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18 maggio 2014
V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Vangelo: Gv 14,1-12

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   Da Gesù la strada che arriva a Dio

padre Ermes Ronchi

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V Domenica di Pasqua (Anno A) (22/05/2011)

Vangelo: Gv 14,1-12 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Non sia turbato il vo­stro cuore, abbiate fiducia. Sono le pa­role primarie del nostro rapporto con Dio e con la vita, quelle che devono ve­nirci incontro appena a­perti gli occhi, ogni matti­na: scacciare la paura, ave­re fiducia. Avere fiducia (negli altri, nel mondo, nel futuro) è at­to umano, umanissimo, vi­tale, che tende alla vita. Senza la fiducia non si può essere umani. Senza la fe­de in qualcuno non è pos­sibile vivere. Io vivo perché mi fido. In questo atto u­mano la fede in Dio respi­ra.

Abbiate fede in me, io sono la via la verità e la vita. Tre parole immense. Che nes­suna spiegazione può e­saurire.

Io sono la via: la strada per arrivare a casa, a Dio, al cuore, agli altri. Sono la strada: davanti non si erge un muro o uno sbarra­mento, ma orizzonti aper­ti e una meta. Sono la stra­da che non si smarrisce. Shakespeare scrive «la vita è una favola sciocca recita­ta da un idiota sulla scena, piena di rumore e di furore, ma che non significa nul­la». Con Gesù la favola sen­za senso diventa la storia più ambiziosa del mondo, il sogno più grandioso mai sognato, la conquista di a­more e libertà, di bellezza e di comunione: con Dio, con il cosmo con l'uomo.

Io sono la verità: non in u­na dottrina, in un libro, in una legge migliori delle al­tre, ma in un «io» sta la ve­rità, in una vita, nella vita di Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell'uomo e di Dio. Il cristianesimo non è un sistema di pensiero o di riti, ma una storia e una vi­ta (F. Mauriac).

Io sono: verità disarmata è il suo muoversi libero, re­gale e amorevole tra le creature.

Mai arrogante. La tenerez­za invece, questa sorella della verità.

La verità sono occhi e ma­ni che ardono! (Ch. Bobin). Così è Gesù: accende occhi e mani.

Io sono la vita. Che hai a che fare con me, Gesù di Nazareth? La risposta è u­na pretesa perfino eccessi­va, perfino sconcertante: io faccio vivere. Parole enor­mi, davanti alle quali pro­vo una vertigine. La mia vi­ta si spiega con la vita di Dio. Nella mia esistenza più Dio equivale a più io .

Più Vangelo entra nella mia vita più io sono vivo. Nel cuore, nella mente, nel cor­po. E si oppone alla pulsio­ne di morte, alla distrutti­vità che nutriamo dentro di noi con le nostre paure, al­la sterilità di una vita inu­tile.

Infine interviene Filippo: «Mostraci il Padre, e ci ba­sta». È bello che gli aposto­li chiedano, che vogliano capire, come noi.

Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre. Guardi Gesù, guardi come vive, come a­ma, come accoglie, come muore, e capisci Dio e la vi­ta.

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