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Commento su Marco 5,21-43
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie) è uno dei tuoi autori preferiti di commenti al Vangelo? Vangelo: Mc 5,21-43 ![]()
Il tema della morte è un tema da sempre presente nella vita umana tanto che in ogni epoca l'uomo ha sempre cercato di minimizzarla o di mitizzarla per arginarne la paura nei suoi confronti. Vorrei ricordare qui quello che scrisse Lucio Anneo a Lucilio nell'antica Roma, al tempo di Seneca: "A me sembra fin troppo evidente che la morte non esiste: quando tu vivi lei non c'è, e quando lei arriva tu te ne sei già andato. La morte, d'altronde, ha questo di buono: che ci viene incontro, senza, però, camminarci a fianco, ragione per cui noi l'abbandoniamo nel momento stesso in cui lei ci ha raggiunto". Il testo biblico sapienzale di Qoèlet 3,1-2 invece recita: "Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire..." Quindi accettato serenamente questo passaggio rimane solo da affrontare la "qualità" della morte. E cosa differenzia il senso della morte del comune mortale al senso della morte per un cristiano? A prima vista i due brani sembrerebbero rassegnarsi allo step della morte senza porsi interrogativi sulla conseguenza di tale passaggio. Ma ecco invece che sempre nel libro di Qoélet 3,11 troviamo il senso della morte: "Egli (Dio) ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma Egli ha messo la nozione dell'eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera compiuta da Dio dal principio alla fine". La morte come ingresso obbligato per accedere alla temporalità senza fine: l'eternità. Occorre però rivestire questo senso con un valore ben superiore al semplice senso umano ineluttabile e corruttibile della morte. E questo valore superiore è la "speranza cristiana" di godere della visione eterna trina di Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. Il cristiano non è un manicheo, non è un pessimista. La fede cristiana che crede contro ogni ragione, nella ressurezione, in corpo ed anima, di N.S.G.C. è la ragione tangibile della speranza, della gioia, della certezza del cristiano per cui tutto ciò che opera nell'amore ha una sua continuità interminabile. Dio chiede solo la piena disponibilità umana a credere, ad avere fede in lui per ricompensare con la salvezza e l'eternità. Un semplice atto di fede come quello di Giairo, capo delle sinagoga con la figlia morente, o quello della donna affetta da emorragia che si accontentava di toccare il lembo di Gesù per guarire. Non è la fede che opera i miracoli, ma Gesù la chiede come conditio sine qua non per operare il miracolo. La morte del corpo non è il termine, ma passaggio ("transitus" una introduzione alla pienezza di vita che attende ognuno di noi) e allora perché questa pienezza della rivelazione si attui è necessaria una morte mistica che sia liberazione dai limiti del tempo e dello spazio, dai nostri amori perifierici, dal peccato, da una falsa concezione della vita. Morire alla vita per risorgere a nuova vita. Se siamo risorti con Cristo dobbiamo cercare le verità celesti non quelle terrene, abbandonandoci con fiducia e fede alla Parola di Dio dal nostro aprire gli occhi alla vita fino all'ultimo respiro del nostro corpo. Fra le tante testimonianze piace riportare l'orazione funebre del poeta di colore James Weldon Johnson, "Go down deaht" ossia "Vai giù morte" che è la descrizione della morte che va incontro ad una povera donna morente e la porta attraverso i cieli nelle braccia di Gesù.
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