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V DOMENICA DOPO PENTECOSTE (ANNO B)

Vangelo: Gv 12,35-50

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Commento su Giovanni 12,35-50
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V domenica dopo Pentecoste (Anno B)
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La parola che ho detto lo condannerà nell'ultimo giorno

La salvezza dell'uomo è nell'accoglienza della Parola di Gesù e nel suo rimanere in essa. Si accoglie la Parola, la si mette nel cuore, la si trasforma in nostra quotidiana vita, si avanza verso l'eternità da salvati, ma anche si cammina nel tempo da redenti, giustificati, santificati. Nulla è fuori della Parola. Nulla senza di essa.

La nostra fede pertanto non è in Dio, nel suo mistero di unità e di trinità, non è in Cristo, Verbo Eterno fattosi carne, non è la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. La nostra fede è nella Parola ed è la Parola, la quale ci rivela chi è il nostro Dio, chi è il nostro Cristo, chi è la Chiesa, chi è l'uomo, cosa sono i sacramenti e perché dobbiamo sottoporci alla loro potenza di grazia e di trasformazione operata da essi della nostra natura. La Parola non è solamente da credere come verità fuori di noi, bensì come verità che opera in noi e governa tutta la nostra vita. Tutto pertanto è dalla Parola per chi rimane in essa e la vive in ogni più piccola verità che essa contiene.

La Parola va però vissuta e creduta allo stesso modo di Cristo Gesù. Lui aveva con essa una duplice relazione: la Parola non era la sua bensì quella del Padre. Gesù viveva di purissimo ascolto di Dio. Il Padre parlava, Lui ascoltava. Ascoltava e obbediva. Obbediva ascoltando, ascoltava per obbedire. La fedeltà di Cristo nell'ascolto è totale. Lui mai ha messo qualcosa di suo in tutto ciò che ha fatto. La seconda modalità di Cristo ci rivela che Lui non solo per la sua persona, ma anche per la nostra era fedelissimo alla Parola ascoltata. Quello che il Padre gli comandava di riferire, lui riferiva. Come il Padre glielo ordinava, così Lui lo portava agli uomini. Per sé e per noi mai Lui ha messo qualcosa di suo nella Parola, qualcosa che provenisse da Lui e non dal Padre. Questa duplice modalità è tutto nel dono della Parola.

Allora Gesù disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose loro. Sebbene avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata? Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca! Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio. Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell'ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

Non si dona la Parola che è fuori di noi, neanche si dona la Parola che è da noi. Si dona la Parola di Dio che è da Dio ed è in noi. La si deve donare però sigillata dalla nostra più perfetta obbedienza e più grande amore verso di essa. La si deve donare con quella fede forte, solida, robusta che ha già trasformato la nostra storia. Non si può donare una Parola che è inefficace in noi quanto alla vittoria sul male e sul peccato, sul vizio e sulle imperfezioni. Una simile parola non salva, non redime, non è neanche Parola di Dio. La Parola di Dio è viva, efficace, attestata e confermata dalla nostra vita. Essa è parola che salva e la salvezza non è quella eterna, bensì quella che si vive oggi nella nostra storia. È la nostra salvezza oggi la testimonianza che dobbiamo donare alla Parola che annunziamo nella quale si deve riporre la fede per essere salvati oggi.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci redenti per annunziare.

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