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La vedova, povera, ha donato tutto
mons. Gianfranco Poma è uno dei tuoi autori preferiti di commenti al Vangelo? Vangelo: Mc 12,38-44 ![]()
Il brano del Vangelo di Marco che la Liturgia della domenica XXXII del tempo ordinario ci propone è la conclusione di un lungo capitolo nel quale Gesù, ormai nel Tempio di Gerusalemme, è sottoposto ad una serie di domande da parte di diversi gruppi di persone autorevoli, farisei ed erodiani, sadducei, uno degli scribi, mandati a lui per cercare di coglierlo in fallo "nella parola", da parte di chi, nascosto nell'ombra, "ha deciso di catturarlo, ma ha paura della folla". Tutte le questioni che gli vengono poste riguardano il suo insegnamento, l' "autorità" con cui egli si pone in rapporto alle Scritture, il "libro di Mosè". L'interrogatorio si conclude con un elogio rivolto da Gesù allo scriba che gli aveva posto la domanda sul primo di tutti i comandamenti: "Vedendo che gli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: non sei lontano dal regno di Dio" e, nota l'evangelista, "nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo". Da questo momento Gesù parla di iniziativa propria, senza aspettare che lo si interroghi: è il suo modo di reagire al fatto che nessuno osi più interrogarlo. Se ciò che sconcerta maggiormente le diverse categorie di uditori di Gesù, è la sua Parola autorevole, se dopo tutte le domande che gli sono state poste nessuno osa più interrogarlo, adesso Lui stesso prende l'iniziativa e si rivolge in modo particolare agli scribi, a questi laici che avevano studiato la Legge di Mosè nelle scuole specializzate (potrebbero essere chiamati oggi "dottori in teologia") e che per questo godevano di grande stima presso il popolo: con gli scribi, a uno dei quali aveva riconosciuto di "non essere lontano dal regno di Dio", egli prende l'iniziativa di mettersi a confronto, con la loro interpretazione delle Scritture e con il loro modo personale di rapportarsi con le Scritture e con il popolo.
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