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MERCOLEDÌ DELLA XI SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO II)

Vangelo: Mt 6,1-6.16-18

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Mercoledì della XI settimana del Tempo Ordinario (Anno II) (20/06/2012)
Vangelo: Mt 6,1-6.16-18   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mt 6,1-6.16-18)

Il Libro dei Giudici è narrato un fatto che merita tutta la nostra attenzione, dal momento che anche noi siamo chiamati a vivere nella nostra vita sempre in relazione alla volontà di Dio e mai secondo i moti, i desideri, le aspirazioni del nostro cuore. Il cristiano ha una sola vocazione: fare della sua vita una perfetta obbedienza a Dio.

Abimèlec, figlio di Ierub Baal, andò a Sichem dai fratelli di sua madre e disse a loro e a tutta la parentela di sua madre: «Riferite a tutti i signori di Sichem: "È meglio per voi che vi governino settanta uomini, tutti i figli di Ierub Baal, o che vi governi un solo uomo? Ricordatevi che io sono delle vostre ossa e della vostra carne"». I fratelli di sua madre riferirono a suo riguardo a tutti i signori di Sichem tutte quelle parole e il loro cuore si piegò a favore di Abimèlec, perché dicevano: «È nostro fratello». Gli diedero settanta sicli d'argento, presi dal tempio di Baal Berit; con essi Abimèlec assoldò uomini sfaccendati e avventurieri che lo seguirono. Venne alla casa di suo padre, a Ofra, e uccise sopra una stessa pietra i suoi fratelli, figli di Ierub Baal, settanta uomini. Ma Iotam, figlio minore di Ierub Baal, scampò, perché si era nascosto. Tutti i signori di Sichem e tutta Bet Millo si radunarono e andarono a proclamare re Abimèlec, presso la Quercia della Stele, che si trova a Sichem. Ma Iotam, informato della cosa, andò a porsi sulla sommità del monte Garizìm e, alzando la voce, gridò: «Ascoltatemi, signori di Sichem, e Dio ascolterà voi! Si misero in cammino gli alberi per ungere un re su di essi. Dissero all'ulivo: "Regna su di noi". Rispose loro l'ulivo: "Rinuncerò al mio olio, grazie al quale si onorano dèi e uomini, e andrò a librarmi sugli alberi?". Dissero gli alberi al fico: "Vieni tu, regna su di noi". Rispose loro il fico: "Rinuncerò alla mia dolcezza e al mio frutto squisito, e andrò a librarmi sugli alberi?". Dissero gli alberi alla vite: "Vieni tu, regna su di noi". Rispose loro la vite: "Rinuncerò al mio mosto, che allieta dèi e uomini, e andrò a librarmi sugli alberi?". Dissero tutti gli alberi al rovo: "Vieni tu, regna su di noi". Rispose il rovo agli alberi: "Se davvero mi ungete re su di voi, venite, rifugiatevi alla mia ombra; se no, esca un fuoco dal rovo e divori i cedri del Libano". (Gdc 9,1-15).

Ulivo, fico, vite sono coscienti della loro vocazione naturale. Essi devono produrre frutti di delizia per l'uomo. Lo devono alimentare e nutrire di dolcezza, perché lui possa attendere al suo quotidiano lavoro, sia spirituale che fisico. Solo l'uomo, nella creazione visibile del Signore, possiede una volontà che lo spinge ad uscire dall'ordine stabilito, voluto, deciso da Dio, per vivere nel disordine, consegnandosi all'insubordinazione verso la natura, la grazia, la Parola, l'attuale volontà di Dio. Tutto ciò che l'uomo fa', dice, realizza, verso se stesso e verso gli altri deve servire per un unico fine: amare Dio e i fratelli, perché questa è la via per il raggiungimento della sua verità di natura che è anche di vocazione esplicita o implicita, pubblica o privata.

L'uomo nella sua stoltezza si serve delle opere di carità, fede, religione, non per amare Dio e i fratelli, non per innalzare Dio e i fratelli, bensì per accrescere la sua gloria. Non sa nella sua superbia che la vera gloria di un uomo è l'umiltà, il nascondimento, il silenzio, l'amore invisibile che innalza Dio e nasconde la persona di vera carità.



Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, insegnateci il vero amore.

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