Parole Nuove
Commenti al Vangelo e alla Liturgia
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Grandezza vera è la misericordia
don Marco Pratesi  

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XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (04/11/2007)
Brano biblico: Sap 11,22-12,2   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Lc 19,1-10)

Con il Libro della Sapienza siamo alla fine dell'epoca dell'alleanza antica, e la buona notizia evangelica, come acqua che si infiltra in una diga, tende oramai a dilagare e prorompere dalla Scrittura, domandando solo di incarnarsi nel volto e nell'azione di Gesù di Nazaret, venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto (cf. Vangelo).
Ciò che esiste è amato da Dio. Ogni creatura è amata da lui, che in tal modo le comunica continuamente l'essere e la chiama all'esistenza. Non c'è in Dio una goccia di disprezzo per nessun essere, che, al contrario, egli sente come profondamente suo.
Tuttavia, la vita che la creatura possiede è, a paragone di quella di Dio, qualcosa di appena esistente. Il testo ha qui un'espressione di non immediata comprensione: "è come un movimento di bilancia" (tamquam momentum staterae, traduce la Vulgata; CEI: "come polvere sulla bilancia", ma è una parafrasi più che una traduzione). L'universo è paragonato a qualcosa che è appena sufficiente a far muovere i piatti della bilancia. Inoltre, ha un essere effimero, che tende a tornare al nulla dal quale proviene: lo esprime bene l'immagine della rugiada mattutina.
La diffidenza latente che è in noi già comincia a bofonchiare: "bella generosità questa!". Ma dalla Parola veniamo a sapere - ennesima sorpresa! - che Dio è attratto dalla piccolezza, nel senso che la sua grandezza non lo spinge al disprezzo, alla svalutazione di ciò che è piccolo, al contrario: lo muove alla generosità (cf. CCC 269-270).
La cosa vale anche per il limite umano e il peccato: Dio non esercita il suo giudizio in modo totale, istantaneo, altrimenti schianterebbe la persona (ricordiamo la parabola della zizzania). Fa riflettere poco a poco, ti fa notare il male nella misura in cui puoi confrontarti e lottare con esso. Dio non ti stronca né ti lascia fermo: ti propone quel passo che è alla tua portata ora. Questo è tra l'altro un importante criterio di discernimento: non sono da Dio quei "pensieri" che mi bloccano, sia nello scoraggiamento che nell'autocompiacimento.
Dobbiamo crederci amati da Dio, aprirci a questo amore, dargli casa in noi ed effonderlo - senza risparmio e in pura gratuità - intorno a noi; per essere "figli del Padre nostro celeste" (cf. Mt 5,45).

I commenti di don Marco sono pubblicati dal Centro Editoriale Dehoniano - EDB nel libro Stabile come il cielo.

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