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15 gennaio 2012
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Vangelo: Gv 1,35-42

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TESTO Venite e vedete

mons. Antonio Riboldi

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (18/01/2009)

Vangelo: Gv 1,35-42 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 1,35-42

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Non è nello stile di Dio usare troppe parole, per esprimere CHI DAVVERO É ed INDICARE LA SUA VOLONTÀ, che forma il nostro DNA di figli.

Lui sa che cosa è bene per noi. Lui sa che la nostra felicità e 'realizzazioné è nell'amore, il Suo amore. E a tutto questo ci educa, ci fa partecipare, 'invitandoci', con le parole che un giorno rivolse ai due discepoli che gli chiedevano: 'Signore, dove abiti?'. 'Venite e vedete'.

D'altra parte possiamo forse mettere in dubbio che Lui conosca bene quello che siamo e la ragione perché ci siamo? Lui solo sa comprendere la nostra debolezza, il timore di ascoltare il Suo invito, ma sa anche che in questo invito c'è tutto il Suo amore, che vuole essere ricambiata

C'è nella prima lettura di oggi l'esempio di Samuele, con la sua meravigliosa prontezza verso Dio. “In quei giorni, Samuele era coricato nel tempio del Signore, dove si trovava l'arca di Dio. Allora il Signore chiamò: Samuele! e quegli rispose: Eccomi, poi corse da Eli e gli disse: Mi hai chiamato, eccomi!: Eli rispose: No, non ti ho chiamato, torna a dormire! Ma il Signore chiamò di nuovo: Samuele: Samuele corse di nuovo da Eli dicendo: Eccomi!, ma Eli rispose di nuovo: Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!

In realtà fino allora Samuele non aveva ancora conosciuto il Signore; né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: Samuele!: Questi si alzò di nuovo e corse da Eli dicendo: Signore, mi hai chiamato, eccomi! Allora Eli capì che il Signore chiamava il giovinetto. Eli disse a Samuele: Vattene a dormire e se ti chiamerà ancora dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta. Samuele andò a coricarsi al suo posto. Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: Samuele, Samuele. Samuele rispose subito: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”.

E’ questo un meraviglioso racconto di vita: un giovane, chiamato da Dio, generoso nella prontezza della risposta, viene a sapere ciò che Dio vuole da lui e si fida. "Samuele acquistò autorità, poiché il Signore era presso di lui; né lasciò andare a vuoto una sola parola" (1 Sam. 4, 3-10).

Ha davvero dell'incredibile la decisione ferma di questo giovane, che da adulto diventerà il grande profeta, che ha aperto le strade di Dio verso gli uomini.

Nel racconto è ancora un giovinetto, dato dalla mamma, per il servizio al tempio: un servizio che chiaramente adempiva con sollecitudine, come appare nel racconto.

Dio, che traccia il nostro cammino, chissà quante volte ci ha chiamato, a volte tramite persone sacre o eventi! In quanti modi Dio si nasconde 'dietrò i fatti, ma sempre e solo per invitarci a seguirLo. Quante volte io stesso mi sono sentito chiedere dai giovani, chi mi ha chiamato o invitato ad essere religioso, parroco, vescovo.

Da piccolo Dio ‘si servì’ proprio di un vescovo. Ero chierichetto e inaspettatamente il mio vescovo mi chiese se non mi sarebbe piaciuto essere prete. Poi fu tutto un intrecciarsi di persone, situazioni e fu l'obbedienza a fare strada...

È sempre stata 'curiosità' di tanti adolescenti o giovani, chiedere le ragioni delle scelte fatte.

‘Chi ti ha chiamato?’. Soprattutto quando si raggiunge una 'certa celebrità'. È forse quasi un desiderio nascosto di poter così conoscere e interpretare meglio la propria strada. Per me era solo, come per Samuele, dire al Signore: 'Eccomi, parla il tuo servo ti ascolta!’, anche se a volte era difficile dire di sì.

La stessa domanda, un giorno, la fecero a Madre Teresa di Calcutta, la donna più umile e buona, che ho avuto la gioia di conoscere e con cui ho avuto modo di dialogare. Quanta bellezza, che si esternava come luce divina, nella carità verso tutti, in particolare verso gli ultimi.

Eravamo insieme ad una grande assemblea di giovani. Ad un certo punto una giovane commossa le disse: 'Mi piacerebbe tanto venire a stare con lei'. Come è nel Vangelo di oggi con Gesù. La Madre rispose: 'II bello della mia vita è stare con Gesù, ma la sua amicizia è difficile, come tutte le vere grandi amicizie, soprattutto con Dio che ama ed invita ad entrare nel Suo amore. Un invito che, se visto con gli occhi del cuore, è il più desiderabile. Da chi infatti si può essere più e meglio amati, se non da Dio? È già un grande dono sapere di essere chiamate ad entrare nella sua privilegiata amicizia. Che poi questa amicizia, umanamente, sia fantastica, no. E' un linguaggio sconosciuto ad un mondo che ama 'altrò, che poi non è amore, ma solo un tentativo di coprire le nostre anime. La verità è che 'il fantasticò di Dio è la croce, su cui consumarsi giorno e notte, lo spettacolo più bello che l'Amore abbia allestito sulla scena dell'umanità. Ora, ci stai a venire con me?'.

‘Stranamente’ la ragazza non spense il desiderio che si era acceso ed era visibile nei suoi occhi: Mentre scrivo quella ragazza, divenuta donna, sta sperimentando nella sua consacrazione al Signore, la bellezza ineguagliabile e la straordinaria, seppur 'difficile' amicizia di Gesù.

Il Vangelo di oggi, con la semplicità di Giovanni, racconta il primo incontro con Gesù, proprio di coloro che diverranno i Suoi insostituibili, preziosi amici, gli Apostoli.
La loro chiamata?... poche parole, come con Samuele.

"Il giorno dopo, Giovanni (il Battista) stava ancora là con due suoi discepoli e, fissando gli occhi su Gesù che passava, disse: Ecco l'agnello di Dio! I due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che Lo seguivano, disse: Chi cercate? Gli risposero: Rabbì (che significa Maestro), dove abiti? Disse loro: Venite e vedete.

Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui: erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due, che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: Abbiamo trovato il Messia, che significa il Cristo, e lo condusse da Gesù.

Gesù, fissando lo sguardo su di lui disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa (che significa Pietro)" (Gv 1, 35-42).
Cosa avranno visto di straordinario? Cosa avranno sentito?

Certamente nulla di quanto la fantasia, in cerca di eventi da 'favola', continua a costruire.

Sappiamo che Gesù non aveva nulla di 'attraente secondo il mondo': né posizione sociale, né potere, né ricchezza, tranne la 'divinità' della Sua persona, ma che non 'appariva', non faceva spettacolo. Abitava quasi certamente nei luoghi più semplici e disparati, o nel deserto o presso amici, a volte addirittura all'aperto.

La sua vita era sobria ed essenziale, in cui dominava la semplicità e il sacrificio.

Non offriva certamente miraggi di onori, ma la durezza del servizio per fare posto all'amore.

Eppure accanto a Lui i discepoli trovarono la bellezza di stare con Uno che, nelle parole e nella vita aveva tutto quello che un cuore sincero, in cerca di verità e di Dio, poteva desiderare. Veramente Gesù - ieri e oggi - è il tutto per l'uomo e dell'uomo.

Una delle preghiere più belle della Bibbia è: 'Signore, mostraci il Tuo volto!’.

E Mosè cosi pregava: 'Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, fammi vedere il Tuo Volto'. Sicuramente i discepoli, che andarono a trovare e scelsero di 'stare' con Gesù, intravidero in Lui 'il Volto del Padre' e ne furono affascinati.

Pietro lascia tutto e segue il Maestro, perché Gesù, rivolgendosi a lui, personalmente, afferma: Tu sei Simone, figlio di Giovanni. Ti chiamerai Cefa', che vuol dire Pietrò.

Le chiamate di Dio, tutte, da quelle rivolte ad ogni cristiano, a quelle particolari alla vita consacrata o sacerdotale, hanno in comune questa attrazione che l'Amore e la Bellezza di Gesù esercitano: Venite e vedete.

Ma occorrono occhi, che non siano offuscati dalle tante vanità del mondo o della superbia e un cuore pieno di desiderio del vero, del bello, che si trova e si realizza stando con Gesù e fa essere pronti a rispondere alla Sua voce, come Samuele: 'Eccomi!'.

È davvero così bello 'stare con Gesù'? Chi di noi ha sperimentato questa bellezza ne è testimone. Come quella giovane che così mi scrive dal suo eremo, il giorno che dà l'addio al mondo per 'stare con Gesù' per sempre, con la consacrazione religiosa:

‘Dopo che l'Amen è stato pronunciato, adesso è rimasto solo l'Alleluja. La Chiesa ha accettato la mia consacrazione, la comunità che ho scelto mi ha accolta e l'Onnipotente si è fatto il mio tutto. È mistero insondabile. La gioia e la riconoscenza sono profonde e incontenibili. Però Gesù ha dato tutto, anche la vita, per amore e io sento la mia debolezza. Non resta che fidarmi, dando tutto, sentendo che Gesù mi chiede quanto disse ai discepoli: “Venite e vedete”.

Davanti a questa splendida testimonianza di chi ha scelto di 'stare e vedere Gesù', viene a galla tutta la nostra fragilità, ma anche il 'desiderio', che Lui ha posto nei nostro cuore, e sorge spontanea la preghiera di un 'cosiddetto' ateo:

“Ti supplico, mio Dio, cerca di esistere almeno un poco per me.
Apri su di me i Tuoi occhi e Ti veda, Ti supplico.

Non avrai altro da fare che questo, seguire ciò che mi succede:

è ben poca cosa, o Signore, ma Tu sforzati di vedere, te ne prego.
Vivere senza testimoni, quale inferno!
Per questo, sforzando la mia voce, io grido, io urlo:

Padre mio, ti supplico, - e piango - esisti e mostrati!”.

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