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Parole Nuove Commenti al Vangelo e alla Liturgia a cura di www.qumran2.net |
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Commento su Luca 15,1-32 (forma breve: Luca 15,1-10)
padre Paul Devreux
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I pubblicani e i peccatori si avvicinano a Gesù per ascoltarlo. E' gente che, con le proprie scelte di vita, si è auto-emarginata. Spesso sono odiati e disprezzati, e di conseguenza anche loro odiano e disprezzano tutti.
Il fatto che si avvicinano a Gesù è singolare. Sono interessati dal suo discorso e non si sentono da lui rifiutati. Gesù gli apre una porta verso una riconciliazione e una comunione con Dio.
Gesù non approva il peccato, ma prende l'iniziativa di aprire una porta al peccatore perché possa cambiare vita e stare meglio. Parla del Padre misericordioso e premuroso, che è sempre alla ricerca della pecora o della dramma perduta, molto diverso dal Dio distante e severo che conoscevano.
E' triste vedere che i farisei e gli scribi, vale a dire la gente per bene, istruita e impegnata, mormora. Ma devo riconoscere che anch'io non sempre approvo che Gesù lasci me per andare a cercare e ad accogliere coloro che io rifiuto e condanno. In questo sono peccatore e limitato anch'io. Dovrei rallegrarmi del fatto che Gesù ha anche per loro un messaggio di speranza.
Ma ciò che conta è che Gesù riesce ad usare questa situazione antipatica, a fin di bene, cogliendo l'occasione per un nuovo insegnamento con tre parabole, utili per tutti i presenti. Non si arrabbia con scribi e farisei; piuttosto cerca di fargli capire perché si comporta cosi.
E' importante anche notare che nelle prime due parabole Gesù ci descrive un Dio prima pastore e poi donna, che va alla ricerca del suo bene perduto, come se in testa non avesse altro: ritrovare l'uomo in difficoltà. Non parla di perdono, perché perdersi non è una colpa, è una disgrazia. Invece nella terza parla di perdono, e cambia anche il suo atteggiamento. Rispetta e aspetta il ritorno del figlio prodigo. Gli va incontro correndo solo quando lo vede tornare. Va incontro, rinunciando alla festa, anche al figlio maggiore rimasto fuori, nelle tenebre.
Perdonare, andare incontro all'altro, è come trasformare una ferita in una finestra, trasformare il dolore in speranza. E' l'atto umano più potente che ci sia, perché è capace di risuscitare la vita lì dove c'è sono malessere. Spezza il vortice infernale dell'odio. Gesù parla di un Dio che ama l'uomo, e questo gli dà la forza di riuscire sempre a sperare in un suo ritorno, ma anche di andarlo a cercare. Il nostro è un Dio creatore in perenne movimento.
E' bello contemplare l'icona di Gesù buon pastore sorridente che torna portandosi sulle spalle la pecora ritrovata.