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TESTO Lo Spirito e l'Agnello

padre Gian Franco Scarpitta  

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (15/01/2017)

Vangelo: Gv 1,29-34 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, Giovanni, 29vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Non soltanto Giovanni parla di Gesù come colui al quale non è degno di sciogliere il legaccio dei sandali, ma gli rende testimonianza, si direbbe, in ragione di una rivelazione divina: "Colui che mi ha mandato a battezzare con acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo." Si discute fra studiosi ed esegeti se Gesù e Giovanni si fossero conosciuti prima di adesso, anche perché la rivelazione che Giovanni riceve sembra parlargli del Messia come di qualcuno a lui estraneo, di cui non aveva conoscenza diretta. Fatto sta che adesso Giovanni di mostra destinatario di una rivelazione di Dio: Gesù Cristo, che abbiamo visto da lui battezzato fuoriuscire dall'acqua del Giordano, è colui sul quale lo Spirito Santo non soltanto discende e permane, ma anche colui che si farà fautore dello stesso dono dello Spirito a terzi. Dal lavacro battesimale in poi Gesù sarà infatti guidato dallo Spirito e da lui condotto, si sottometterà alla sua assistenza e sempre lo Spirito lo indirizzerà a vincere le tentazioni del maligno e ad affrontare anche il flagello e la croce, ma dalla crocifissione alla risurrezione fin dopo la Pentecoste, Gesù di questo Spirito sarà apportatore: lui stesso ne farà dono sia ai discepoli riuniti nel cenacolo quando egli appare da Risorto (A chi rimetterete i peccati resteranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi) sia agli stessi discepoli che a Gerusalemme proromperanno con coraggio della comunione e nell'evangelizzazione alla presenza di tante rappresentanze di popolo (At 2). Questo può testimoniarlo Giovanni, sia pure indirettamente e per inciso. Ma il Battista è in grado di garantire soprattutto che Gesù, sempre nello Spirito Santo, amministrerà un nuovo battesimo, avente esso stesso la grazia di rimuovere il peccato e di rigenerare dall'alto ogni uomo che lo riceve. La testimonianza di Giovanni è credibile e apportatrice di consolazione, essa si fonda su una fede stabile e provata che lo porterà anche ad affrontare l'arresto e il martirio, ha già orientato molte persone alla conversione e al mutamento della coscienza e indirizzerà tutti quanti verso la salvezza apportata dal Figlio di Dio. Giovanni testimonia il Cristo di gran lunga superiore a lui perché glorioso e invitto, ma la sua attestazione si rende ancora più convincente per il fatto che, oltre a preconizzare la sua grandezza, testimonia anche l'umiliazione di cui è stato capace. In parole povere, testimonia il Cristo datore dello Spirito, perché innanzitutto Agnello immolato, vittima. Giovanni sa benissimo infatti che la remissione dei peccati da parte del Salvatore si realizza soprattutto con quella che sarà l'immolazione e la tragica morte a vantaggio degli uomini: Cristo sarà fautore di grazia e di perdono perché espierà egli stesso sulla sua carne le colpe i tutti gli uomini. Mentre nell'antica alleanza occorrevano sacrifici di vittime animali a fare da capro espiatorio dei peccati del popolo, adesso è lo stesso Cristo vittima e Agnello immolato.

Il Figlio di Dio mandato nel mondo è "vittima di espiazione dei nostri peccati", non solo dei nostri, ma dell'intera umanità (1Gv 4,10), Colui grazie al quale si compie quello che l'umanità stessa non potrebbe con le sue sole forze ma per cui è necessario l'intervento gratuito e misericordioso di Dio.

In tal modo Dio entra nella nostra vita per imprimervi la sua novità e per farci uscire dalla nostra abituale freddezza e indifferenza. In Cristo Dio innanzitutto si schiera dalla parte dell'uomo e si mostra interessato alle sue vicende e all'avventura della sua vita, anche quando questa non concede tregua. Entrando nella vita dell'uomo l'assume fino in fondo entrando in empatia con tutti, condividendo con noi ogni cosa e soprattutto lo smarrimento fondamentale che comporta il nostro essere peccatori. Se Dio non si fosse incarnato avrebbe certamente compreso la fragilità della nostra condizione, ma non avrebbe condiviso appieno il nostro stato e la debolezza perenne che ci caratterizza. Invece facendosi uomo egli stesso è diventato capace di compatire le nostre infermità (Eb 4, 15). E in tal modo ci esorta a confidare nella sua vicinanza, consolandoci di non essere soli nella faticosa vicenda di essere uomini. Agnello immolato e poi datore dello Spirito, Cristo ci indirizza e ci conduce, provocandoci e invogliandoci ad uscire da noi stessi e soprattutto ponendo nel suo vangelo una valida alternativa alla realtà perniciosa del peccato.

Soprattutto con il sacramento del battesimo da lui istituito nello Spirito Santo, Gesù liberandoci dal peccato originale e rigenerandoci nel suo lavacro purificatori dimostra di "fidarsi" di noi, rendendoci membra del suo stesso corpo e partecipi della sua missione e della sua opera di salvezza.

E nel nostro battesimo diventa esperienza reale ciò che per Giovanni era stato testimonianza.

 

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