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3 febbraio 2013
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Vangelo: Lc 4,21-30

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TESTO Gesù, passando in mezzo a loro, andava

mons. Gianfranco Poma

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (31/01/2010)

Vangelo: Lc 4,21-30 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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In quel tempo, Gesù 21cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

22Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». 23Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». 24Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. 25Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. 27C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

28All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. 29Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Nella quarta domenica del tempo ordinario riprendiamo il cap.4 del Vangelo di Luca nel quale si dice che "entrato Gesù nella sinagoga di Nazareth, gli fu dato il Libro del profeta Isaia ed avendo aperto il Libro, trovò il passo in cui era scritto: Lo Spirito del Signore è su di me..., ed avendo chiuso il Libro ed averlo consegnato all'inserviente, si sedette ed essendo gli occhi di tutti nella sinagoga attentamente su di lui, cominciò a dire: Oggi questa Scrittura si è compiuta nei vostri orecchi". Ogni parola, ogni gesto in questo testo è significativo: nel contesto liturgico la lettura della Scrittura si attualizza. Qui è Gesù che entra nella Sinagoga, in giorno di sabato e si alza a leggere: si innesta nel cuore dell'esperienza della fede ebraica. Gli viene dato il Libro: Luca qui non parla, come farà dopo, dell'inserviente, usa il verbo al passivo. Nel Vangelo c'è un uso teologico del passivo, quando si vuol dire che il soggetto dell'azione è Dio: è Dio che consegna a Gesù il Libro del profeta Isaia perché possa leggere quel passo. La Parola scritta, letta da Gesù, proclama un'azione che Dio sta compiendo proprio in questo momento ("lo Spirito del Signore è su di me..."), un'azione interiore, profonda, che fa di Gesù la Parola incarnata a tal punto che in Lui, nel suo essere, la Parola raggiunge il suo pieno compimento. Tutto questo è espresso nel gesti successivi: Gesù chiude il Libro (tutto è ormai letto), lo consegna all'inserviente (il Libro ha compiuto il suo ufficio), sedette (è Lui il Maestro), e gli occhi di tutti nella sinagoga sono attentamente rivolti a Lui (Lui è la luce nuova che illumina tutto ciò che è scritto). "Oggi questa Scrittura ha raggiunto il suo compimento nei vostri orecchi". In Gesù si sono realizzate le parole di Isaia appena proclamate, è Lui il profeta-servo di Dio mandato a proclamare ai poveri la lieta notizia, a portare la liberazione agli oppressi...è Lui il Messia inviato da Dio a portare all'umanità fragile i suoi doni: agli occhi dei concittadini di Gesù, tesi verso di Lui, afferrati dalla sua Parola che parla di amore, di libertà, di gioia, di un Dio di tenerezza, (oggi, ai nostri occhi), appare più che mai il Gesù bello e affascinante di Luca. Infatti egli nota: "tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole affascinanti che uscivano dalla sua bocca".

Eppure Luca, proprio mentre rende conto dell'entusiasmo di tutti, nella stessa frase, introduce l'aspetto inafferrabile del mistero della persona di Gesù: la testimonianza resa a Lui non può ridursi all'emozione suscitata dal fascino della sua persona e della sua parola. La bellezza di Gesù, la sua autorevolezza, la sua forza liberante, il suo essere l' "oggi" della presenza di Dio nel mondo, deriva dal mistero della sua persona che può essere percepito e gustato e poi testimoniato, solo da chi vi si affida, senza volersene impossessare per trarne vantaggi a proprio favore.

Chi è dunque Gesù? E' davvero il profeta che ci annuncia il volto vero di Dio, che ci dona gioia e pace? Ma da dove trae la sua autorevolezza? Alla fine, i due discepoli di Emmaus, allontanandosi da Gerusalemme col volto triste, confesseranno la loro delusione: "Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele" (Lc.24,21).

Qui, i cittadini di Nazareth, che erano cresciuti con Gesù, dicono: "Non è costui il figlio di Giuseppe?", esprimendo sorpresa di fronte alla sua Parola tanto autorevole, scetticismo di fronte alla sua pretesa, e nello stesso tempo l'attesa di chi, sentendolo uno di loro, si aspettava "quelle cose che aveva fatto a Cafarnao".

Per i primi concittadini di Gesù, (come per noi che oggi ci riteniamo suoi "familiari"), rimane aperta la domanda: "Chi è dunque Gesù?". Quelli lo conoscevano come il figlio di Giuseppe, noi pensiamo di conoscerlo con i nostri trattati di teologia e noi, come loro, diamo per scontato di poter avere da lui "le cose grandi fatte a Cafarnao", perché noi, come loro, pensiamo di poter accaparrarcelo accampando nostri presunti diritti.

Ma Gesù, con estrema chiarezza, sfata ogni illusione per chi, a motivo di vicinanza di sangue o di appartenenza sociologica, pretende di poter disporre il suo essere profeta-servo di Dio, Messia inviato da Dio, a proprio vantaggio: la sua bellezza, i suoi doni, la sua persona sono per coloro che si affidano a Lui, che credono in Lui, che hanno il coraggio di seguirlo lungo il viaggio che lo condurrà a Gerusalemme e di sentirsi riprendere da Lui: "Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?"

Ai suoi concittadini (e a noi), proprio mentre proclama che in lui si compie la profezia di Isaia, Gesù ricorda che il profeta non è mai preoccupato di farsi accettare dai suoi ascoltatori, e per questo risulta scomodo a loro: egli è solo servo di Dio, annunciatore della sua Parola.

A chi, guardandolo con sospetto e anticipando lo scherno di coloro che passando sotto la croce gli dicevano: "Ha salvato gli altri. Salvi se stesso, se è il Cristo" (Lc.23,35), gli chiede di fare cose grandi come ha fatto a Cafarnao, Gesù ricorda che nessun profeta è bene accetto nella sua patria, avvertendo che essi stanno prendendo atteggiamenti di chiusura di fronte all'inviato di Dio già vissuti di fronte agli antichi profeti. E richiamando i profeti Elia e Eliseo, Gesù ricorda che il primo fu accolto e ascoltato da una povera vedova straniera e il secondo da un pagano: ai suoi concittadini e a noi, Gesù dice con grande chiarezza che "i credenti" sono così sicuri e soddisfatti della loro appartenenza, da non essere più aperti ad accogliere la Parola sempre nuova di Dio: egli mette in evidenza quanto sia vero che non c'è nulla di più difficile per "chi crede di credere", che una fede che continui ad accettare di abbandonarsi totalmente a Dio solo.

Le parole che seguono descrivono in modo mirabile la reazione di coloro che erano presenti nella sinagoga: "si alzano" invece di aprirsi docilmente alla Parola; sono pieni di "sdegno" invece di essere pieni di gioia; "cacciano fuori" Gesù invece di accoglierlo; cercano di "precipitare" Gesù invece di coglierne la grandezza divina; sottolineano che Nazareth è "in alto"e non può abbassarsi ad accogliere lezioni dal "figlio di Giuseppe".

"Ma Gesù, passando in mezzo a loro, andava": anche questo anticipa l'esperienza pasquale. "Bisognava che il Cristo patisse per entrare nella sua gloria": rifiutato fino alla morte, Gesù risorge e comincia il suo cammino sulle strade del mondo per dare speranza alla umanità.

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