli: i quali non riferiscono come hanno reagito quanti ne hanno beneficiato. Probabilmente molti avranno pensato di rivivere un lontano ma ben noto episodio della storia d'Israele, quello della manna con cui Dio sfamò nel deserto i fuggiaschi dall'Egitto in cammino verso la terra promessa (Esodo 16). I più istruiti nelle Sacre Scritture forse l'hanno considerato un primo avverarsi delle antiche profezie, relative al banchetto che Dio prepara per i suoi amici (Isaia 25,6). I più vi avranno visto un ulteriore segno della potenza di quel Maestro che stavano seguendo, e della sua sollecitudine per le necessità di chi incontrava.
Tali valutazioni sono tutte sensate, ma manca la principale; nessuno allora poteva conoscerla, ma noi sì. La moltiplicazione dei pani e dei pesci è il primo di una serie di eventi, tra loro concatenati. Il successivo si colloca nella sinagoga di Cafarnao (Giovanni 6), dove Gesù scandalizzò i presenti dicendo, in sintesi: "Voi mi cercate perché vi ho dato pane da mangiare, e sperate di riceverne altro. Ma io vi darò un cibo che vi sfama per la vita eterna, ed è la mia carne e il mio sangue". Promessa realizzata nell'ultima cena, con l'istituzione dell'Eucaristia; distribuendo agli apostoli pane e vino, disse: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo... Prendete e bevete, questo è il mio sangue" (Luca 22,19-20). E aggiunse un ordine, "Fate questo in memoria di me", cui adempie ogni celebrazione della Messa.
L'Eucaristia è dunque il pane che Dio offre nel deserto di questo mondo, non una volta a un gruppo di seguaci ma moltiplicato per tutti quanti lo vogliono, tutte le volte che vogliono. Non un pane materiale, che sazi il corpo per qualche ora, ma il pane in grado di saziare la fame che ci portiamo dentro, di pace, di giustizia, di amore, di felicità. Un pane a sua volta caparra di quanto Dio vuole donarci quando saremo definitivamente con lui.
Si sbaglierebbe però se si desse un valore soltanto spirituale al gesto compiuto da Gesù con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, quasi fosse soltanto il pretesto per introdurre il discorso sull'Eucaristia. La fame di quella folla lo preoccupava di per sé stessa, indipendentemente dal seguito; come tante volte ha soccorso di chi era in necessità, così è intervenuto quel giorno. Dando da mangiare, come guarendo i malati o salvando gli apostoli dal naufragio nel mare in tempesta, ha dimostrato quanto ritenga importante anche la vita fisica degli uomini, lasciando così un esempio concreto per quanti in seguito si sarebbero fatti suoi discepoli. Egli è intervenuto con i mezzi di cui lui solo disponeva, e non pretende che i cristiani facciano miracoli; ma certo li vuole impegnati come è loro possibile per sostenere anche la vita fisica dei loro simili.
Duemila anni di cristianesimo sono densi di impegno per l'annuncio della salvezza spirituale, ma anche di concrete opere di carità. Ed è giusto così: Dio ha voluto l'uomo composto di corpo e anima, ed entrambi gli stanno a cuore. Se ci si curasse soltanto di uno dei due, saremmo fuori della sua ottica.

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