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VI DOMENICA DOPO EPIFANIA (ANNO A)

Vangelo: Mt 12,9b-21

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TESTO E' lecito guarire in giorno di sabato?

Ileana Mortari - rito ambrosiano  

VI domenica dopo Epifania (anno A) (13/02/2011)

Vangelo: Mt 12,9b-21 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 12,9b-21

9Allontanatosi di là, andò nella loro sinagoga; 10ed ecco un uomo che aveva una mano paralizzata. Per accusarlo, domandarono a Gesù: «È lecito guarire in giorno di sabato?». 11Ed egli rispose loro: «Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’afferra e la tira fuori? 12Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene». 13E disse all’uomo: «Tendi la tua mano». Egli la tese e quella ritornò sana come l’altra. 14Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

15Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti 16e impose loro di non divulgarlo, 17perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

18Ecco il mio servo, che io ho scelto;

il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.

Porrò il mio spirito sopra di lui

e annuncerà alle nazioni la giustizia.

19Non contesterà né griderà

né si udrà nelle piazze la sua voce.

20Non spezzerà una canna già incrinata,

non spegnerà una fiamma smorta,

finché non abbia fatto trionfare la giustizia;

21nel suo nome spereranno le nazioni.

Nel cap.12° di Matteo troviamo due motivi di contrasto tra Gesù e i farisei, dovuti al fatto che dapprima i discepoli strappano spighe in giorno di sabato (Mt.12,1-8) e poi che Gesù guarisce un ammalato che non versava in grave pericolo di vita (pericope odierna).

Come osserva opportunamente Don Bruno Maggioni, "il sabato era uno dei precetti divini più chiari, più indiscussi, quasi la tessera di riconoscimento del vero credente; un comandamento intoccabile, da conservare gelosamente e con rigore. La sua osservanza era rigidamente regolata. Naturalmente si ammettevano eccezioni per motivi di particolare gravità, e su queste eccezioni le diverse scuole teologiche dibattevano. Così, ad esempio, era concesso in giorno di sabato salvarsi la vita con la fuga, portare aiuto a un uomo in pericolo o a una donna colta dai dolori del parto, o in caso di incendio, e così via. Ma si trattava sempre di eccezioni a una regola."

Stando così le cose, non ci si stupisce che i farisei, già conoscendo il Maestro di Nazareth come uno che si comportava disinvoltamente nei confronti della Legge, gli sottopongano l'esplicita domanda: "E' lecito guarire in giorno di sabato?"; non lo fanno con cuore sincero, perché - come sottolinea Matteo - lo interrogano "per accusarlo", cioè - già immaginando la risposta del Rabbi - per avere una pezza giustificativa onde dichiararlo "empio" violatore del sabato e poterlo quindi condannare.

Gesù risponde con un ragionamento basato sul buon senso: se di sabato è ammesso soccorrere una pecora caduta in un fosso, a maggior ragione è lecito fare del bene a un essere umano, che vale ben più di una pecora! L'argomentazione parrebbe più che convincente, ma non lo è per le menti grette dei farisei!

E comunque la risposta di Gesù va inquadrata nel più ampio contesto del rapporto tra antica e nuova Legge, Antica e Nuova alleanza, un tema che sta molto a cuore a Matteo, impegnato a istruire una comunità di credenti provenienti dal giudaismo, che continuavano ad osservare il sabato come comandamento divino (cfr. Mt.24,20), ma nutrivano anche molti dubbi sulla minuziosa casistica giudaica.

Il nodo della questione è chiaramente affrontato e risolto in Matteo 5, 17: "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento"; il versetto è ampiamente spiegato nel mio commento al vangelo della 6° domenica T.O. A in rito romano (13-2-11). In estrema sintesi, possiamo dire che il compito del Messia è ricondurre i fedeli al cuore, all'essenziale della Legge, che in ultima istanza è l'amore misericordioso di Dio.

Così, riguardo all'osservanza del sabato, qual è l'autentico significato di tale norma?

Ricordiamo che il sabato per gli ebrei è un giorno sacro, in cui ci si astiene dal lavoro, per dedicarsi al riposo e a Dio, in ricordo del "riposo divino" dopo la creazione (Es.20,8-11) e per commemorare la liberazione dalla schiavitù d'Egitto (Deut.5,12-15). Il sabato è il giorno dell'epifania del lavoro e della forza di Dio, il giorno in cui l'uomo si astiene dalle sue opere per confessare che Dio continua a lavorare e a comunicare la vita.

Ora, al tempo di Gesù una certa casistica aveva spinto all'estremo il rigore dell'osservanza del riposo e soprattutto si era giunti ad assolutizzare la Legge, dandole un valore salvifico; si era cioè convinti che, per la salvezza, contasse soprattutto praticare i comandamenti, senza considerare che in molti casi l'osservanza rigida e meticolosa dei vari precetti andava a scapito di valori superiori alla Legge stessa.

Per contrastare tale mentalità troviamo nei vangeli ben sei episodi in cui Gesù contesta fermamente certe modalità di osservare il sabato.

Solo il Messia infatti è l'autentico interprete della Legge, come si vede molto bene nelle note sei "antitesi" del Discorso della Montagna di Matteo (Mt.5, 21-48); riguardo al sabato, Egli mostra in concreto che tale giorno è osservato in maniera autentica solo se si annuncia il Dio creatore, che opera per il bene dell'uomo. Ecco perché, paradossalmente, Gesù per curare e guarire sceglie di preferenza proprio il sabato, suscitando lo scandalo dei benpensanti, visto che interviene su persone che non sono in pericolo di vita (unico caso in cui i rabbini consentivano di agire, facendo eccezione alla rigida norma).

Il Maestro guarisce di sabato perché quello - il Giorno del Signore - è il tempo privilegiato per fare del bene, per reintegrare l'indigente nella pienezza della vita, per liberare chi è prigioniero dalla malattia e dal peccato. In questo modo Gesù, che è l'esegesi, la spiegazione del Padre, mostra in atto la signoria di Dio sulla vita e la sua potenza di salvezza. Se dunque la vera santificazione del 7° giorno consiste nell'agire per amore del prossimo più bisognoso, Egli onora il sabato più e meglio che astenendosi dall'operare! Il precetto dell'amore è al di sopra della torà del sabato.

Così, applicando ed esemplificando il nuovo principio ermeneutico, il Nazareno "disse all'uomo: . Egli la tese e quella ritornò sana come l'altra." (v.13)

Molto opportunamente l'emerito card. Martini osservava in proposito nell'ambito del 19° Congresso Eucaristico Nazionale (Pescara 1977): "Per il Nuovo testamento non è la Legge che salva, ma è la persona di Gesù. Quindi l'interpretazione delle pratiche cultuali che tende a dare loro un valore assoluto, staccandole dalla carità e dalla giustizia, e riconoscendo ad esse un'efficacia salvifica che non derivi dall'unica salvezza portata da Cristo, ne corrompe il significato. L'unica istanza salvifica rivelata dal Nuovo Testamento è la morte e la resurrezione di Gesù per noi. Vediamo quindi come, a partire dalla critica del sabato, si sviluppi un insegnamento fondamentale per tutta la nostra economia di salvezza: la liberazione non viene da noi o dalle opere che noi compiamo, ma viene dal Signore Gesù. E' Lui la nostra salvezza, la nostra Legge, il nostro sabato, il nostro tempio. Tutte le altre istituzioni vanno considerate alla stregua di questo principio fondamentale."

Purtroppo il Nazareno avrebbe pagato a ben caro prezzo questa libertà con cui svolgeva la sua missione. Per la prima volta, nel vangelo di Matteo, si menziona il complotto dei capi religiosi per eliminare il Rabbi di Galilea (cfr. il v.14). Ma Gesù, mostrando di realizzare in sé la profezia del servo di Jahvè riportata subito dopo dall'evangelista, "avendolo saputo, si allontanò di là" (v.15a)

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