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9 febbraio 2014
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Vangelo: Mt 5,13-16

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   Brillerà fra le tenebre la tua luce

Suor Giuseppina Pisano o.p.

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V Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (06/02/2011)

Vangelo: Mt 5,13-16 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

"Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me, avrà la luce della vita." (Gv 8, 12): così recita l'antifona al Vangelo di questa domenica. Una domenica in cui la liturgia eucaristica ci parla insistentemente di luce, luce che ritroviamo alle origini della creazione allorché Dio disse:" Sia fatta la luce"(Gn.1,3 ), luce che allontana ogni tenebra, sia essa reale o simbolo del male.

" La terra è cieca, quando tu sparisci", canta un antichissimo inno egiziano, "tu, sole stupendo, raggiante splendore!"; si, perché la luce è, in qualche modo, icona di Dio, il Dio ineffabile ed invisibile, la cui presenza è simboleggiata dallo splendore della luce, come ripetutamente leggiamo nella Scrittura, e, in particolare, nel libro dei Salmi:
" Il Signore è mia luce e mia salvezza";

" Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino...";
" Mostraci Signore la luce del tuo volto...".

Una luce che è conforto e guida nel cammino dell'esistenza; una luce che è calore, il quale dà vita; una luce nella quale lo stesso Figlio di Dio si identifica per condurci alla salvezza.

Di questa luce che è Cristo già aveva profetizzato Isaia dicendo:" Alzati, rivestiti di luce, perché viene a te la vera luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni, ma su di te risplende il Signore..." ( Is.60, 1-2 ).

In questo testo il Profeta, rivolgendosi a Gerusalemme, parla attraverso la grande città all'umanità intera e ad ogni uomo che attenda la luce della verità e la salvezza, esortando ognuno non solo ad accogliere la luce della rivelazione, ma a rivestirsi di quella luce che, venendo da Dio, trasforma, liberando dal male ed abilitando ogni uomo a compiere il bene.

"Nebbia fitta avvolge le nazioni", ci dice il Profeta, "ma su di te risplende il Signore..."; ed è quanto abbiamo celebrato e contemplato nel tempo natalizio, quando la vera Luce, che è il verbo eterno di Dio, si è resa visibile in Gesù di Nazareth, l'Unigenito fatto uomo.

Una verità, questa, che possiamo rileggere nel prologo del Vangelo di Giovanni che recita:

" In lui era la vita, e la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce brilla nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno compresa...era la luce vera, quella che illumina ogni uomo, quella che veniva nel mondo..." ( Gv.1,4-9).

Di questa luce eterna, increata, che è Cristo, anche noi che siamo battezzati in lui diventiamo partecipi; e non è retorica né è pio sentimentalismo, ma è quella trasformazione profonda che il Battesimo opera in noi, innestandoci al Figlio di Dio. Una realtà che ci rende capaci di esser segno della presenza di Dio nel mondo, in questo nostro mondo offuscato dalla violenza, dalla prepotenza, dall'ingiustizia e dall'odio che uccide. Questo nostro mondo così spesso distratto ed assorbito dagli interessi materiali ed indifferente ai valori e al richiamo dello spirito, di quello Spirito che viene da Dio, ed è dono di Cristo, perché illumini e sostenga il cammino di ogni uomo.

" Voi", ci ripete oggi il Signore Gesù, "siete la luce del mondo...voi siete il sale della terra...". Non è una semplice esortazione ma l'investitura per una missione che diventa, per ogni battezzato, un inderogabile dovere morale; un dovere che possiamo cogliere nel passo del profeta Isaia che la Chiesa oggi ripropone alla nostra considerazione:

"Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l'affamato", recita il testo, "nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora...".

Un giorno Gesù, parlando del giudizio finale, dirà parole molto simili a queste: "Venite benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno preparato per voi; poiché avevo fame e mi deste da mangiare; avevo sete e mi deste da bere, ero pellegrino e mi ospitaste, nudo e mi vestiste, infermo e mi visitaste, ero in carcere e veniste a trovarmi...tutto quello, infatti, che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l'avete fatto a me..." (Mt.25,34-40).

Ecco, questo significa esser sale della terra, esser cioè persone capaci di arginare il male dell'indifferenza con l'amore che compie gesti concreti, per risollevare e, dove si può, risanare situazioni di degrado, di dolore, di ingiustizia e di miseria.

" Voi siete la luce del mondo, dice ancora Gesù, e non si accende la lucerna per metterla sotto il moggio...". Il moggio, quel grosso recipiente usato dagli ebrei per la misura del grano e che corrispondeva ad ottanta litri, per cui solo uno sciocco dopo aver acceso la lucerna poteva metterla sotto il moggio, che avrebbe impedito alla luce di diffondersi nella stanza. La lucerna accesa, necessariamente, si mette sul lucernaio, altrimenti è inutile.

Così è del dono della fede, che ci è dato nel Battesimo: essa è simile ad una lampada, ad un faro, che deve risplendere non solo per noi ma, più ancora, per gli altri. La nostra fede se è autentica non può spegnersi in una religiosità intimista, fatta di pratiche abitudinarie nelle quali cercare conforto; ma come lampada accesa, deve illuminare chi ci vive accanto, deve inquietare, di sana inquietudine, chi vive nella penombra di una fede spenta o nella tenebra del disinteresse e del rifiuto di Dio e della Sua grazia.

Questa luce, poi, non può che tradursi in uno stile di vita che si fa testimonianza e che si fa parola, una parola che, come Paolo scrive, annuncia Cristo nostro Dio e nostro redentore:

"Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni, infatti, di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio."

Siamo, dunque, i portavoce di Cristo nel nostro mondo, nel quale dobbiamo far risplendere la luce e la sapienza del Vangelo che salva. Questa è la nostra missione di battezzati, missione che si realizza con la parola e con la testimonianza della vita; testimonianza che è resa credibile dalle opere, ispirate da un concreto e operoso amore verso il prossimo.

E, parlando di testimonianza e di luce, mi torna alla mente un fatto accaduto molti anni fa, quando Madre Teresa di Calcutta parlò ad una grande folla convenuta, credo, allo stadio Olimpico a Roma.Tra i presenti c'era un giornalista, allora famoso: Augusto Gorresio, conosciuto con lo pseudonimo di Ricciardetto, il quale si professava ateo, un ateo convinto.

Gorresio ascoltò la piccola suora che parlava con semplicità e calore; parlava di Dio, che lei vedeva presente nei poveri che serviva. Al termine dell'incontro Ricciardetto disse ad un amico che si era recato con lui allo stadio:

"Non sono più sicuro che Dio non esista; e se esiste, io l'ho visto: era quella piccola suora che ci ha parlato".

Come Madre Teresa, anche noi abbiamo ricevuto il dono della fede, abbiamo ricevuto lo Spirito che è amore che ci fortifica, ci illumina e ci rende capaci di riamare Dio nel prossimo. Anche noi, dunque, possiamo illuminare gli altri con le parole della fede, e, più ancora, con le opere dell'amore che rendono chiara e credibile la nostra appartenenza a Cristo, e la costante presenza di Lui nel nostro mondo.

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