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6 novembre 2011
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Vangelo: Mt 25,1-13

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TESTO Una vita "accesa"

don Maurizio Prandi

XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (06/11/2011)

Vangelo: Sap 6,12-16|Mt 25,1-13 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

La prima domanda che mi hanno fatto, nelle comunità, durante la condivisione della Parola di questa domenica è stata: ma non sono un po' tante dieci ragazze per uno sposo? Sono stati contenti di conoscere le tradizioni della terra di Gesù e l'importanza delle "damigelle d'onore" scelte dalla fidanzata per accogliere lo sposo e scortarlo verso la casa della futura sposa. L'abbiamo chiamata la "domenica dell'incontro", perché tutte le letture parlano di questo momento così bello ed importante della nostra vita (La prima lettura ci parla della Sapienza che va incontro a chi la cerca e la desidera; il salmo responsoriale del desiderio dell'incontro; la seconda lettura ci invita a riflettere sul momento in cui saremo "spinti" all'incontro con il Signore; il vangelo ci invita ad uscire incontro allo sposo). L'incontro con qualcuno è sempre fonte di gioia, perché un vero incontro non è mai banale, è sempre, come dice la parola (incontrare = in-con-entrare) un entrare nella vita dell'altro e dall'altro lasciarsi visitare. Ricordo sempre con piacere le parole di Erri de Luca al termine di una conversazione, dovuta a fortunate coincidenze, nella metropolitana di Milano dopo averlo invitato, insieme a don Paolo, ad un incontro a Lavagna: "grazie dell'incontro!".

Ci siamo soffermati soprattutto sulla prima lettura e sul brano di Vangelo, su cosa sia la sapienza e su cosa il racconto della parabola suscitava dentro di noi. I bambini del catechismo hanno detto che la parola sapienza ricordava loro il verbo sapere e da lì abbiamo cominciato un percorso semplice e bello (almeno per me), che ci ha portato a dire che non importa tanto sapere tante cose, è sufficiente sapere quello che è bene per noi e quello che, al contrario, è male. La sapienza è ciò che ci consente di scegliere di percorrere sentieri di bene. La Sapienza (ci diceva un giorno don Claudio durante la lezione di Sacra Scrittura) è la forza divina che trasforma l'esistenza umana in una esistenza cristiana. I più piccoli hanno subito colto il legame tra la vita di Gesù e una vita vissuta scegliendo di fare sempre il bene. Questa sapienza, che per noi è Gesù stesso, la prima lettura ci invita a cercarla: in ogni luogo (lungo il cammino, alla porta delle nostre case), in ogni momento (svegliandoci nel cuore della notte, alzandoci prestissimo) con ogni energia interiore (desiderio, amore, la capacità di progettare).

Approfittando della presenza della comunità di Plantada alla messa, abbiamo anche potuto spiegare cosa vuol dire che la Sapienza precede, anticipa chi la desidera ardentemente. Non molto tempo fa, alle persone appena entrate a far parte della comunità ho chiesto di pensare per l'incontro successivo qualcosa a cui accostare la parola Dio per poi condividerlo insieme, anche se non conoscevano ancora nulla né della Bibbia, né di Gesù, né della chiesa. Il giorno della catechesi successiva con i misioneros siamo stati accolti da una frase scritta in modo molto rudimentale su un pezzo di cartone: Dio è Amore. L'aveva scritta Aleida e ha detto che non sapeva perché aveva accostato la parola Amore a Dio, ma le sembrava che fosse una cosa vera. Abbiamo letto allora alcuni versetti della prima lettera di Giovanni (1 Gv 4,8) e con grande sorpresa di Aleida abbiamo ascoltato le parole che lei aveva scritto: Colui che non ama non conosce Dio, perché Dio è amore. Mi sembra che sia questo il significato semplice delle parole che abbiamo ascoltato nella prima lettura: scoprire che Dio è nelle nostre vite ancora prima che lo conosciamo o che conosciamo le sue parole. La Sapienza, nel farsi conoscere, previene coloro che la desiderano.

Gli spunti che ci ha dato l'ascolto del brano di vangelo sono stati davvero tanti. Siamo partiti da come Gesù annuncia il regno di Dio, scegliendo sempre immagini di piccolezza, il regno come dieci piccole luci (sono ben poca cosa in una notte di oscurità) oggi, ma come un seme o un po' di lievito in altre pagine di vangelo, comunque sempre qualcosa di "piccolo". Abbiamo continuato poi ringraziando Dio di quella chiamata così bella che ci fa' chiedendoci di andare incontro allo sposo: Ecco lo sposo! Andategli incontro... Un invito ad "uscire", a non stare chiusi, come un invito a respirare, ad aprirsi, a rischiare, ad affrontare la notte camminando insieme, a rischiarare la notte con le nostre piccole luci. Che bello poi ascoltare le interpretazioni di tutti su cosa sia l'olio per tenere accesa la lampada (la fede, l'amore, l'amicizia, la preghiera, il condividere, il Vangelo, la vita...) un qualcosa di così personale che non lo si può prestare. Che cosa è che non possiamo prestare? La nostra vita ha detto Carlos, durante la messa di Cascajal. E' vero, perché non posso chiedere ad altri di vivere al mio posto, di scegliere al mio posto, di credere al mio posto: una vita accesa, capace di illuminare e di riscaldare, oppure una vita spenta, che scorre, senza picchi, senza emozioni, senza entusiasmo. Ci siamo dati proprio questo obiettivo per la settimana che comincia: come la scorsa settimana essere specchio e riflesso della vita di Gesù, che scopriamo oggi come una vita accesa dall'amore per Dio e per i fratelli.

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