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14 aprile 2013
III DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

Vangelo: Gv 21,1-19

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TESTO Commento su Giovanni 21,1-19(forma breve Giovanni 21,1-14)

padre Lino Pedron  

III Domenica di Pasqua (Anno C) (18/04/2010)

Vangelo: Gv 21,1-19(forma breve Gv 21,1-14) Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Il capitolo 20 del vangelo di Giovanni ha descritto il cammino di fede pasquale dei discepoli a partire dalla tomba vuota fino all'incontro personale con il Risorto che reca i doni pasquali. Il capitolo 21 ci presenta Gesù risorto nella comunità che è in missione tra le ostilità del mondo e che viene invitata a seguire il Maestro, anche se le è riservata la medesima sorte (cfr 21,29).

Il ritorno dei discepoli alla loro terra di Galilea e al loro lavoro di pescatori forse rivela un momento di dispersione e di smarrimento della comunità dopo lo scandalo della croce. Ma l'esperienza con il Risorto, vissuta in una normale giornata di fatica, mette in luce che la fede si può vivere sempre in qualsiasi tempo e circostanza.

Il Signore si rivela loro presso il mare di Tiberiade svelando con gradualità il suo mistero e la loro vocazione.

Pietro è il primo del gruppo ad essere nominato. E' lui che prende l'iniziativa della pesca. La sua funzione nella comunità cristiana è già delineata chiaramente.

Il loro numero di "sette" ha un significato: come il numero "dodici" indica la totalità di Israele, il "sette" è la cifra simbolica dell'universalità. Questi sette discepoli sono simbolicamente il primo seme della Chiesa che viene sparso tra le nazioni pagane, perché la parola di Gesù possa generare altri figli di Dio. Ma senza Gesù l'insuccesso è totale e non prendono nulla. Senza la fede nel Risorto, che è la Vita della comunità, è impossibile riuscire nella missione e portare frutti nella Chiesa.

Sul far del giorno, quando i discepoli tornano dal loro lavoro infruttuoso, egli va loro incontro, ma loro non lo riconoscono. L'"alba" in cui agisce Gesù è l'opposto della notte e delle tenebre in cui hanno agito i discepoli. Nel linguaggio biblico, è il momento dell'intervento straordinario di Dio (cfr Es 24,24; ecc.); essa coincide con la risurrezione di Cristo e con la sua presenza nella comunità ecclesiale.

E' spuntato il nuovo giorno e Gesù rivolge la sua parola autoritativa: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete" (v. 6a). Il risultato è una pesca miracolosa e abbondante, tanto che "non riuscivano più a tirare su la rete per la grande quantità di pesci" (v. 6b).

Allora il discepolo che Gesù amava dice a Pietro: "E' il Signore!". Pietro non discute minimamente l'intuizione di fede del suo compagno: Tutto proteso verso il Signore si cinge la veste e si getta in mare: è l'uomo della risposta immediata. Anche gli altri credono dopo aver visto, ma il loro modo di agire verso il Signore è diverso: tirano la rete piena di pesci e nel servizio ecclesiale tutti prendono contatto con Gesù.

Per ordine di Gesù, Pietro riprende il suo servizio nel gruppo, sale sulla barca, tira la rete a terra e fa il computo della pesca: centocinquantatrè grossi pesci. Dietro a questo numero c'è qualcosa di misterioso. Scrive Strathmann: "L'esegesi della Chiesa antica aveva ragione quando intuiva che dietro a quel numero c'era qualcosa di misterioso; è particolarmente degno di nota quanto dice Gerolamo a proposito di Hes. 47,9-12, che gli antichi zoologi avrebbero conosciuto 153 specie di pesci; inoltre, si poteva considerare il numero 153 come la somma dei numeri da 1 a 17, o come numero di un triangolo di base 17, cioè come un numero di misteriosa perfezione. Così la pesca apostolica degli uomini è definita universale e misteriosa, nessun popolo ne è escluso (cfr At 2,9-11) e tutti si raccolgono nell'unica rete della Chiesa universale, che può accogliere tutti senza lacerarsi. Ma gli apostoli come pescatori di uomini possono compiere con successo questo lavoro soltanto su comando di Gesù" (Il vangelo secondo Giovanni, Brescia 1973, pag. 435).

La pesca è seguita da un banchetto in cui il Cristo risorto dà da mangiare ai discepoli. Il testo, parlando di pane e di pesce, allude in modo esplicito all'Eucaristia, momento vertice della vita della Chiesa. Il Signore è al centro della sua comunità rinnovata, che egli nutre familiarmente con il pane e il pesce, simbolo dell'Eucaristia, ossia dono della sua vita (cfr Lc 24,30.41-43; At 1,4).

Solo nell'ascolto della parola del Signore e nell'incontro eucaristico con il Risorto la Chiesa rende fruttuoso ogni suo impegno. Sempre e dovunque vale il detto di Gesù: "Senza di me non potete fare nulla" (Gv 15,5).

Al termine del pasto con i discepoli, Gesù si rivolge a Pietro, chiedendogli una professione d'amore, per affidargli il suo gregge: "Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?" (v. 15). Il Cristo per costituire Pietro pastore della Chiesa esige da lui un amore più grande di quello degli altri discepoli.

Nella sua risposta Pietro si appella alla scienza divina di Gesù chiamandolo Signore, evitando così la presunzione di considerarsi migliore dei suoi amici. La triste esperienza del rinnegamento, dopo che egli aveva protestato di voler dare la vita per il Maestro anche se tutti gli altri lo avessero abbandonato (Mc 14,29), ha prodotto il suo effetto benefico. Pietro non si confronta più con gli altri, ma confessa con sincerità e semplicità il suo amore per il Signore.

Pietro, dopo la sua dichiarazione d'amore, riceve da Gesù il conferimento dell'ufficio pastorale: "Pasci i miei agnelli" (v. 15); "Pasci le mie pecore" (vv. 16-17). Quindi Pietro è costituito pastore di tutto il gregge, ossia guida spirituale di tutta la Chiesa.

Dopo aver dato a Pietro la missione di guida della Chiesa, Gesù gli predice la fine: in vecchiaia egli sperimenterà la prigione e verserà il suo sangue per il Signore.

Gesù ha perdonato a Pietro e lo ha riabilitato facendo di lui un uomo nuovo che lo imiterà anche nel martirio. Durante l'ultima cena Pietro aveva protestato di voler seguire subito il Maestro, offrendo la vita per lui; Gesù però gli aveva replicato che lo avrebbe seguito in futuro. Dopo la risurrezione il Signore annuncia a Pietro che questa testimonianza la darà in vecchiaia (v. 18).

A somiglianza di Gesù, Pietro glorificherà Dio con la testimonianza del sangue versato. Seguire Cristo (v. 19) è andare con lui fino alla morte.

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