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XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Vangelo: Mc 9,38-43.45.47-48

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XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (27/09/2009)
Vangelo: Mc 9,38-43.45.47-48   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mc 9,38-43.45.47-48)

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Ci sono parole di Gesù che noi cristiani spesso diamo l’impressione di aver dimenticato o addirittura stravolto.
Mi riferisco in particolare alle parole contenute in questo passo del Vangelo di Marco, quando Gesù dice: “chi non è contro di noi è per noi...”.
Come spesso accade accostando la nostra vita con il Vangelo, anche qui siamo chiamati a rivedere il nostro modo di impostare la vita e le relazioni, sia dentro la comunità cristiana che nel mondo.
Chi non è contro... è per noi.
Anche se uno ha modi diversi, abitudini diverse... anche chi non fa le stesse nostre scelte di vita... anche chi ha scelto addirittura un modo diverso di credere e di vivere la propria fede... se non è contro di noi è “per noi”, cioè dalla stessa parte, e compie la nostra stessa missione.
Siamo così abituati a definire chi sta dentro e chi fuori, chi è come noi e chi non è come noi, che alla fine costruiamo una Chiesa fatta di muri alti e di continui cartelli di divieti e regole.
Se non sei “in questo modo”, se non hai la nostra tradizione, se non hai lo stesso linguaggio, le stesse abitudini... allora sei fuori e non sei dei nostri, sei contro di noi!
Questo succede nella Chiesa, ma succede anche nella vita sociale, nei gruppi di amici e in tutte le realtà che ci vedono insieme come uomini.
Gesù pensa diversamente. Ai suoi discepoli che vorrebbero l’esclusiva di essere i veri e unici rappresentanti del maestro, Gesù risponde allargando i confini del gruppo. Non sono le uniformi, non sono gli stessi comportamenti esteriori, non sono le tradizioni consolidate che dicono chi è con Gesù e chi contro. L’unico criterio di appartenenza al gruppo di amici e discepoli di Gesù sembra esser solamente la carità e il non esser apertamente contro.
Se uno fa un gesto di carità, anche piccolo come dare un bicchiere d’acqua, nello spirito di Gesù (“nel mio nome”), anche se non si riconosce apertamente come cristiano, anche se non frequenta l’incontro domenicale dei cristiani, anche se ha scelte di vita diverse e lontane dal comune... anche lui è un discepolo e collabora alla causa comune di fare del mondo il Regno di Dio.

Allora tutto è relativo? Allora che serve andare a messa la domenica se poi anche chi non ci va fa parte del gruppo degli amici di Gesù? Se basta un bicchier d’acqua per ricevere una ricompensa divina, allora che cosa serve sacrificarsi con rinunce e penitenze?
Non so se sono queste le domande che nascono ascoltando la mia riflessione... A me è venuto di pormi questi interrogativi, pensando a questo orizzonte così largo che il Vangelo mi mette davanti.
Penso che è proprio frequentando assiduamente la Parola di Dio e vivendo il più possibile la vita nella Chiesa, che imparo ad allargare il mio cuore e a demolire tutti i muri e cancelli che umanamente sono continuamente tentato di alzare. Come esseri umani, lo vediamo ogni giorno in ogni angolo della terra, abbiamo l’inclinazione di separare, distinguere e giudicare “chi è dentro, chi è fuori”, “chi è come noi, chi è contro di noi”... E’ una tendenza umana che nei secoli ha sempre prodotto contrapposizioni e guerre.
La fede profonda e l’ascolto vero delle parole di Gesù, mi portano invece a liberarmi di queste tentazioni e a vincerle. Proprio perché sono amico intimo di Gesù e vicino a lui, imparo ad allargare il cuore e a vedere amici Suoi ovunque. Proprio perché sono cristiano non guardo al mondo come qualcosa da cui difendermi in continuazione, ma vedo il mondo come un luogo pieno di possibili amici e fratelli.


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