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II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

Vangelo: Gv 4, 5-42

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TESTO Commento su Deuteronomio 11, 18-28; Galati 6,1-10; Giovanni 4,5-42

don Raffaello Ciccone  

II domenica di Quaresima (anno C) (24/02/2013)

Vangelo: Deut. 11, 18-28; Gal 6,1-10; Gv. 4,5-42 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 4, 5-42

5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». 13Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». 15«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». 16Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». 17Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». 19Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». 21Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». 25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». 26Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». 30Uscirono dalla città e andavano da lui.

31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». 32Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». 34Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Deut. 11, 18-28
Mosè, con questo testo, ci offre una riflessione sulle leggi dell'Alleanza che verranno poi scritte nei cap 12-26.
Tale riflessione conclude alcune raccomandazioni al popolo che esigono una chiara fedeltà alla legge e quindi alla ubbidienza e al riconoscimento dell'unico Signore. Se sarai fedele verso il Signore, il Signore manterrà i suoi doni che aveva promesso e farà fiorire questo popolo, ponendolo signore di un vasto territorio che va "dal deserto al Libano, dal fiume, il fiume Eufrate, al mare occidentale". Questi confini ideali, mai raggiunti da Israele, sono posti anche all'inizio del Deuteronomio quando il Signore dice a Mosè: "Avete dimorato abbastanza su questa montagna; voltatevi, levate l'accampamento e dirigetevi verso le montagne degli Amorrei e verso tutte le regioni vicine... fino al grande fiume, il fiume Eufrate" (Deut 1,6-7).
"Devi ricordarti della legge" e il popolo d'Israele prende come comando, alla lettera, l'obbligo di legarsi alla fronte e sul braccio sinistro piccole capsule di pelle che racchiudono i 4 testi che interessano le prescrizioni (Es 13,1-10. 11-16; Dt6,4-9; Dt 11,18-21). Esistono già ai tempi di Gesù: in greco si dicono filatterie e in ebraico tefillim. E Gesù rimprovera (Mt 23,5) coloro che operano nel culto con esibizionismo, per farsi vedere dalla gente: "Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange".
Una scatoletta è posta anche sugli stipiti delle porte: si vuole assicurare il ricordo quotidiano della legge per essere fedeli al Signore. C'è la preoccupazione di vivere il presente e la preoccupazione di preparare il futuro di questo popolo. Il futuro è garantito dai figli e dall'educazione data loro. Essi dovranno maturare con la costanza e continuità di un adulto educatore (tali sono i genitori maschi), in 4 situazione di vita in cui ognuno è in rapporto con loro ("in casa, in cammino, quando vai a letto e quando ti alzi").
Il testo è molto esemplificativo, ma anche molto ricco di immagini. Suggeriscono la spiritualità e la quotidianità fedele. Si elencano 5 condizioni che si intrecciano nelle due fedeltà di Dio e degli uomini.. Si vuol dire che non hanno senso il fatalismo, né il destino o la vendetta e le catastrofi inspiegabili.
Si parla di 5 condizioni, come i 5 libri della "Legge":
- custodire con fedeltà tutti questi comandamenti di Dio,
- metterli in pratica,
- amare Dio,
- camminare in tutte le sue vie,
- tenersi uniti a Lui.
Benedizione o maledizione, gioia o tristezza non sono stati stabiliti da Dio ma dipendono dalla libera volontà di ciascuno (vv26-28)
Gal 6,1-10
Paolo sta concludendo la sua lettera ai Galati, avendo lungamente impostato la sua riflessione sulla libertà dei figli di Dio e sulla "vita secondo lo Spirito". Ora, in queste ultime battute, aiuta a maturare la scelta di un comportamento pratico corrispondente (5,25-6,10). Questi suggerimenti risentono di grandissima umanità. Fanno trasparire nell'atteggiamento del credente molta serenità e fiducia e consigliano, nella situazione, atteggiamenti di non violenza e di grande rispetto ed equilibrio. Incoraggiano stili alternativi, nuovi anche nel nostro tempo, visti i comportamenti di contrapposizione e di egoismi spesso emergenti. Tanto più allora. Ma ormai la lunga riflessione su Gesù e l'esperienza della conversione aprono a Paolo orizzonti assolutamente nuovi.
Sarebbe interessante se tali indicazioni e proposte si applicassero, ad esempio, in azienda, ripensati ed affrontati da un lavoratore singolo, o meglio, da un gruppo di credenti che operano in una impresa.
- Correggere con dolcezza in caso ci si trovi con un fratello che si comporta male nei suoi obblighi morali, tenendo però presente, nel contempo, che ciascuno, nella propria fragilità, può compromettersi allo stesso modo. Questo impedirebbe la critica alle spalle, il rifiuto ed il disprezzo, la volontà di mettere in cattiva luce l'altro.

- Ricuperare nelle relazioni sociali discrezione ed umiltà, evitando la supponenza.
- Saper ascoltare.

- Accorgersi concretamente delle fatiche dei colleghi prestandosi, in un loro sovraccarico di lavoro, di dare una mano se l'altro accetta, ma senza contropartite, gratuitamente.

- Mettere in comune le difficoltà con altri colleghi per cercare insieme soluzioni per situazioni altrui o nostre.

- Verificare le proprie competenze e ricercare un aggiornamento personale per soluzioni migliori per tutti.

- Riconoscere pubblicamente miglioramenti che vengono da colleghi e valorizzarli.
- Importante è seminare; è questo che si raccoglierà,

- Seminare nello Spirito (è un tema che riguarda la vita quotidiana) significa sviluppare con intelligenza la gratuità.

- Non smettere di fare il bene significa non smettere di seminare, senza accettare le discriminazioni, le delusioni, le furbizie di chi vuole approfittarne..
Perciò il bene verso tutti, soprattutto ai propri fratelli e sorelle, è il segno di una concretezza di fede e di capacità di relazione che nasce da Dio e arriva al mondo, nella mediazione della Chiesa.
Gv. 4,5-42
Giovanni rimescola nel suo Vangelo episodi della vita di Gesù e letture teologiche poiché vuole far emergere, dalla quotidianità della presenza del Signore, un contatto più alto di rivelazione, che disseta come acqua viva.
Così in questo testo sorgono molti segni e molti messaggi.
Il pozzo si identifica come un luogo di vita e di incontro in tutto l'A:T:.si parla di pozzi come luogo: si ritrovano i pastori per far abbeverare il bestiame, i commercianti in attesa di clienti, le donne che vengono ad attingere, gl'innamorati che trovano la fidanzata. La Bibbia parla di alcuni incontri interessanti: Gn24,10-25;26,15-25; 29,1-14; Es 2,15-21.
Il racconto mette a confronto Gesù, stanco e la samaritana, una donna che viene a prendere acqua.
Il testo si preoccupa di dire che non c'è buon sangue tra Giudei e Samaritani. Ci sono stati rimescolamenti di popolazioni quando Samaria è stata sconfitta nel 721 a C. e i nuovi venuti hanno portato culture e divinità pagane, sconvolgendo i ritmi di rapporto precedenti e le culture.
Gesù inizia il dialogo parlando alla donna. Lo fa per primo, ma come un mendicante che ha bisogno di bere. E' molto interessante questo inizio.. Ma è scorretto, secondo le usanze, e la donna lo fa subito notare.
Gesù, però, anticipa poiché, nel gioco del racconto, Gesù rappresenta il Signore in cerca di Israele, il popolo di cui questa donna è immagine. Così le fa un primo dono: la promessa dell'acqua viva.
L'acqua che dà Cristo è dunque la sua parola, il suo incontro, il suo insegnamento, pieno di sapienza divina (Sir 15,3;24,21;Is 55,1-3). Colui che custodisce questa parola non vedrà mai la morte (Gv 8,51), vivrà per sempre (12,50;Dt 30,15-20;Pr 13,14). In7,37-39, l'acqua simboleggia lo Spirito.
Gesù continua a sondare il cuore di questa donna. E mentre la rispetta nelle sue domande, apprezza la sincerità, ma svela l'infedeltà di vita, pur senza rimproverarla.
I cinque mariti simboleggiano gli dèi importati dalle cinque popolazioni non ebraiche secondo 2Re 17,24.
Il Dio dei Cananei si chiama Baal, ma è diventato un nome comune per designare tutti i falsi dèi, e addirittura significa "marito" nelle lingue semitiche.. Ci troviamo in una reminiscienza biblica famosa della profezia di Osea che annuncia l'attenzione di Dio che non abbandona la sua sposa diventata infedele ma la raggiunge e ricomincia il corteggiamento"come nel deserto". (Os 2,18-20) "E avverrà, in quel giorno - oracolo del Signore - mi chiamerai: "Marito mio", e non mi chiamerai più: "Baal, mio padrone. Le toglierò dalla bocca i nomi dei Baal e non saranno più chiamati per nome. E farò un'alleanza". I riferimenti annunciano la conversione della Samaria.
Un ostacolo allora si presenta davanti e sembra insuperabile:"qual è il luogo dell'alleanza?" Da secoli si sono scontrati i due popoli: vale il monte Garizìm dove i Samaritani hanno costruito un tempio o Gerusalemme?
E Gesù chiarisce che ormai non c'è un luogo geografico di Dio ma vero tempio di Dio sarà il cuore, quando si accetta di vivere " in spirito e verità". Certamente si parla di culto, ma, seguendo i segni che Giovanni vuol darci, siamo nel tempo della pienezza e della libertà che il Signore porta.
Resta ancora una domanda od una attesa che è anche una scappatoia a non dover risolvere subito un capovolgimento. "Quando verrà il Messia, ci annuncerà".
Gesù si svela garantendo le tre risposte: C'è un'Alleanza nuova, e quindi un'accoglienza piena; c'è il progetto da vivere nella situazione quotidiana; c'é un vero annunciatore che garantisce.
La donna, finalmente coinvolta in un progetto che la convince,"lascia la brocca" e corre ad annunciare. Per convincere gli altri, dice con "verità": "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto.
Che sia lui il Cristo?"
I discepoli tornano e si meravigliano che Gesù parli con una donna. Lo stupore non è sospetto di un comportamento immorale ma è sconcerto per la libertà che Gesù si prende rispetto alla cultura naturalmente maschilista che proibisce alle donne di parlare a degli sconosciuti. "E se proprio è necessario farlo, bisogna usare il minor numero di parole possibile" si dice..
Giovanni riprende il tema delle priorità per Gesù. Di fronte al mangiare ed alla fame, Gesù ricorda che viene prima la volontà di Dio, come gli evangelisti affermano nelle tentazioni di Gesù nel deserto nel tempo della sua fame. Fare la volontà di Dio vale per lui, fino alla morte, quando l'ultima parola di Cristo morente sulla croce sarà di riconoscere che «tutto è compiuto» (19,28-30).ma vale anche per i discepoli che debbono accorgersi del grano maturo. Ed essi sono mandati a mietere, compiendo così la volontà di Dio.
Nel testo si sviluppa un progressivo riconoscimento di Gesù: "Giudeo, profeta, Messia, Salvatore del mondo". Per arrivare alla fede non servono fatti clamorosi. E' essenziale la Parola di Gesù poiché la fede nasce dalla predicazione e dalla testimonianza. Gesù, con somma libertà e rispetto, ne ha indicato la strada, prima di tutto ai suoi discepoli, quel giorno, a Samaria.

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