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13 agosto 2013
MARTEDÌ DELLA XIX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO I)

Vangelo: Mt 18,1-5.10.12-14

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   Commento Matteo 18,1-5.10.12-14

a cura dei Carmelitani  

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Martedì della XIX settimana del Tempo Ordinario (Anno I) (11/08/2009)

Vangelo: Mt 18,1-5.10.12-14 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno,
che ci dai il privilegio di chiamarti Padre,
fa' crescere in noi lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare
nell'eredità che ci hai promesso.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo 18,1-5.10.12-14

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?".

Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli".

3) Riflessione

- Qui nel capitolo 18º di Matteo inizia il quarto grande discorso sulla Nuova Legge, il Discorso della Comunità. Come già è stato detto in precedenza (lunedì della 10a Settimana dell'Anno), il vangelo di Matteo scritto per le comunità dei giudei cristiani della Galilea e della Siria, presenta Gesù come il nuovo Mosè. Nel VT, la Legge di Mosè venne codificata nei cinque libri del Pentateuco. Imitando il modello antico, Matteo rappresenta la Nuova Legge in cinque grandi Discorsi: (a) Il Discorso della Montagna (Mt 5,1 a 7,29); (b) Il Discorso della Missione (Mt 10,1-42); (c) Il Discorso delle Parabole (Mt 13,1-52); (d) Il Discorso della Comunità (Mt 18,1-35); (e) Il Discorso del Futuro del Regno (Mt 24,1 a 25,46). Le parti narrative intercalate tra i cinque Discorsi, descrivono la pratica di Gesù e mostrano come praticava ed incarnava la nuova Legge nella sua vita.

- Il vangelo di oggi riporta la prima parte del Discorso della Comunità (Mt 18,1-14) che ha come parola chiave i "piccoli". I piccoli non sono solo i bambini, ma anche le persone povere e senza importanza nella società e nella comunità. Gesù chiede che questi piccoli siano sempre nel centro delle preoccupazioni della comunità, poiché "il Padre non vuole che si perda nemmeno uno di questi piccoli" (Mt 18,14).

- Matteo 18,1: La domanda dei discepoli che provoca l'insegnamento di Gesù. I discepoli vogliono sapere chi è il più grande nel Regno. Il semplice fatto di questa loro domanda rivela che avevano capito poco o nulla del messaggio di Gesù. Il Discorso della Comunità, tutto intero, è per far capire che tra i seguaci e le seguaci di Gesù deve vigere lo spirito di servizio, di dono, di perdono, di riconciliazione e di amore gratuito, senza cercare il proprio interesse e la propria promozione.

- Matteo 18,2-5: Il criterio fondamentale: il minore è il maggiore. I discepoli chiedono un criterio per poter misurare l'importanza delle persone nella comunità: "Chi dunque è il più grande nel Regno dei Cieli?". Gesù risponde che il criterio sono i piccoli! I piccoli non hanno importanza sociale, non appartengono al mondo dei grandi. I discepoli devono diventare bambini. Invece di crescere verso l'alto, devono crescere verso il basso e verso la periferia, dove vivono i poveri, i piccoli. Così saranno i più grandi nel Regno! Il motivo è questo: "Chi riceve uno di questi piccoli, riceve me!" Gesù si identifica con loro. L'amore di Gesù verso i piccoli non ha spiegazione. I bambini non hanno merito. E' la pura gratuità dell'amore di Dio che qui si manifesta e chiede di essere imitata nella comunità da coloro che si dicono discepoli e discepole di Gesù.

- Matteo 18,6-9: Non scandalizzare i piccoli. Questi quattro versi sullo scandalo dei piccoli vengono omessi nel vangelo di oggi. Diamo un breve commento. Scandalizzare i piccoli significa: essere motivo per loro di perdita di fede in Dio ed abbandono della comunità. Matteo conserva una frase molto dura di Gesù: "Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare". Segno che in quel tempo molti piccoli non si identificavano più con la comunità e cercavano altri rifugi. E oggi, in America Latina, per esempio, ogni anno, circa 3 milioni di persone abbandonano le chiese storiche e vanno verso le chiese evangeliche. Segno questo che non si sentono a casa tra di noi. Cosa ci manca? Qual è la causa di questo scandalo dei piccoli? Per evitare lo scandalo, Gesù ordina di tagliare il piede o di cavare l'occhio. Questa frase non può essere presa letteralmente. Significa che si deve essere molto esigente nel combattere lo scandalo che allontana i piccoli. Non possiamo permettere, in nessun modo, che i piccoli si sentano emarginati nella nostra comunità. Poiché in questo caso, la comunità non sarebbe più un segno del Regno di Dio.

- Matteo 18,10-11: Gli angeli dei piccoli stanno alla presenza del Padre. Gesù evoca il Salmo 91. I piccoli fanno di Yavé il loro rifugio e prendono l'Altissimo quale loro difensore (Sal 91,9) e per questo: "Non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda; egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede". (Sal 91,10-12).

- Matteo 18,12-14: La parabola delle cento pecore. Secondo Luca, questa parabola rivela la gioia di Dio per la conversione di un peccatore (Lc 15,3-7). Secondo Matteo, rivela che il Padre non vuole che si perda nemmeno uno di questi piccoli. Con altre parole, i piccoli devono essere la priorità pastorale della Comunità, della Chiesa. Devono stare nel centro della preoccupazione di tutti. L'amore verso i piccoli e gli esclusi deve essere l'asse della comunità di coloro che vogliono seguire Gesù. Poiché è così che la comunità diventa la prova dell'amore gratuito di Dio che accoglie tutti.

4) Per un confronto personale

- Chi sono le persone più povere del nostro quartiere? Essi partecipano alla nostra comunità? Si sentono bene o trovano in noi un motivo per allontanarsi?

- Dio Padre vuole che nessuno dei piccoli si perda. Cosa significa questo per la nostra comunità?

5) Preghiera finale

Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,
sono essi la gioia del mio cuore.
Apro anelante la bocca,

perché desidero i tuoi comandamenti. (Sal 118)

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