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5 maggio 2013
VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

Vangelo: Gv 14,23-29

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TESTO Commento su Giovanni 14,23-29

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VI Domenica di Pasqua (Anno C) (09/05/2010)

Vangelo: Gv 14,23-29 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 14,23-29

23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

La certezza che Gesù risorto è presente, ancor oggi, nel mondo, la si trova nella fede e non la si cerca attraverso i sensi. Questa certezza ci viene dallo Spirito Santo che ci è stato donato col Battesimo, il quale è sempre con noi anche se, da parte nostra, troppo spesso lo ignoriamo o non Lo ascoltiamo. La famiglia, Chiesa domestica, ha il compito di ricordare ai suoi componenti che, Padre, Figlio e Spirito Santo sono il suo tutto, la sua luce, il suo nutrimento giornaliero, il suo vigile portinaio, che non deve essere esautorato per futili motivi di natura opportunistica, di orgoglio, di apparenze, per ragioni umane più o meno camuffate da ragioni sociali.

Bisognava che Gesù se ne andasse perché il Paraclito ci venisse donato, i nostri occhi rompessero il velo e il nostro cuore di pietra si trasformasse in un cuore di carne. Come si comporti lo Spirito lo vediamo poco dopo l'Ascensione al Concilio di Gerusalemme. Paolo e Barnaba pongono un quesito agli altri apostoli: i pagani, per diventare cristiani, devono

accettare la legge di Mosè? come imporre ai cristiani di origine ebraica di rinunciare alla legge e quindi mangiare, come facevano quanti provenivano da paganesimo, carne suina? La risposta che proviene dal collegio apostolico e chiara: " Abbiamo deciso, lo Spirito santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia." questa è la risposta del collegio apostolico, ispirata dallo Spirito che, invita tutti i popoli a lodare il Signore, affinché si conosca sulla terra la sua via ..la sua salvezza ..e i popoli tutti lodino Dio.

La caduta del velo che, appanna i nostri occhi, un giorno ci farà vedere la nostra stabile residenza che Dio, ha preparato per noi in cielo, dove potremmo vivere felici nell'amore di Dio. Di questa città, fin da ora, noi cristiani siamo chiamati a porre le fondamenta e ad attendere, nella speranza, quel giorno senza tramonto illuminato dalla gloria di Dio e dalla

lampada che è l'Agnello.

Durante la Cena Giuda di Giacomo, incluso nella lista dei dodici, sia nel Vangelo di Luca (6,16) che in Atti (1,13), ma in Marco (3,18) è identificato come Taddeo, è sorpreso dalla dichiarazione di Gesù che parla, durante i "discorsi di addio", di una manifestazione di Cristo ristretta a pochissimi e non all'intera umanità. Gesù non gli risponde direttamente, ma insiste sulla rivelazione che verrà fatta al credente, perché per mezzo di essa il credente

vivrà in questo mondo in attesa della parusia. Inoltre rivela che è la mancanza di amore e di obbedienza che impedisce al mondo di aver parte a questa manifestazione del Padre e del Figlio. Gesù annunzia il suo ritorno al Padre ma aggiunge: "il Padre vi manderà nel mio nome" il Paraclito col compito "di insegnare ogni cosa e di far ricordare" quanto egli aveva insegnato. Inoltre soggiunge che egli se ne va perché li ama. Il ritorno di Cristo al Padre dopo aver compiuto la sua missione è la condizione perché egli possa adempiere tutte le promesse fatte ai discepoli. L'obbedienza alla legge dell'amore è il motivo che ritorna di continuo in tutti i Vangeli e questo per farci capire che amare è la cosa più importante che noi possiamo fare perché altrimenti siamo sterili come il fico che non porta frutti. E dove questo amore si manifesta maggiormente se non in famiglia? É la famiglia il luogo dove maggiormente l'amore si manifesta perché essa, come istituzione nasce dall'amore.

REVISIONE DI VITA

- Siamo consapevoli che la grazia del Sacramento ci tiene uniti nonostante le nostre differenze?

- Siamo capaci di vedere oltre i nostri sensi che siamo anche noi risorti e perciò siamo uomini spiritualmente nuovi?

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