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17 marzo 2013
V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

Vangelo: Gv 8,1-11

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   Aprirò nel deserto una strada

mons. Antonio Riboldi

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V Domenica di Quaresima (Anno C) (29/03/1998)

Vangelo: Gv 8,1-11 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

In questi giorni si avverte che ci avviciniamo al grande avvenimento cristiano della Pasqua, ossia della Resurrezione di Gesù che apre la strada alla nostra resurrezione. L'austera liturgia della Chiesa, improntata alla serietà dell'avvenimento di un Dio che ci ama fino a dare la vita con la passione e morte del Figlio Gesù, non può non suscitare la sensibilità dell'anima ed esortare a interrogarsi sulla serietà della nostra vita e quindi sulla verità profonda del suo senso.

Ogni giorno si rincorrono tanti fatti così sconvolgenti che sembra di essere di fronte ad un uomo che non ha più confini nel suo delirio. Alcuni fatti poi sono talmente drammatici da fare dire a tanta gente: "Non si può andare avanti così. Bisogna cambiare rotta alla vita, se non vogliamo naufragare".

Attualmente pare che il grande discorso che si crede possa cambiare il corso della storia sia solo il discorso economico, ossia l'ingresso dell'Italia nell'Europa, o meglio nell'Euro, che è poi la moneta europea. Un traguardo - come dicevo in una trasmissione televisiva - che, fondato solo sulla moneta e quindi sui calcoli di economia rischia di ricreare 'la divina commedia di Dante': pochi ricchi nel 'paradiso delle ricchezze materialì, tanti nel purgatorio (come anche afferma il dott. Fazio della Banca d'Italia) in possesso almeno di una occupazione stabile e quindi una rendita sufficiente per esistere degnamente, ma tanti, tantissimi nell'inferno della disoccupazione e della emarginazione. E questo non è certamente un futuro roseo o il cambiamento sognato da tutti.

Il clima pasquale che stiamo vivendo ci invita a mettere ordine nella nostra vita, un ordine che non è solo basato sulla giustizia umana, ma sul confronto diretto con Dio che è l'origine di ogni 'ordine della coscienza umana'. Non è solo un 'ordiné che potrebbe apparire una fredda regola di giustizia o moralità, ma è la vera natura della felicità di tutti e la sorgente di ogni rapporto comune che crea civiltà di amore.

Dobbiamo avere il coraggio di 'tracciare vie nuove', che siano poi la riscoperta della sola Via possibile, Gesù. Ed è non solo possibile, ma doveroso. Mi sono sempre piaciute le parole che Dio dice al Profeta Isaìa "Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa...Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi" (Is. 43,16-21).

Dopo la celebrazione delle Cresime qualche volta si usa, da parte dei Cresimandi, donare al vescovo un ricordo personale. Un giovane, avendo saputo che non avevo mai pensato a darmi uno 'stemma' che qualificasse il mio programma pastorale di vescovo, me ne disegnò uno che secondo lui era 'ciò che il suo vescovo stava facendo'. Nello stemma è dipinto come base un deserto, al centro una colomba traccia un sentiero e, sotto, la scritta "Aprirò nel deserto una strada". Lo conservo gelosamente come segno della mia opera pastorale. Ma è ciò che sta facendo Dio in questo tempo di preparazione alla Pasqua ed al Giubileo del 2000.

Un cambiamento radicale nasce dal riconoscimento, senza ipocrisie o veli, della verità, bontà e salute del nostro cuore, nel quale nascono e si nascondono il nostro bene ed il nostro male. Ci direbbe il profeta Ezechiele: "Crea in me o Dio un cuore nuovo".

Ed è stupenda la storia narrata dal Vangelo di oggi della 'adultera colta in fragrante adulterio', reato che la legge ebraica puniva con la lapidazione. La portano a Gesù per 'metterLo alla prova' (ma che malizia del cuore!) e lasciano a Lui l'ultima parola di condanna o assoluzione, rischiando di mettersi contro la legge o contro il popolo che Lo voleva buono.

Sappiamo tutti come Gesù prese un atteggiamento di totale distacco dal giudizio degli uomini e dalla loro voglia di punire, cose che non generano cambiamenti radicali. Si chinò e scrisse per terra dopo averlo detto: "Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra". Se ne andarono tutti e Gesù rimasto solo, Lui il Santo, non scagliò pietre o condanne, ma invitò alla totale conversione con il perdono: "Donna, neanch'io ti condanno: va e d'ora in poi non peccare più". (Gv. 8,1-11)

Come vorremmo incontrarci tutti con Gesù che non si lascia prendere la mano dai giudizi umani, ma sa fare silenzio sulle nostre miserie e poi pulirle, con quel "Va e d'ora in poi non peccare più". Questo davvero è il solo modo di 'aprire strade nel deserto', che forse è anche in noi.

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