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1 luglio 2012
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Vangelo: Mc 5,21-43

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TESTO Commento su Marco 5,21-43

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XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (28/06/2009)

Vangelo: Mc 5,21-43 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

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21Essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. 22E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi 23e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». 24Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

25Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni 26e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, 27udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. 28Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». 29E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.

30E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». 31I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». 32Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».

35Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». 36Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». 37E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. 41Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». 42E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Lettura

In questa domenica, la liturgia ci presenta il volto di un Dio appassionato della vita dell’uomo. Nella prima lettura, il libro della Sapienza ci ricorda come Dio non sia il creatore della morte, ma il suo agire sia orientato dal desiderio che tutto viva. Nel Vangelo, Gesù sana una donna che, a causa della sua malattia, non poteva entrare in relazione con gli altri, né generare vita, e riporta in vita una bimba di dodici anni che la morte aveva prematuramente strappato all’affetto dei suoi cari.

Meditazione

Il Vangelo ci presenta due personaggi molto diversi tra loro: il primo è Giairo, capo della Sinagoga, che può liberamente andare da Gesù, gettarsi ai suoi piedi e pregarlo perché guarisca la figlia in procinto di morire; la seconda è una donna che, da dodici anni, è affetta da una emorragia: una malattia che la rende immonda, una “intoccabile” (Lv 15, 25-27). Lei non può correre tra la folla per andare incontro a Gesù, per gettarsi ai piedi e pregarlo di guarirlo, può solo cercare di “rubare” il miracolo sperando che nessuno la veda toccare il mantello del Maestro.

Per quanto diversi i due personaggi sono accomunati da una stessa esperienza: quella dell’impotenza davanti alla morte.

Gli amici di Giairo arrivano per dirgli che è ormai troppo tardi, la bambina è morta ed è inutile disturbare il Maestro: la donna, invece, ha speso tutti i suoi averi nella speranza che un medico riuscisse a ridonarle la gioia di gustare il calore di una stretta di mano, l’intimità di una carezza, di un abbraccio, ma senza risultato.

Alla fine però, li accomuna anche lo stesso modo di affrontare la sfiducia: la fede in Gesù, una fede perseverante capace di resistere anche quando tutto sembra perduto. E’ questa che permette alla sua parola di salvare la donna; è questa fede che permette a Gesù non solo di guarire, ma di salvare la donna; è questa fede che permette alla sua parola efficace di strappare la bambina dalla prigionia della morte.

Nella vita di ciascuno di noi non mancano e non mancheranno momenti di “morte”, di disperazione: essi possono diventare pietre d’inciampo che ci allontanano da Dio, che ci fanno dimenticare l’amore del Padre per noi; o possono diventare il luogo di un incontro vivificante con il Dio amante della vita, con il padre che aspetta solo di sentire il nostro desiderio di lui, per venirci incontro.

Preghiera

La fede è una realtà in cui siamo chiamati a perseverare, per questo facciamo nostre le parole che Gesù rivolge a Giairo: “Non temere, continua solo ad avere fiducia”.

Agire

Come Giairo e l'emorroissa, davanti alle situazioni di morte, di disperazione, che oggi mi si presenteranno, cercherò di compiere gesti concreti che aprono alla speranza e alla vita.

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