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26 febbraio 2012
I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

Vangelo: Mc 1,12-15

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   Un Dio tentato

don Maurizio Prandi

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I Domenica di Quaresima (Anno B) (01/03/2009)

Vangelo: Mc 1,12-15 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

L’ascolto domenicale nel tempo di Quaresima comincia sempre con il porre al centro Gesù tentato nel deserto. Cercando quindi di seguire il percorso che domenica scorsa vi indicavo, la nostra ricerca del Volto giunge già ad un primo, sorprendente ed importante traguardo: Gesù ci rivela il volto di un Dio tentato. E’ lo Spirito (sceso da poco su di lui al fiume Giordano), che non semplicemente sospinge, ma addirittura caccia, getta, butta Gesù nel deserto; si potrebbe dire che lo Spirito costringe, obbliga Gesù a fare l’esperienza non solo del deserto, ma di tutte le altezze e gli abissi dell’essere umano.

Guardando al vangelo di Marco che ascoltiamo quest’anno notiamo che il suo racconto è molto asciutto, essenziale, rispetto a Matteo e Luca. Se non si parla diffusamente delle tentazioni viene da dire che è perché per Marco Gesù è un vincitore facile o che questa sia stata un’esperienza non tra le più importanti. Io invece credo che l’evangelista abbia voluto presentarci l’esperienza della tentazione come vissuta da Gesù nel modo più largo e completo possibile, quasi per non ridurre a tre le tentazioni subite da Gesù. Emergeranno, le tentazioni, nel corso della narrazione della vita di Gesù, che sarà tutta una tentazione. Che cosa è il segreto messianico se non la risposta di Gesù alla tentazione di anticipare la gloria senza passare attraverso il cammino che ogni uomo fa: fatica, dolore, incomprensione, dubbio.

E’ chiaro, e lo ribadisco, che se nel Battesimo abbiamo contemplato un Dio che decide di avviarsi sul cammino della solidarietà con gli uomini, oggi troviamo un Dio che non si tira indietro e decide di sperimentarne anche le difficoltà e le lotte. Bella anche la comprensione nuova dello Spirito con la quale siamo chiamati a confrontarci, questo Spirito che oggi ci chiama, insieme a Gesù, ad uscire dalle nostre sicurezze e dai nostri appoggi. Bisogna lasciare ciò che è garantito e stabilito, perché lo Spirito è una forza che ci tira fuori da noi stessi e dalle nostre strutture (Silvano Fausti).

Mi soffermo allora sulla parola tentazione per condividere con voi un bel lavoro (secondo me), che questa estate abbiamo fatto con i ragazzi delle superiori al campo scuola quando ci siamo detti che la strada della tentazione è un percorso importante che ti si propone innanzi alla vita.

Credo che le tentazioni siano le varie crisi nelle quali ci dibattiamo: la disperazione e la sfiducia, le seduzioni e le attrattive che possono portarci lontano da Dio, dalla fede in Lui, dalle nostre capacità di amare e di voler bene. Allora per me, proprio perché è legata alle crisi, tentazione è una parola che faccio fatica ad ammettere e a riconoscere. Tentazione è qualcosa di cui istintivamente non amo parlare. Forse perché tentazione mi ricorda tutte le volte che sono stato sconfitto nella vita. Avevo un’idea e mi sono fermato prima. Avevo un’intuizione buona e di bene e non sono riuscito a realizzarla. Avevo la possibilità di una scelta coraggiosa e significativa e non l’ho colta. Tentazione mi rimanda a tutte le volte che ho perso un’opportunità.

Allo stesso tempo però, rispetto alla tentazione, penso che non sia una parola così negativa, proprio per quanto ho detto ora; ad un momento di crisi è legata spesso una situazione di decisione ed ecco che a questa parola, sempre giudicata così negativamente, possiamo scrivere le parole “coscienza, libertà, responsabilità, fede”. Ecco che si può provare ad ascoltare questa parola al di là di un giudizio morale.

Quest’approccio alla tentazione lo suggerisce proprio il brano di vangelo che abbiamo ascoltato. Dove si dice innanzitutto che è “lo Spirito che porta Gesù ad essere tentato”. Perché lo Spirito non lo protegge? Perché lo Spirito non risparmia a Gesù la fatica e il pericolo della tentazione? Tornando su quello che dicevo prima, forse questo Spirito ci preoccupa un poco perché è fuori o meglio contro i nostri schemi religiosi. Se proprio ci ritroviamo a pregare lo Spirito, è perché ci cavi fuori da situazioni di difficoltà e di prova, ma qui è diverso: lo Spirito non cava fuori Gesù dalla difficoltà. Forse perché “tentazione”, ancora prima di essere una parola negativa o positiva, è un’esperienza inevitabile della vita. Nessuna persona, nemmeno Gesù, può evitare che la propria vita passi attraverso un cammino che è tentazione. Per tutti, e forse sempre, c’è un tempo in cui la vita è cammino della tentazione. Faccio un passo in avanti e tento di capire che cosa ha significato per Gesù quest’esperienza perché può aiutare a riflettere su di noi. Mi sembra evidente che per Gesù, essere tentato, ha significato decidere chi essere nella vita.

Questa è la tentazione: un momento di straordinaria importanza nel quale la vita ti chiede di decidere chi vuoi essere. Momento dove nel concreto di una situazione, di una scelta, di un pensiero, di un’idea, giochi te stesso. E ti puoi giocare bene, oppure ti puoi giocare in modo sbagliato. Ti puoi giocare in modo autentico e vero, o ti puoi giocare perdendo qualcosa di prezioso di te. Tentazione è il momento nel quale decidi chi essere o chi non essere.

Tutto questo è molto legato al tema della libertà: siamo liberi, e allora la vita non può che essere una serie di tanti momenti di tentazione, dove liberamente scegliamo come giocarla. Liberamente possiamo scegliere di giocarcela bene, ma possiamo anche scegliere di giocarcela in modo sbagliato.

Che il tempo di Quaresima, nel quale ci mettiamo alla ricerca del volto di Dio, possa esser un tempo nel quale sempre, giorno dopo giorno, ci chiediamo chi vogliamo essere. Lo Spirito che porta Gesù nel deserto a vivere in stretto contatto con questa domanda nel cuore: “chi vuoi essere nella vita?” conduca lì anche noi, perché anche noi possiamo scegliere di essere figli, adulti nella fede, solidali con ogni uomo e donna del nostro tempo.

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