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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Vangelo: Mc 9,38-43.45.47-48

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L'ago della bilancia
don Luciano Sanvito

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XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (01/10/2006)
Vangelo: Mc 9,38-43.45.47-48   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mc 9,38-43.45.47-48)

Il Vangelo, attraverso l'ago della bilancia costituito dalla parola: "scandalo", pone sui due piatti due tipi di integralismo: uno proveniente da noi, negativo; uno proveniente dal Vangelo, positivo.

E li pesa, attraverso la nostra considerazione:

*) C'è l'integralismo negativo di chi vede solo se stesso e in se stesso la verità e la via, e la modalità per raggiungerla. Questa non è cecità, ma accecamento da fanatismo morale, religioso, che sfocia nel vedere solo e solamente il proprio modo di essere, di fare, di pensare, di dire, evitando ogni confronto, ogni scambio e ogni apertura.
Il Vangelo invita, secondo il vaglio della parola "contro", a comprendere, accogliere e confrontarsi con queste vie diverse e imprevedibili con le quali la verità raggiunge noi e gli altri. In sottinteso, appare come chi è più vicino alla strada che conduce alla verità, spesso non la sa vedere.

*) C'è l'integralismo positivo con il quale il Vangelo pone la direttiva inderogabile per non rimandare la decisione del taglio sul vivo, della scelta di fronte alla verità, evitando per un secondo in più di barcamenarsi nello scandalo e nell'esitazione. Integralismo applicato agli atteggiamenti del corpo: smetti subito di vedere ciò che non va, di fare ciò che non va fatto, di andare dove non devi andare, di prendere quello che non devi prendere. Questo integralismo raggiunge l'integralità della intenzione e della volontà (e non è la perfezione, ma l'orientamento deciso verso essa), e quindi entra in pieno nella verità da me vissuta.
In sottinteso, appare come vera l'applicazione alle mancanze, più che alle pienezze dei settori della nostra vita.

Occorre non essere integralisti a partire da noi; occorre essere integralisti a partire dal Vangelo: questa è la bilancia della verità, nella quale l'ago è lo scandalo, che appare - come nell'antico Egitto al momento della pesa delle anime dei morti - come una piuma, tanto lieve da essere impercettibile, ma tanto importante perché, appena sorge il vento della verità, esso fa oscillare tutto quando, decidendo della nostra vita o della nostra morte spirituale.

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