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XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Vangelo: Mt 22,1-14

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Commento su Matteo 22,1-14
padre Paul Devreux

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XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (12/10/2008)
Vangelo: Mt 22,1-14   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Mt 22,1-14)

Anche oggi Gesù parla ai sacerdoti e anziani, sapendo che hanno già deciso di condannarlo. Parla del Regno dei cieli come di un banchetto di nozze organizzato da un re per suo figlio, che è Gesù stesso. I servi sono i profeti e poi gli apostoli e tutti quelli che annunciano il vangelo. Quelli che rifiutano l’invito sono tutti quelli che non ne hanno bisogno.

Quelli che insultano e uccidono i servi sono un mistero, perché quelli si limitavano a diffondere una buona notizia, perché ucciderli? Pertanto il re si arrabbia e punisce. Questo a noi stupisce, ma bisogna tenere conto del fatto che il nostro evangelizzatore Matteo scrive dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani negli anni 70 d.C. che agli occhi suoi sembrava un castigo di Dio.

Fatto sta che il re non si arrende e manda altri servi questa volta per una chiamata universale alla sua festa, buoni e cattivi, e così riempie la sala. Poi viene anche lui per vedere gli invitati e fare festa con loro, ma vistone uno che è entrato senza l’abito nuziale, si arrabbia un’altra volta e lo caccia fuori. Anche questo ci stupisce e ci viene spontaneo prendere le difese di quell’uomo, perché pensiamo che sia un povero punito ingiustamente dal ricco. Ricordiamoci però che Gesù sta parlando del Padre infinitamente buono, pronto a dare anche suo figlio per salvare quell’uomo; allora perché si arrabbia?

Anzitutto diciamo che chi preparava un banchetto nuziale a quei tempi preparava anche un guardaroba che era a disposizione degli invitati più poveri o che avevano dovuto affrontare un lungo viaggio, per cui se uno non se lo mette è chiaramente una provocazione.

Secondo: vediamo che il re, prima di arrabbiarsi, gli va incontro e lo chiama amico, manifestando il desiderio di provare a capirlo e ad aiutarlo, ma quello non risponde! Anche questo è una violenza e un segno di rifiuto, sfiducia e d’inimicizia nei confronti di questo re che a questo punto ha le mani legate e non gli rimane che di buttarlo fuori dove sperimenterà le conseguenze del suo comportamento. Tante volte bisogna fare così perché uno si decida a lasciarsi aiutare.

Possiamo concludere che in questa parabola c’è una buona notizia e un ammonimento: la buona notizia è che Dio invita tutti alla sua festa, l’ammonimento è che per entrarci bisogna mettere l’abito giusto, che può essere il camice bianco del nostro battesimo, l’abito puro di chi si fida di lui, o l’abito da lavoro, con il quale abbiamo servito i nostri fratelli.

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti, dice Gesù.

Signore Gesù, abbi pietà di noi e donaci di crescere nella fede, speranza e carità, che sono l’abito cristiano.

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