Parole Nuove
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Mc 2,1-12
padre Paul Devreux

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VII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (23/02/2003)
Vangelo: Mc 2,1-12   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mc 2,1-12)

Gesù, vedendo il paralitico, decide di rimettergli i suoi peccati. Solo dopo lo guarisce. Questo significa che considera che quest'uomo, per poter uscire dalla sua paralisi ha bisogno prima di essere perdonato.

Capitano anche oggi situazioni simili?
Che centra la paralisi con il peccato?
Cos'è il peccato?

Il peccato è qualcosa che dispiace a Dio, perché fa del male a noi; come dispiace ad un genitore che un figlio caschi di bicicletta. Diciamo che il peccato è qualcosa che danneggia la mia vita.

Per esempio l'odio e il rancore sono un peccato, perché paralizzano le mie relazioni nei confronti di chi odio. Quindi il peccato porta paralisi perlomeno relazionali. In più, una persona che odia, difficilmente viene stimata e ricercata; piano piano perde tutto. E' come un tavolo tarlato.

Cosa viveva il paralitico che incontra Gesù? In quei tempi, quando uno era malato, si diceva che aveva peccato lui o i suoi genitori, e Dio lo puniva. Non incuteva nessuna pena e si pettegolava su quale fosse la sua colpa. Ognuno faceva le sue ipotesi, rendendo cosi la sofferenza del malato ancora più grande, portandolo ad odiare tutti e sentirsi odiato, anche se non lo era.

E' facile immaginare che era cosi, perché succede anche oggi. Quando vediamo qualche disgrazia, subito cerchiamo il colpevole per spiegare il tutto e tornare a vivere spensierati.

Questo paralitico, per rialzarsi e vivere con gli altri, prima ha bisogno di perdonare il mondo che sente ostile. Ma dove la trova la forza e la motivazione per farlo? Per riuscirci, prima deve sentirsi accolto come uomo, creatura di Dio; e quindi amato e perdonato da lui. Questa esperienza d' accoglienza gli permette di vedere e riconoscere le sue colpe, il suo rancore, e cosi capire e perdonare le colpe degli altri.

Se Gesù l'avesse solo guarito fisicamente, quell'uomo sarebbe diventato un terrorista.

Signore grazie perché sei sempre tu il primo a prendere l'iniziativa di venirci incontro e a capire il nostro vero bisogno.

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