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6 gennaio 2014
EPIFANIA DEL SIGNORE

Vangelo: Mt 2,1-12

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TESTO Festa di fede.

don Ezio Stermieri  

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Epifania del Signore (06/01/2009)

Vangelo: Mt 2,1-12 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 2,1-12

1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

6E tu, Betlemme, terra di Giuda,

non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda:

da te infatti uscirà un capo

che sarà il pastore del mio popolo, Israele».

7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Festa della Fede, quella di oggi, e dunque festa nostra se la luce che è Gesù nato a Betlemme ci ha raggiunto e la sua Manifestazione come Signore, Dio, uomo ci ha raggiunto e messi in cammino. Perché ogni uomo è chiamato a comprendere la propria realizzazione umana guardando Gesù, a superare legami religiosi magici, superstiziosi per gustare la gioia di un Dio in braccio a sua madre e tutti i popoli devono sapere che il loro destino è nelle mani di Uno più potente della morte, della divisione, dell'odio e dedicarsi a costruire la pace. Il Vangelo evidenzia la dinamica della fede fatta di cammino, di ricerca, di domande che cercano risposta: la risposta al cuore umano che nella scrittura ha scritte le coordinate del piano di Dio: “E tu Betlemme [...] non sei la più piccola, [...] da te uscirà un capo che sarà il pastore”... Fede che non un “quaesivi et non inveni” ma ha la gioia grandissima di un incontro. Vedere, che è la ragione ultima della fede, il bambino con Maria sua Madre, con tutto ciò che comporta di riconoscimento: È lui che cercavo; di adorazione: ora so donde vengo; di offerta: ora la mia vita ha il suo punto di valore e di raccolta. Offerta della dignità, preziosità della vita: l'oro; offerta di quella preghiera, profumo della vita che sale a Dio: l'incenso e offerta dell'umanità nella sua precarietà: la mirra... a Colui che è la nostra salvezza, il nostro Signore, la manifestazione dell'Amore crocifisso. Fede che sempre cambia la vita. È ritorno alla propria continuità ma “per altra strada”, quella che il Signore traccia per noi. Questa fede è la realizzazione del sogno di Isaia. Nella vita di Gesù si manifesta quanto Israele attendeva: un popolo risorto: alzati! Un popolo illuminato, in cammino, un popolo raggiante e che dunque dice con la sua fede in chi credere e sperare; un popolo la cui fede diventa cammino per tutti i popoli di cui i magi sono primizia verso una nuova Gerusalemme punto di partenza per una nuova convivenza tra i Popoli perché Dio stesso traccia le coordinate della Pace. Oggi dunque è festa della fede cristiana perché, ci ripete S. Paolo, siamo noi il nuovo popolo di Dio che in Gesù ha sperimentato la fedeltà di Dio e porta nel cuore la certezza che il Vangelo è la chiamata di tutte le genti a condividere in Gesù Cristo la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della stessa promessa. Certo la luce della Epifania mette in luce i nostro ritardi, la nostra distanza, il cercare poco e poco sperare dal Vangelo, da Cristo la luce per avere futuro, ma se per un istante il nostro credere è pervaso dalla gioia di aver incontrato Cristo avremo compreso la nostra vocazione e ragion d'essere: portatori della gioia.

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