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XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Vangelo: Mc 12,28-34

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Commento su Marco 12,28-34
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XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (05/11/2006)
Vangelo: Mc 12,28-34   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mc 12,28-34)

Come ha detto il Papa a Verona, l'essere cristiano non dipende da una scelta etica o ideologica, ma dall'aderire a una persona, che è Cristo. Da ciò discendono scelte e comportamenti secondo i comandamenti.

Un tale chiede a Gesù quale sia il primo di tutti i comandamenti. Riceve questa risposta: "Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Dio è il primo. Deve occupare nella nostra vita il posto che gli compete. Non vi può essere altra cosa prima di lui. Un primo posto che non può essergli usurpato da nessuno. Purtroppo, non è sempre così, anche nella vita del credente. Il Papa ha denunciato a Verona il pericolo per i cristiani di un "secolarismo interiore", vale a dire l'accettazione di un modo di pensare sempre più conforme alla cultura del tempo e distante dal Vangelo.

L'amore verso Dio comincia dal nostro dovere di ascoltarlo. È la prima parola, che precede i comandamenti: "Ascolta". Richiede impegno e attenzione nei confronti della parola di Dio. Per amare una persona bisogna prima conoscerla e ascoltarla. Ciò vale anche nei confronti di Dio. Più lo conosceremo, più ci renderemo conto di quanto merita di essere amato, al di sopra e prima di tutte le cose.

Citando l'antica legge del Levitico e del Deuteronomio, Gesù aggiunge nella sua risposta: "E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi". L'apostolo Giovanni in una sua lettera chiede al cristiano. "Come fai tu a dire di amare Dio che non vedi, se non ami il prossimo tuo che vedi?". E in realtà amare Dio potrebbe sembrare più comodo e più facile, mentre il nostro prossimo si presenta, il più delle volte, scomodo e ben poco attraente. Spesso è povero e bisognoso, malato o vecchio, egoista e ingrato. Eppure proprio in lui si identifica quel Dio che siamo chiamati ad amare.

Gesù l'ha detto molto chiaramente: "Ciò che avete fatto ad uno di loro, piccoli e poveri, l'avete fatto a me". Ecco perché il secondo comandamento è simile al primo. Sono complementari ed esigono di essere osservati insieme, mai l'uno senza l'altro. Talvolta si può ritenere di poter amare il prossimo a prescindere da Dio. Non è escluso che ciò possa accadere in chi non crede. Ma si tratta spesso di un sentimento che rischia di non durare a lungo, perché privo di solido fondamento.

Quanto dobbiamo amare Dio e quanto il nostro prossimo? La risposta di Gesù è molto chiara: "Con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Gesù non vuole imporre un codice, ma offrire un'impostazione radicale, sotto la quale vivere ogni gesto, ogni impegno e ogni risposta religiosa e umana. Per Cristo, dimensione verticale (Dio) e orizzontale (prossimo) sono inestricabili, si incrociano e si vivificano reciprocamente e costituiscono, in tal modo, l'essere cristiano completo e genuino.

Esse esigono, infatti, un'attuazione che coinvolga cuore, cioè coscienza, anima, pensiero e azione dell'uomo, in altre parole il "te stesso" totale: cuore anima e mente. Siamo chiamati a non riservare niente per noi stessi, votandoci a un servizio generoso per Dio e per i nostri fratelli. Forse è una visione radicalmente diversa dalla vita che noi conduciamo, schiava del nostro egoismo, prigioniera dei nostri grigi interessi. Siamo invitati a liberarci di queste catene, per innalzarci a ideali più grandi e di vera libertà.

Commento a cura di don Carlo Caviglione

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