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II DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Vangelo: Gv 20,19-31

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In comunione con Cristo e fra di noi
Gaetano Salvati

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II Domenica di Pasqua (Anno A) (01/05/2011)
Vangelo: Gv 20,19-31   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Gv 20,19-31)

La liturgia odierna medita la grandezza della comunione fraterna quale momento indispensabile per riconoscere Cristo risorto, presente in mezzo a noi.
La prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, narra delle origini della comunità cristiana. L'autore, infatti, racconta che i battezzati (v.42) si radunavano per pregare e spezzare il pane insieme: condividevano ogni cosa fra loro (v.44-45); rendevano grazie al Signore per il prodigio compiuto in mezzo ad essi. Il prodigio sublime ed eterno è la risurrezione di Gesù (Sal 117,23): i discepoli, ora, sono i testimoni dell'amore infinito di Dio verso l'uomo.
L'apostolo Pietro, nella seconda lettura, invita tutti i rigenerati "mediante la risurrezione di Cristo" (1Pt 1,3) a partecipare dell'unica comunione con il Padre. In che modo, noi cristiani facciamo comunione con Dio e fra di noi? Riconoscendo che Gesù è il Salvatore, diveniamo una sola famiglia che professa una sola fede in Cristo (v.5). Riscattati dal sangue dell'Agnello, siamo fratelli in Gesù risorto. In questo modo, noi, comunità radunata per celebrare la lode eterna al Dio misericordioso, siamo Chiesa. Nella Chiesa, comunione d'amore, il singolo non è mai assorbito totalmente nel collettivo, né l'egoismo prevale rispetto alla comunità: nella diversità di ciacuno, e professando la medesima fede, l'uomo è in grado di realizzarsi.
San Giovanni riferisce che Cristo, entrando nel luogo dove si erano rinchiusi i discepoli dopo la morte del Salvatore, dice ad essi: «Pace a voi» (Gv 20,19). Lui, vincitore della morte, porta fra di noi la gioia e la pace della Pasqua. Gesù è la nostra pace, che si manifesta per donarla a chi la desidera ardentemente. Al momento dell'apparizione di Gesù erano presenti tutti gli apostoli, tranne Tommaso (v.24), il quale non credette alla testimonianza dei suoi fratelli (v.25). Solo otto giorni dopo, quando il Signore venne di nuovo in mezzo ai Dodici, Tommaso credette che Gesù è veramente risorto e vivo.
Cari fratelli, il difficile cammino di Tommaso ci insegna che la fede è un dono, una grazia da custodire e non una certezza da esibire. Come gli apostoli, solo nella piena comunione di fede con tutti i fratelli, siamo in grado di accogliere Cristo risorto e testimoniarlo, con la nostra vita, nel mondo. Tutti insieme, allora, continuiamo nel nostro cammino verso la meta beata, consapevoli che il Signore, crocifisso e risorto, è sempre fra di noi, e ci esorta a rimanere in Lui. Amen.

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