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S. GIUSEPPE LAVORATORE

Vangelo: Mt 13,54-58

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Commento su Col 3,23-24
Eremo San Biagio  

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S. Giuseppe Lavoratore (01/05/2002)
Brano biblico: Col 3,23-24   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mt 13,54-58)

Dalla liturgia del giorno
Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che, quale ricompensa, riceverete dal Signore l'eredità. Servite a Cristo Signore.

Come vivere questa Parola?
Il lavoro costituisce da sempre un elemento fondamentale della vocazione umana e cristiana. Esso si configura come la possibilità di partecipare all'opera divina della creazione e di prolungare, con la propria attività, l'opera del Redentore. Concreatori e corredentori ci rende dunque il lavoro. Ma quale lavoro? La prima lettura odierna, dalla liturgia in memoria di S.Giuseppe, ci spiega bene come non ci sia un lavoro più meritevole o più pio di un altro. Il cristiano è uno che si prende carico di qualsiasi lavoro possa risultare utile all'edificazione materiale e spirituale dell'individuo e della comunità. Quello che conta, nel lavoro, dunque è l'intenzione, l'interiorità. Qualsiasi cosa, ci avverte S.Paolo, sia fatta di cuore, cioè con passione, con attenzione, con intelligenza, dato che il cuore, nella cultura biblica, è la sede e il centro di tutte le facoltà umane. Farsi servi del Signore nel proprio lavoro: questo ci permette davvero di fare delle nostre occupazioni il luogo di una sempre maggiore configurazione a Cristo, di una sempre più continua presenza a Lui.

Oggi nella mia pausa contemplativa, ringrazierò il Signore per il dono dell'operosità e rafforzerò in preghiera, per intercessione di S.Giuseppe, il proposito di iniziare ogni attività lavorativa con una invocazione allo Spirito Santo, perché il mio lavoro divenga davvero tempo di obbedienza al progetto di Dio.

La voce del monachesimo contemporaneo
L'intensità della vita interiore di un monaco si può misurare dal modo di accostarsi al lavoro, dalla pazienza nell'affrontare le fatiche e dalla capacità di utilizzare il tempo.
Dalla Regola de "La fraternità di Nazareth"

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