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Parole Nuove Commenti al Vangelo e alla Liturgia a cura di www.qumran2.net |
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Tra grano e zizzania una lotta per la supremazia
padre Antonio Rungi
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Celebriamo oggi la XVI domenica del tempo ordinario dell'anno liturgico e al centro della parola di Dio c'è la celebre parabola del grano e della zizzania, espressione della lotta tra il bene e il male nella vita personale e nella comunità cristiana ed umana. Conosciamo la bontà del grano a che cosa serva e quali usi ne facciamo, sappiamo pure che la zizzania, questa pianta particolarmente pericolosa e fastidiosa, si insinua nei campi di grano e può distruggere il raccolto o comunque renderlo problematico, in quanto separare la zizzania dal grano all'inizio non è facile; mentre una volta cresciuti entrambi diventa più semplice separare l'uno dall'altro.
E' evidente che nella parola Gesù ha voluto lasciare un profondo insegnamento circa il bene ed il male, come è facile che possano crescere insieme nella stessa persona o nelle stesse realtà, rendendo praticamente impossibile individuare perfettamente l'uno o l'altro, spesso si confondono e confondono. Il cristiano è chiamato a fare opera di discernimento e di selezione; altrimenti spetterà al Signore, alla fine dei tempi e dei nostro tempo fare necessariamente questa selezione. E' evidente che qui c'è un forte richiamo al discorso dell'eternità per il bene o per il male, il giudizio universale è chiaramente affermato da un punto di vista biblico e teologico senza alcun ombra di dubbio. Il testo del Vangelo di Matteo nella sua semplicità ed essenzialità dice molte e cose e fa riflettere su molti aspetti della vita cristiana.
La realtà del mondo in cui viviamo riflette esattamente quello prefigurato nella parabola di oggi. Il bene e il male camminano insieme, ma stranamente sembra prevalere il male rispetto al bene. La stessa comunicazione sociale, i mezzi di informazione danno poco risalto al bene che si fa dovunque nel mondo, alle buone notizie, mentre esaltano le notizie di violenze, stupri, ingiustizie, cattiverie, malavita, corruzione e tutto ciò che è espressione dei peggiori vizi capitali. Il bene e la persona buona sono dimenticati, se non addirittura osteggiati. Tutto questo ci fa capire quanto sia importante per tutti lavorare perché il grano emerga dalla zizzania, la pulizia morale dall'immoralità, l'igiene in tutti i sensi dall'immondizia e sporcizia di ogni genere.
Su questa linea di moralizzazione si colloca il testo della prima lettura di oggi, tratta dal libro della Sapienza. Di fronte allo scenario di un mondo fatto di cattiverie e di uomini cattivi si alza forte il grido di speranza che il libro della Sapienza lancia oggi: abbiamo un Dio che è giusto giudice, ma che è predisposto alla misericordia e al perdono. Perché allora non imboccare la strada della conversione della moralità nella prospettiva di quella Bibbia e Vangelo che è Parola del Dio vivente?
L'Apostolo Paolo ci dice che se da parte nostra c'è la buona volontà, la predisposizione interiore, è possibile superare lentamente le nostre fragilità e debolezze per fortificarci in un stile di vita che sia davvero espressione di un amore filiale verso Dio. Il breve testo della lettera ai Romani che ascoltiamo oggi come seconda lettura della parola di Dio della XVI domenica del tempo ordinario ci dice esattamente questo. Cosa fare, allora, perché possiamo davvero essere guidati dallo Spirito del Signore? La risposta la troviamo accennata brevemente nel brano di questa importantissima lettera dell'Apostolo della Genti: la preghiera come abbandono totale alla volontà di Dio e ai progetti di Dio ci mette nella condizione ideale per rinnovarci radicalmente e non solo esteriormente o apparentemente.
Ecco allora che possiamo giustamente pregare con tutta la comunità dei credenti in questa giornata di festa, giorno del Signore. Una giornata particolarmente importante in quanto si celebra la giornata mondiale dei giovani, a Sydney, in Australia alla presenza del Santo Padre, Benedetto XVI, e diverse migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo: "Ci sostenga sempre, o Padre, la forza e la pazienza del tuo amore; fruttifichi in noi la tua parola, seme e lievito della Chiesa, perché si ravvivi la speranza di veder crescere l'umanità nuova, che il Signore al suo ritorno farà splendere come il sole nel tuo regno". Questa umanità nuova la vogliamo pensare e vedere realizzata nei giovani di tutto il mondo, perché amando Dio, amando veramente la vita, rifuggendo ogni idolo che porta alla distruzione della dignità della persona umana, possano mettere le basi di un chiesa e di un'umanità che sappia coniugare valori e libertà, Dio e umanità, autorevolezza e autonomia, perché tutte queste cose non sono in contraddizione tra loro, ma in perfetta integrazione e simbiosi, nella misura in cui si armonizzino e trovino spazio ed accoglienza nella vita di tutti noi".