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10 febbraio 2013
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Vangelo: Lc 5,1-11

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TESTO Commento su Luca 5,1-11

Monastero Domenicano Matris Domini  

V Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (07/02/2010)

Vangelo: Lc 5,1-11 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, 1mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, 2vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

4Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». 5Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. 7Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. 8Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». 9Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; 10così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 11E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Lectio
Contesto
Con il capitolo quinto il vangelo di Luca si apre su di una nuova sezione (5,1-6,19) in cui cominciano a comparire i discepoli, il primo nucleo di quella che sarà poi la comunità cristiana; viene anche descritta la predicazione e l'azione di Gesù, con un movimento che coinvolge a volte la folla (5,1-3) e/o il popolo (6, 20-49; 7,1), altre il gruppo dei discepoli (6,17s). Non manca neppure il primo scontro con i farisei e dottori della legge (5,17) e l'annunciarsi del rapporto privilegiato di Gesù con i peccatori (5,27-29) nell' episodio della cena in casa di Levi, presentato come tipo del discepolo.
Il brano di questa domenica dopo un quadro introduttivo su Gesù che insegna, presenta la chiamata di Pietro a seguito del gesto potente della pesca miracolosa. Alla folla presentata nel v. 1 saranno inviati i primi tre chiamati, confortati dalla potenza della parola del Cristo di cui hanno fatto esperienza (vv.9-10).
Abbinando la chiamata dei primi discepoli al miracolo della pesca Luca da un senso nuovo all'episodio, che appare come una manifestazione della potenza divina della parola di Gesù in linea con la prima lettura, Is 6,1-8 in cui la vocazione del profeta è inquadrata nella teofania avvenuta nel tempo.
1. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennésaret,
I primi tre versetti sono scritti con l'intenzione di presentare la figura di Gesù maestro: Luca ricorre intenzionalmente allo stile della traduzione greca dell'A.T. (detta LXX) e crea un quadro ideale. La figura in piedi del Maestro, la folla che si accalca e la parola di Dio, termine tecnico che il terzo evangelista riserva alla predicazione apostolica (cfr. At 4,31; 6,2.7; 8,14; ecc.). A differenza degli altri evangelisti il lago di Galilea non viene mai chiamato mare nel terzo vangelo (Luca conosceva il mediterraneo) e solo qui viene detto lago di Gennésaret. è evidente che Luca non vuole associarlo alla città di Cafarnao e del resto i suoi lettori, di provenienza greca, non conoscono i luoghi palestinesi; ciò che importa è presentare la predicazione di Gesù nel paese dei Giudei e la sete della folla per la parola di Dio.
La scena della predicazione di Gesù in riva al lago o al largo sulla barca di Pietro ha un parallelo in Mc 3,9; 4,1s e Mt 13,1-2 prima del discorso in parabole).
2. vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Come in Mc 1,16-20 (il testo parallelo al brano odierno), sulla riva si trovano due barche; Luca parla solo di Simone che privilegia spesso nel suo vangelo (vedi per esempio, oltre questo brano, Lc 8,45 e Mc 5,41; Lc 9,32 e Mc 9,4; Lc 12,41 e Mt 24,44), lasciando in ombra gli altri apostoli e aggiungendo gli elementi che serviranno per la pesca. L'insegnamento di Gesù avviene dalla barca di Simone, elemento non marginale se si pensa che dopo la sua resurrezione il suo messaggio sarà trasmesso appunto da Pietro e dagli altri Dodici.
4. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». 5. Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Dopo aver tratteggiato nei versetti precedenti il ritratto di Gesù maestro ecco che Luca inizia il racconto di quella che viene detta pesca miracolosa (abbiamo in Gv 211-14 un episodio simile, ma collocato dopo la Pasqua) collegandola con la chiamata dei primi discepoli (testo di Mc).
La richiesta che Gesù rivolge a Simone è sorprendente e umanamente insensata, come appunto quest'ultimo fa presente nel v. 5. Notiamo che il termine epistatês, maestro nel senso di colui che sta sopra, che è superiore e guida, è sempre messo da Luca sulla bocca dei discepoli, con la sola eccezione di Lc 17,13, mentre didaskalos (maestro in rapporto all'insegnamento, quello che gli altri evangelisti indicano con rabbi, termine che Luca non utilizza mai) è la parola usata dagli altri personaggi; in questo vangelo i discepoli hanno una fede più profonda nell'autorità di Gesù.
Simone però si affida alla parola di Gesù: è il suo primo atto di fede, sostenuto forse dall'esperienza della guarigione della suocera, narrata in Lc 4,38ss. Il passaggio dal singolare al plurale in questi due versetti e poi al v. 9, presuppone la presenza anche degli altri apostoli (che saranno citati al v. 10), ma l'attenzione è posta sulla persona di Simone.
6. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. 7. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
La descrizione del miracolo è fatta con enfasi da Luca per sottolinearne la grandezza e quindi la potenza di Gesù: la fiducia in lui è pienamente giustificata. Non ha però un senso simbolico il riferimento alle reti che quasi si rompevano, al contrario di quanto avviene in Gv 21,11, dove si richiama l'unità della Chiesa.
8. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». 9. Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto;
La reazione di sorpresa e timore di Simon Pietro (nel terzo vangelo è indicato con il suo doppio nome solo in questo episodio, solitamente Luca usa la designazione Simone chiamato anche Pietro, vedi Lc 6,14; At 10,5.18.32; 11,13) è ampiamente comprensibile e motivata: davanti a Gesù si sente alla presenza di Dio, dunque cade in ginocchio, lo chiama Signore, Kyrie, avverte la sua indegnità, non in senso morale, ma per la distanza che separa l'uomo dal mondo divino.
E' lo stupore quello che connota la reazione generale e normale davanti ad un gesto miracoloso; Luca lo annota insieme alla presenza di altre persone (esplicitamente menzionate con Simon Pietro, sulla barca).
Proprio la situazione descritta, con la barca piena di pesci, rende improbabile sia il gesto di Pietro che l'invito ad allontanarsi rivolto a Gesù (forse in origine nel testo a cui Luca si ispira Gesù era rimasto a terra e questa scena si svolgeva dopo lo sbarco). L'evangelista la pone qui per mostrare come l'incarico che l'apostolo riceverà (al v. 10) non è motivato dalle sue capacità personali, dalle forze umane, ma si appoggia sulla potenza della parola di Gesù. La stessa che renderà possibile il diffondersi della Chiesa, come Luca racconterà negli Atti.
10. così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
Luca cita esplicitamente solo i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, tacendo il nome di Andrea, fratello di Simone (vedi Mc 1,16 e Mt 4,18); si tratta, con Pietro, del terzetto che accompagnerà Gesù nei momenti significativi della sua vita pubblica (come la trasfigurazione, il miracolo della resurrezione della figlia di Giairo, la preghiera nel Getzemani); nel terzo vangelo quindi i primi discepoli chiamati sono quelli che, secondo la tradizione, erano più in intimità con il Cristo.
Solo qui Giacomo è citato prima di Giovanni; in tutti gli altri contesti Luca fa precedere il nome di Giovanni a quello del fratello (cfr. 8,51; 9,28; anche At 1,13). Inoltre l'evangelista Luca alla coppia Pietro e Andrea nel suo racconto sostituisce Pietro e Giovanni (vedi Lc 22,8; At 1,13; 4,13.19; 8,14); Andrea è citato solo negli elenchi dei Dodici e al quarto posto (Lc 6,14; At 1,13).
L'affermazione di Gesù d'ora in poi sarai pescatore di uomini, che nell'originale greco suona come d'ora in poi, uomini prenderai vivi, è rivolta implicitamente anche ai due fratelli; essa è introdotta da un non temere che è una formula veterotestamentaria associata ad un contesto teofanico. Gesù si è manifestato con un potere divino.
Al contrario dei brani paralleli dei sinottici essa non è un ordine, ma una parola profetica che annuncia la futura missione degli apostoli. Il miracolo e la parola di Gesù compiono un inizio nuovo in Simone e quest'evento di grazia è chiaramente il vero e proprio miracolo del racconto. (H. Schurmann).
Ancora una volta Luca utilizza un'espressione presa alla LXX (cfr. Dt 20,16; Gs 6,24s) dove prendere per la vita implica un gesto che salva la vita delle persone coinvolte. Pietro quindi e con lui i discepoli prenderanno (con la predicazione del vangelo) gli uomini per condurli alla vita: questa è la missione cristiana.
Questa scena difficilmente potrebbe svolgersi sulla barca, Luca interessato al valore della vocazione divina e della pronta risposta dei tre non si preoccupa di annotare che nel frattempo erano tornati a riva e sbarcati.
11. E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
La conclusione è posta al v. 11 dove la concisione ci richiama indirettamente il "Seguimi!" di Mc 1,17; si ritorna così al tema della vocazione anche se Luca pone l'accento sull'incontro tra Gesù e Pietro più che sulla chiamata in se.
L'insistenza sul lasciare tutto è propria di Luca (cfr. 5,28; 14,33; ecc.) ma non deve essere presa alla lettera; significa piuttosto che nella vita del discepolo l'incondizionata sequela di Gesù è richiesta, se pur è frutto di un lungo e complesso lavoro esistenziale per ciascun credente.
L'evangelista considera importante mostrare ai suoi lettori che la missione apostolica di Pietro e degli altri, e quindi della Chiesa stessa, poggia sulla parola efficace del Signore: da essa trae origine, garanzia, coraggio e fecondità (G. Rossé).
In questa pericope abbiamo avuto modo di osservare alcune caratteristiche stilistiche e letterarie di Luca che abbiamo già altrove segnalato: l'uso dello stile della LXX; l'importanza della parola di Dio, la forza della parola di Gesù; la predilezione per l'apostolo Pietro e anche per Giovanni; la comunanza di alcuni dati con Giovanni attraverso una fonte propria.
Meditiamo
1) Confrontare il testo di Luca con i paralleli di Mc 1,16-20 e Mt 4,18-22 per individuare i caratteri specifici che l'evangelista attribuisce all'episodio, alla parola di Gesù e ai discepoli.
2) Quali sono state nella mia vita di fede le parole potenti che mi hanno sostenuto nelle scelte, che mi accompagnano, che mi sostengono?
3) La parola del Vangelo offre la vita e purifica: sperimento questa realtà nella mia vita? L'ascolto della parola di Dio nella celebrazione domenicale e nella preghiera quotidiano come cambiano il mio modo di pensare e di agire? So offrire questa parola di vita ai miei fratelli e sorelle?
Preghiamo
Salmo Responsoriale (Salmo 137)
Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.
Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore:
grande è la gloria del Signore!
La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:

non abbandonare l'opera delle tue mani.
Colletta
Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia, Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza è la grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro Signore...
Oppure:
Dio di infinita grandezza, che affidi alle nostre labbra impure e alle nostre fragili mani il compito di portare agli uomini l'annunzio del Vangelo, sostienici con il tuo Spirito, perché la tua parola, accolta da cuori aperti e generosi, fruttifichi in ogni parte della terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

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