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Parole Nuove Commenti al Vangelo e alla Liturgia a cura di www.qumran2.net |
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Commento Matteo 13,44-52
padre Paul Devreux
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Il Vangelo di oggi conclude il discorso di sette parabole, che Gesù usa per aiutarci a capire il regno dei cieli o regno di Dio.
Il tesoro nascosto in un campo illustra alla gratuità della scoperta del regno, perché lo si trova per caso, lavorando nel campo o passeggiando. E' un dono che qualcuno riceve quando meno se lo aspetta e senza averlo cercato.
Invece la perla preziosa è all'insegna di una ricerca impegnativa che il Signore benedice.
Hanno in comune che rivelano una cosa per la quale vale la pena vendere tutto pur di possederla. Ciò che motiva tanto impegno, energia e fatica è la gioia che sprigiona l'idea di possedere questo tesoro e questa perla; diventa lo scopo principale della vita.
La terza parabola descrive una chiesa che accoglie tutti, buoni e cattivi, senza discriminazione, provando così ad aiutare tutti. Viene però il momento del bilancio, in cui chi si ostina nel male viene separato dagli altri e abbandonato nell'inferno. E' il giudizio universale nel quale saremo giudicati sull'amore e sulla misericordia.
Alla fine Gesù pone questa domanda inquietante: "Avete capito tutte queste cose?" Segno che non lo considera scontato e quindi che non dobbiamo considerarlo scontato neanche noi. Occorre rifletterci e dargli tempo, come chi usa tutto il tempo e le risorse per trovare la perla.
Gesù c'invita ad essere come uno scriba, uno che legge e studia, per maturare un discepolato serio e motivato, non basato su emozioni o facili entusiasmi. Allora si diventa "simile a un padrone di casa", non uno schiavo o dipendente, ma un uomo libero, "che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche", che ha in sè valori e tradizioni, ma che è anche aperto alle novità di Gesù e di un Dio che tutti i giorni è capace di inventare progetti, vocazioni, idee nuove.
Concludo citando un testo famoso di Sant'Agostino, scritto dopo aver scoperto il Tesoro Gesù:
"Tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova: tardi ti ho amato! Tu eri dentro di me, e io stavo fuori, ti cercavo qui, gettandomi, deforme, sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te... Tu mi hai chiamato, il tuo grido ha vinto la mia sordità; hai brillato, e la tua luce ha vinto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo, e io l'ho respirato, e ora anelo a te; ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te; mi hai toccato, e ora ardo del desiderio della tua pace" (Confessioni, X 27).