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12 ottobre 2014
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Vangelo: Mt 22,1-14

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TESTO Vuoi tu prendere in sposa...?

don Luciano Sanvito

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (09/10/2005)

Vangelo: Mt 22,1-14 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 11Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. 14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

Forma breve: Mt 22,1-10

In quel tempo, 1Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: 2«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. 3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 8Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Potremmo chiamarla, questa, la parabola del "kairòs", del "tempo opportuno", del tempo della grazia e della dis-grazia.

Se in questo momento della proclamazione della parabola non hai tempo, se adesso perdi tempo o prendi tempo, se ti attempi e ti soffermi su altre cose, affari o altro, sei perso.

E', questa parabola, in questo senso, un concentrato piccolissimo, atomico, ma efficacissimo della identità dell'uomo (...e di Dio?).

C'è una visione panoramica dell'uomo e dei suoi affari importanti, poi uno zoom e ti si avvicina l'uomo nella sua povertà, nei suoi handicap fisici e morali, infine ci si concentra sul fotogramma sorprendente e finale, che a ritroso rivela la lettura della parabola: l'uomo fatica a gioire, perché non accoglie, e si esclude così dalla vita e dalla gioia.

A ritroso: l'uomo si trova nelle tenebre, perché non accoglie veramente, ma solo esteriormente, superficialmente; appare povero e malato, e anche quando attende ai suoi affari, questi non gli danno il tempo per sé, non lo portano a vivere il tempo opportuno.

Il tempo che hai, mi vuol dire questa parabola, può essere un invito a nozze: non sprecarlo!

E il problema vero è che chi si sposa non è lontano da te, ma sei proprio tu: renditi conto che se accogli l'invito, tu sei nella gioia delle nozze, tu sei lo sposo.

E la tua sposa è la grazia, o la disgrazia: tu, in questo momento, sei con una o con l'altra, sposato nelle situazioni della vita.

L'una o l'altra rivestiranno te e tutte le situazioni attorno a te:

ecco il tuo vestito nuziale reso adeguato dalla grazia o reso indadeguato dalla disgrazia.
Questo tempo opportuno di nozze è sì una festa, se vuoi;

ma se non lo accogli è un giudizio di condanna che ti dai.

Veniamo ora ai commensali: in questa festa di nozze della parabola, chi sono, alla fine, questi commensali?

In altre parole: chi incontro in questo tempo opportuno della vita, in questo regno del kairòs?

Incontro non gli invitati veri e propri, non quelli scelti da me, quelli che mi aspetto come amici e parenti e conoscenti, perché avevano altri impegni.

Mi ritrovo con le persone le più disparate e le più sconosciute, le più inadeguate: esse riempiono il mio tempo opportuno, esse sono il mio ingrediente del kairòs, esse sono coloro che mi ritrovo accanto in questa festa di nozze.

Istintivamente, provo una reazione di ribrezzo, ma subito me ne accorgo: sto rischiando di essere io quello vestito senza abito nuziale!

C'è, da ultima considerazione, da dire quasi a mo' di impegno e di traccia per entrare nel vivo di questo tempo a me opportuno e gioioso: se vuoi partecipare a queste nozze, non aspettarti un segno dal cielo: guardalo invece presente qui sulla terra, nell'uomo che soffre e che piange, nell'uomo che bestemmia e che agisce con cattiveria, nell'uomo tenebroso: lì, dove la festa non è così apparente e evidente, tenta una biopsia profonda con uno sguardo d'amore, e vi troverai da subito l'atmosfera delle nozze, della luce e della gioia che all'uomo è stata regalata da questa parabola evangelica.

E allora, ciò che è nascosto ti verrà rivelato.

Vuoi tu prendere in sposa questa situazione, nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte?

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